La fine del Parma e l’immobilismo dei signori del calcio

Il film (horror) del Parma sembra non finire mai. Tutti giri strani intorno al povero club emiliano. I gialloblù cambiano, infatti, ancora una volta proprietà.

Per la seconda volta nel giro di poco più di due mesi. Ma, anche in questo caso, non si conoscono i nomi dei nuovi patron. Proprio così, si sa soltanto che l’albanese Rezart Taci ha ceduto le proprie quote che sono state rilevate dal gruppo Pigna. E che il manager di riferimento della nuova gestione sarà Fiorenzo Alborghetti, che si occuperà della formazione dei CdA, con Pietro Leonardi al suo fianco.
Ma nessun nome è stato reso noto. Continuano i “presidenti fantasma”. Quelli che non pagavano gli stupendi, quelli che nessuno ha mai visto in faccia, quelli che hanno spinto prima Cassano e poi altri giocatori a scappare a gambe levate dall’inferno di Parma.
Da una proprietà bresciana a una bergamasca, dunque, passando prima per l’Albania. Una situazione paradossale dove però i vertici del calcio italiano preferiscono non intervenire. Interessa soltanto il “pericolo calcio scommesse” di Tommasi.
Non certo il destino di un club (seppur piccolo) che ha contribuito a fare grande il calcio italiano vincendo anche in Europa.

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