Renzi, Berlusconi e le Europee: una Pasqua di comunicazione

Tra un mese si vota ed hai voglia a dire che la tv non conta più come una volta. Conta eccome, per cui meglio cominciare ad occuparla per bene, magari combinando opportunamente piccolo schermo e social network. Ha cominciato il premier con gli 80 euro e i tweet, ha risposto l’ex Cavaliere al Tg5

di Antonio Ingroia

Più che una Pasqua di passione, quella appena trascorsa è stata per la politica italiana una Pasqua di comunicazione. Comunicazione televisiva, perché tra un mese ci sono le Europee ed hai voglia a dire che la tv non conta più come una volta. Conta eccome, per cui meglio cominciare ad occuparla per bene, magari combinando opportunamente tv e social network. Ha iniziato venerdì Matteo Renzi, presentando a reti unificate, con 10 tweet come se fossero i 10 comandamenti, il decreto con le misure che dovrebbero ridare ossigeno agli italiani e portarli fuori dalla depressione in cui li ha precipitati la crisi. Ha risposto sabato Silvio Berlusconi, che, evidentemente ferito nell’orgoglio, si è fatto intervistare dalla tv di casa, il Tg5, riciclando tutto il classico del suo ventennale e ormai stantio repertorio, a cominciare dall’immancabile attacco alla magistratura. Poi, visto che la politica oggi è anche social, Renzi docet, ecco il tuffo nel moderno con il selfie di Pasquetta, lui, la fidanzata Francesca Pascale e l’eurodeputata Licia Ronzulli. Insomma, una staffetta tra il nuovo e il vecchio che è stata la celebrazione delle vere larghe intese. Una staffetta arrivata, guarda un po’ il caso, proprio pochi giorni dopo l’ultimo incontro a due a Palazzo Chigi, quello che ha rinsaldato il patto del Nazareno.

Ormai la politica in Italia la decidono loro due, meglio se in privato: Renzi al governo e Berlusconi in cabina di regia. Così simili che anche a quando si sforzano di essere diversi le analogie si sovrappongono alle differenze. Perché Renzi è un Berlusconi 2.0, un grande affabulatore che davanti alla telecamera si esalta, sempre pronto alla battuta, sempre attento a dire quello che la gente vuole sentire, sempre furbo  nell’intercettare l’umore popolare e ad assecondarlo, che si tratti di mettere 80 euro in busta paga o di colpire le caste, sempre abile con le parole e con gli slogan. E se non ci sono le slide e i pesciolini rossi, ecco i tweet con l’hashtag a effetto, come #byebyeautoblu o #diesirap, direttamente dal profilo ufficiale di Palazzo Chigi, manco fosse un adolescente in chat con gli amici.

Venerdì il premier ha presentato il decreto Irpef, il provvedimento per il famoso bonus di 80 euro a favore dei redditi medio-bassi. Che poi, è il caso di precisarlo, saranno 80 euro solo per i redditi oltre i 18mila euro lordi all’anno, mentre saranno la metà per i redditi da 8mila euro lordi all’anno. Renzi l’ha definita una “manovra di sinistra” ma in realtà proprio di sinistra non mi sembra, perché dimentica ed esclude gli incapienti, ossia quei 4 milioni di italiani che, avendo un reddito inferiore agli 8mila euro annui, non pagano le tasse: per questi che sono i lavoratori più poveri niente bonus, il governo si è genericamente impegnato a trovare presto una soluzione, impegno inevitabilmente destinato a scontrarsi con costi alti e difficoltà a trovare coperture. Ma la manovra dimentica ed esclude anche le (finte) partite Iva, i pensionati da 500 euro al mese, i disoccupati giovani e meno giovani. Un’esclusione sinistra più che di sinistra, in un’operazione pensata nel suo complesso per intercettare una platea ben definita, quella dei lavoratori dipendenti con un reddito loro annuo tra gli 8mila e i 26mila euro. Calcolo elettorale in vista delle Europee? Il sospetto è quantomeno legittimo, vedremo presto quanto fondato. Va aggiunto poi che il bonus non è una misura strutturale ma è una tantum: per le misure per gli anni successivi Renzi ha rimandato in autunno, al varo della legge di stabilità, e questo chiaramente non è un buon segnale legando il provvedimento a ovvi margini di incertezza.

A questo si aggiungono i soliti fondati e diffusi dubbi sulle coperture, la finta riduzione del programma di acquisto degli F-35 (150 milioni di euro: tradotto in aerei, significa la rinuncia a un solo cacciabombardiere e a qualche pezzo di ricambio), i tagli a Regioni ed enti locali (che si tradurranno inevitabilmente in meno prestazioni e meno servizi), i tagli al Fondo di finanziamento ordinario delle Università (30 milioni di euro subito e di 45 milioni di euro nel 2015). Tutto però sapientemente ed abilmente messo da Renzi nel cono d’ombra creato con gli 80 euro e con le misure contro le odiate caste, dal tetto degli stipendi ai manager e ai magistrati, alla sforbiciata alle auto blu dei Ministeri e ai metri quadrati degli uffici dei dipendenti pubblici. La copertina del decreto è questa, scritta con caratteri grandi e stile accattivante, presentata con effetti speciali in diretta tv, ben sapendo che su questa copertina si ferma per lo più l’occhio degli italiani. Tutto il resto – i dubbi, gli azzardi e le promesse tradite – è scritto in piccolo nelle pagine che seguono e purtroppo non sono molti quelli che vanno oltre il titolo. Gufi e rosiconi sono sistemati, almeno per ora.

L’ultimo exploit di Renzi deve aver allarmato Berlusconi, fino a qualche mese fa l’unico indiscusso re delle televendite politiche. La sfida del giovane Matteo – probabilmente il delfino che avrebbe sempre voluto, altro che Alfano! – ha spinto l’ormai ex Cavaliere a rompere il silenzio a cui si era votato in attesa della sentenza del Tribunale di Milano. Ma se Renzi in tv è il nuovo, Berlusconi resta immancabilmente il vecchio. Vecchio nello stile, vecchio nella location e vecchio soprattutto nei contenuti, che sono sempre gli stessi. Avanti quindi con l’attacco alla magistratura per “l’ingiustizia enorme” di cui è vittima, per la “sentenza mostruosa” che l’ha colpito, avanti con l’attacco alla sinistra delle tasse senza però mai nominare Renzi, avanti con la storia che lui ha sempre aiutato tutti e adesso sarà felice di poterlo fare ai servizi sociali. Niente promesse però, nemmeno un contrattino al volo con gli italiani o un rimborso Imu. Quelle sono ormai la specialità dell’altro, difficile competere adesso e comunque non sarebbe stato corretto invadere il campo. Magari fa parte del patto del Nazareno e guai a chi lo tocca.

 

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