VIDEO- Morte Magherini: Le Iene svelano particolari inquietanti

Magherini

La morte di Riccardo Magherini, il quarantenne fiorentino deceduto durante un fermo dei carabinieri il 3 marzo del 2014 per asfissia, rimane un mistero. Anzi, emergono, a distanza di un anno, nuovi sconcertanti elementi.

“Le Iene”, hanno mandato in onda **CLICCA QUI PER VEDERE IL VIDEO** un’inchiesta di grandissima qualità giornalistica, che ha ripercorso gli ultimi drammatici attimi della vita del “Maghero”.

Soffermandosi su, almeno, 25 minuti poco chiari di quella notte. Testimonianze ritrattate, telecamere in pieno centro che non hanno ripreso nulla, ciondoli spariti e poi una frase, pronunciata da Magherini, che non può certamente passare inosservata: “Mi vogliono ammazzare, gli ho scopato la moglie”.

Tutti particolari agghiaccianti. Sembra che qualcuno sappia, ma non voglia parlare. Per paura di ripercussioni? Per proteggere qualcuno? Per coprirlo? Non si sa, ma la cosa certa è che sulla morte di Riccardo Magherini sono moltissime le ombre.

Partiamo dalle rivelazioni certe e incontestabili, ovvero i calci al torace sferrati dai carabinieri a Magherini mentre era a terra, inerme, con la faccia rivolta sull’asfalto e ammanettato. C’è un video che testimonia l’accaduto e ci sono persone che, affacciate alla finestra, hanno ripreso tutto. Motivo per il quale quattro carabinieri sono stati rinviati a giudizio con l’accusa di omicidio colposo.

Inutile, quella notte, il tentativo del medico del 118 di rianimare l’uomo e sono interessanti anche le registrazioni dei soccorritori mentre comunica con la centrale, dove si sente chiaramente che il ragazzo era privo di conoscenza e in stato di arresto cardiocircolatorio, quindi in contrapposizione a quanto detto dai carabinieri e cioè che Magherini era pericoloso e aggressivo. Questa è la prima anomalia. Nulla però in confronto a quello che si scopre andando avanti e vedendo il servizio.

Con l’aiuto del giornalista fiorentino Matteo Calì ed il fratello della vittima, Andrea, “la Iena” Mauro Casciari arriva sulle tracce della direttrice del bar in cui Magherini sembra aver passato parte di quella serata poi finita in tragedia. La diretta interessata però non vuole rilasciare nessuna dichiarazione e la sua versione data in precedenza ai carabinieri (e scritta negli atti) è clamorosamente cambiata: “Non dico nulla, quella sera nemmeno lavoravo”. Poi, un’altra ragazza, la titolare del locale, confida a Calì che se vuole scoprire la verità deve concentrarsi su ciondolo (successivamente ritratta anche lei) che Magherini aveva al collo la sera che è morto. Peccato però che, tra gli affetti personali, non venne restituito alla famiglia. Come se non fosse mai esistito. Di chi era? Chi glielo aveva regalato? E, soprattutto, chi glielo ha tolto?

Infine, il presentimento che dietro a questa morte ci sia una donna. Una donna di qualcuno però, non la sua e che quindi Magherini possa aver potuto fare uno sgarbo a qualcuno. “Aiuto, mi vogliono ammazzare, gli ho scopato la donna”, una delle ultime frasi pronunciate dalla vittima prima del decesso.

Non sia mai che quel ciondolo glielo abbia regalato propria la ragazza con la quale “Maghero” afferma di esserci stato a letto? Perché non c’è nessuna immagine che lo immortali quella notte? Eppure si è tutto svolto in pieno centro, dove le telecamere sono ovunque, dove c’è un hotel, il Consolato americano, il Comune di Firenze ed anche la Dia. Possibile che nessun filmato sia stato consegnata alla Procura?

Il compito di far luce su questa oscura vicenda spetta alla magistratura. Di sicuro le anomalie non sono poche e, dai particolari emersi, sembra che sia un vero e proprio giallo da risolvere.

 

 

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