Che bel teatrino madama Galvagni

Chiara Galvagni, Rai
Chiara Galvagni

Meriterebbe l’Oscar per la migliore interpretazione della “finta tonta” in un film: comico nella gestione della vicenda; tragico perché in Rai regna sovrana l’omertà.

La denunzia presentata dal sig. Piero Di Lorenzo nei confronti dei sigg.ri Raveggi e Galvagni è stata archiviata con ordinanza GIP Tribunale di Roma in data 23.03.2015 per insostenibilità dell’accusa in giudizio, a seguito di relativa richiesta 16.07.2014 della Procura”

Dopo che la Galvagni aveva fatto finta di non sapere quale fosse il vero ruolo della figlia all’interno della società “Parole e dintorni”, forte dell’appoggio incondizionato di Valerio Fiorespino che l’ha difesa a spada tratta, sono emersi ulteriori dettagli nella vicenda che aiutano a fare interessanti, seppure amare, considerazioni.

Come già abbondantemente chiarito, il pavido Fiorespino, per anni capo della Galvagni, rivelando una vena spiritosa insospettabile, dichiarava all’Internal Auditing Rai che la figlia della Galvagni, lungi dall’essere vicedirettore della società era solo un’umile impiegata, poco più di una stagista. E inoltre, l’agenzia in questione «si occupa esclusivamente di relazioni con la stampa e non di management di artisti».

La cosa è molto divertente perché al rigo successivo l’Internal Auditing smentisce entrambi i dichiaranti affermando che nella banca dati Rai è scritto che Veronica Corno, figlia della Galvagni, risulta vicedirettore dell’agenzia “Parole e Dintorni” e invita la Direzione generale a vigilare sul conflitto d’interesse. Ma la cosa veramente esilarante accade dopo un po’ di tempo: dopo aver dichiarato il falso all’Internal Auditing Rai nel novembre 2012, la Galvagni capisce che la cosa sta diventando seria quando il 25 maggio 2013 “Il Fatto Quotidiano” pubblica un articolo in cui dà notizia delle indagini aperte dalla Procura.

È allora che comincia a preoccuparsi: una cosa è dichiarare il falso (supportata da Valerio Fiorespino) all’Internal Auditing e a una serie di altri colleghi e direttori compiacenti o ruffiani o complici. Ben altra cosa è dichiarare il falso dinnanzi a un magistrato. C’è da farsi venire un’idea geniale. Ecco quindi che la potente capostruttura delle risorse televisive quel 25 maggio 2013 alle ore 22 esatte, dopo un’intera giornata passata a consultare amici e avvocati, imbastisce con la figlia un siparietto telefonico divertentissimo. Ben sapendo di essere intercettata, “si fa rivelare” dalla figlia in diretta telefonica che sì, lei Veronica non è stata una stagista impiegatuccia, ma “vicedirettore” dell’agenzia “Parole e Dintorni”.

Tralasciando il turpiloquio che ha “condito” la lunga conversazione, le due “signore” parlano dando sfogo alla propria animosità. In questo modo la Galvagni si precostituisce l’alibi per la falsa dichiarazione resa al responsabile dell’inchiesta Rai. Poi una cosa balza all’attenzione: la motivazione che la Galvagni cerca di accreditare in merito alla denuncia di Piero Di Lorenzo: «Prepariamoci ad un attacco a Gubitosi» e «anche perché bisogna strumentalizzarla politicamente questa cosa no?». Siccome «lui sta fallendo ed è dell’area di AN», «dell’area Mazza».

Insomma cerca di buttarla in politica, se non proprio in caciara.

Stai a vedere che quella che Piero Di Lorenzo definisce la “cricca Rai” e “che è solamente una parte della punta dell’iceberg” ha convinto Gubitosi a fare muro e a non affrontare il problema della pulizia e della lotta alla corruzione, facendogli credere che era un attacco politico contro di lui personalmente. Non possiamo e non vogliamo credere che il Capitan America della Rai sia stato così ingenuo: meglio pensare che l’abbia fatto perché pavido. Anche perché sempre nella stessa telefonata, la dottoressa rivela che Casinelli (dirigente dell’ufficio stampa Rai) «le ha mandato un messaggio adesso, che non riprende nessuno niente». «Gli ho detto guarda mi sembra strano, sinceramente mi sembra un piattino abbastanza ricco per non riprenderlo».

Aveva ragione Casinelli. La Galvagni aveva sottovalutato il lavoro preparatorio fatto da Costanza Esclapon con Stefano Lucchini & Co. Era cominciato l’embargo informativo sulla corruzione in Rai. È così che si sono persi due anni, durante i quali Luigi “don Abbondio” Gubitosi avrebbe potuto affrontare il problema usufruendo di un gruppo di imprenditori pronti a seguire l’esempio di Piero Di Lorenzo e fare rivelazioni importantissime per attaccare il sistema omertoso e intimidatorio istauratosi in azienda da pochi (ma strategici) dipendenti infedeli.

E invece don Abbondio Gubitosi uscirà dalla Rai inseguito per sempre dall’onta di questa decisione codarda che ha mantenuto la Rai nel pantano, mentre le varie cricche consegnavano i bar della società ai soci di Carminati e continuavano a fare i propri comodi in tutti i settori dell’azienda.

 

 

 

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