Rai: (davvero) di tutto, di più

Valerio Fiorespino e Luigi Gubitosi

Nonostante la devozione del “Fiorespino spiritoso” la vicenda di Chiara Galvagni, del marito Raveggi e della figlia Veronica non fa per niente ridere. Un conflitto di interessi grande quanto una casa – Bugie dalle gambe cortissime – Un appoggio incondizionato da parte dei vertici – Intercettazioni della Polizia – Gli ingredienti per un appassionante giallo ci sono tutti – Come andrà a finire?

La denunzia presentata dal sig. Piero Di Lorenzo nei confronti dei sigg.ri Raveggi e Galvagni è stata archiviata con ordinanza GIP Tribunale di Roma in data 23.03.2015 per insostenibilità dell’accusa in giudizio, a seguito di relativa richiesta 16.07.2014 della Procura”

Ricapitolando per chi si fosse perso la prima puntata di questa avvincente saga all’interno degli uffici di Mamma Rai: la potente Chiara Galvagni, (non si sa ancora per quanto) capostruttura delle Risorse Televisive è stata denunciata da Piero Di Lorenzo per il mastodontico conflitto d’interessi della signora che trattava con la figlia Veronica Corno vicedirettore dell’agenzia “Parole e Dintorni”, e del marito Giampiero Raveggi, parcheggiato a 128.740 euro l’anno nella società Endemol di Paolo Bassetti per la quale la stessa Galvagni è controparte contrattuale attiva tuttora.

Tuttavia, la signora Galvagni ha ricevuto l’appoggio incondizionato del prode Valerio Fiorespino, responsabile delle risorse umane, che non solo ha confermato la falsa dichiarazione resa dalla signora sul ruolo ricoperto dalla figlia, ma ha messo il suo timbro anche sulla seconda dichiarazione della Galvagni sul fatto che l’agenzia non si occupa di management di artisti, ma «esclusivamente di relazioni con la stampa». L’affermazione è vera. Quindi tutto regolare: la madre non ha competenza sul lavoro promozionale della figlia. Anzi. Era talmente lontana dalla questione che «neanche sapeva che la figlia, da stagista, era diventata vicedirettore».

Noi restiamo perplessi. Ma Luigi Gubitosi non ha dubbi: metterebbe la mano sul fuoco, certo com’è dell’integrità e del rigore morale della Galvagni. Senonché, il 15 aprile 2013, alle 16 e 35, viene intercettata una telefonata tra madre e figlia. E la polizia annota che «la telefonata consente di dare il giusto valore alla Galvagni nell’ambito familiare e professionale, perché sua figlia Veronica, al fine di cautelarsi nel prossimo futuro professionale, fa comprendere alla madre la necessità di prodigarsi verso tale Sabina (Sabina Gregoretti, produttore esecutivo della società “Fascino P.g.t.”) al fine di ottenere un eventuale rapporto collaborativo, poiché, verosimilmente la predetta Sabina potrebbe essere un tramite per raggiungere un potenziale obiettivo indispensabile per Veronica».

Il verbale della Polizia svela interessanti dettagli: la Galvagni chiama la figlia Veronica e le chiede se ha visto il messaggio che ha inviato a Sabina. Veronica dice di sì e precisa che è stata molto carina. La Galvagni dice di essere stata chiamata quella stessa mattina, ma non avendo riconosciuto il numero non ha risposto. Poi nel pomeriggio le ha inviato un messaggio e che comunque la chiamerà. Veronica dice alla madre che deve chiamare, «che si deve prodigare» anche se le ha inviato un messaggio, «perché prodigarsi non fa mai male». La Galvagni le dà ragione, ma precisa che «lei non ha bisogno perché ha fatto tutto da sola».

Veronica le precisa che se la madre si prodiga «lei è più serena». Veronica poi chiede alla madre un riferimento di “Quelli del Calcio” per una proposta. E la madre le da il numero di cellulare del produttore Alberto Manca e quello di Silvia Vigevani che si occupa del casting. A fine conversazione la Galvagni chiede a Veronica se hanno chiesto l’appuntamento con il direttore; alla risposta negativa la madre risponde che lei le avrebbe preso un appuntamento. Poi le due donne si salutano.

Ma la Galvagni non è la stessa che ha giurato che, per quattro anni, non era riuscita ad informarsi su quale fosse il ruolo della figlia all’interno dell’agenzia “Parole e dintorni”? Non aveva detto di essere convinta che facesse ancora l’impiegata e di non sapere nulla della sua “promozione” a vicedirettore? È difficile credere a queste assurdità. Eppure Luigi Gubitosi, che non è certamente un cretino, mostra di averci creduto. E lo dimostra il fatto che la Galvagni è sempre al suo posto e il suo potere è intatto. Perché il grande moralizzatore non l’ha rimossa dal suo incarico, essendo venuto a conoscenza prima di ogni altro di questi squallidi episodi?Se non risponde è autorizzato ogni sospetto.

Anche perché la trama si infittisce. Oltre la madre e la figlia, adesso entra in scena anche il marito: Giampiero Raveggi, marito della Galvagni, nel libro paga della Endemol per 128.740 euro l’anno. Un po’ tanti.

La signora all’Internal Auditing ha risposto che il «marito ha iniziato la collaborazione con Endemol il 1° Settembre 2010 e noi ci siamo sposati il 9 Settembre 2011» quindi non è vero che il reclutamento da parte di Endemol avvenga a pochi mesi dal suo matrimonio.

E noi ingenuamente immaginiamo che se il Raveggi, la sera, a casa, cerca di parlare dei contratti Endemol alla moglie lei lo schiaffeggia. La sua indipendenza di giudizio ed il suo rigore morale sono testimoniati inequivocabilmente dalla telefonata con la figlia. Per il grande moralizzatore Luigi don Abbondio Gubitosi è tutto in regola? La Galvagni non si tocca. E noi ci chiediamo sempre: Perché? Chi glielo chiede o glielo suggerisce? Perché Gubitosi rischia tanto per la signora?

Valerio Fiorespino poi è un altro film: nessuno gli ha mai spiegato che la Galvagni seguiva da qualche anno Giampiero Raveggi, con cui era fi- danzata, addirittura nelle registrazioni dei programmi stazionando per ore nel camerino dell’amato (come possono confermare schiere di autori, programmisti e registi). Per tornare in sé, forse, dovrà attendere che il clima omertoso, vischioso e intimidatorio che vige alla Rai venga bonificato da qualcuno con un po’ di coraggio, di senso etico e di capacità in più di don Abbondio Gubitosi.

Ma evidentemente il direttore generale è riuscito ad asservire alle sue strategie anche Valerio Fiorespino che una volta era considerato uno competente, lavoratore e fuori dai giochi di potere. Che peccato! Per una promozione a volte si vende l’anima al diavolo. Ma fosse almeno un diavolo di prim’ordine.

 

 

 

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