Crisi italiana: i dati del disastro

La crisi sta annientando il nostro Paese. Nulla di nuovo è vero, ma, leggendo il rapporto Eurispes del 2015, c’è da mettersi le mani nei capelli. “Carta canta” e allora, facciamoci un po’del male.

Partiamo subito dal dato più allarmante: il 47% degli italiani non arriva a fine mese, una percentuale che è aumentata del 16,4% rispetto al 2014. Più del 70% vorrebbe l’uscita dall’Euro.
Sempre più sfiducia nella propria terra, tanto che il 45% della popolazione (o almeno di quelli che hanno risposto al sondaggio) vuole trasferirsi all’estero perché non vede futuro in Italia. Dati che, appunto, sembrano una conferma del fatto che oggi le condizioni di vita nel nostro Paese sono molto più difficili che in passato. Ed i cittadini hanno iniziato a valutare l’opportunità di trasferirsi.
Andando avanti nello scorrere il rapporto, si riscontra come sia diminuito il potere d’acquisto degli italiani. Addirittura del 71%. Dall’inchiesta emerge infatti che l’82% dei cittadini ha ridotto le risorse per i regali, l’80,8% ha tagliato sui pasti fuori casa, il 74,7% ha tagliato le spese per viaggi e vacanze, l’80,1% ha ridotto quelle per articoli tecnologici (+8,5%).
Basta così? Non se ne parla, perché poi vanno fatto i conti con un ulteriore dato scoraggiante: l’abbandono degli studi. I giovani italiani, vista la crisi, preferiscono lasciare scuola e università per mettersi subito a lavorare (l’11%). Il rapporto Eurispes sottolinea però come questo “non sia consono ad uno Stato avanzato”. Peggio di noi soltanto Spagna e Portogallo, Malta e Romania.
Infine, per andare di male in peggio, basta leggere il numero impressionante di commercianti coinvolti in rapporti di usura (almeno 200 Mila).
Inoltre, poiché ciascuno si indebita con più strozzini vista la situazione tragica del nostro paese, le posizioni debitorie sono oltre 600 mila e in almeno 70 mila casi il debito è stato contratto con associazioni per delinquere di stampo mafioso finalizzate all’usura.
Un quadro impossibile da commentare, che lascia perplessi e delusi anche i più ottimisti.
Uscire da questo marciume è d’obbligo ma non è cosa semplice.
Spetta ai politici, in primis, cercare di risollevare il paese. Ci riusciranno?
Quando? Dove? Ma, soprattutto, chi?

Articoli correlati

*

Top