Galvagni, (non) sei su “Scherzi a parte”

Chiara Galvagni, Rai
Chiara Galvagni

Una storia davvero spiacevole, quella raccontata da Paolo Lizza, autore e regista, per Rai e Mediaset (oltre che per Endemol e Magnolia). Amico di Chiara Galvagni, o almeno così lui credeva, ha pensato bene di prestarle del denaro per aiutarla in un momento di difficoltà. Pessima decisione.

La denunzia presentata dal sig. Piero Di Lorenzo nei confronti dei sigg.ri Raveggi e Galvagni è stata archiviata con ordinanza GIP Tribunale di Roma in data 23.03.2015 per insostenibilità dell’accusa in giudizio, a seguito di relativa richiesta 16.07.2014 della Procura”

Presta i soldi ad un amico, perdi i soldi e pure l’amico”, dicevano i saggi. Perché in ogni caso se ne esce a pezzi. In primo luogo l’amicizia. E, di fatti, così è stato. Quello che balza agli occhi però è come la signora ha gestito tutta la fac- cenda: è sparita col malloppo. Lasciando il suo “amico” in una situazione difficile.

Paolo Lizza, che nella sua lunga carriera ha ideato e diretto circa 250 filmati per la trasmissione “Scherzi a Parte”, ad un certo punto deve aver pensato che, per un’ironica legge del contrappasso, qualcuno avesse deciso di fare uno scherzo a lui. Di quelli, però, che non fanno ridere nessuno.

A distanza di (tanti, troppi) anni dal prestito, piano piano, Paolo Lizza sta tornando in possesso dei suoi soldi. Ma, badate bene, non perché la signora abbia deciso di restituirli di sua spontanea volontà: Lizza ha dovuto chiedere l’intervento di un giudice che ha disposto il pignoramento di un quinto dello stipendio che la Galvagni percepisce in Rai.

Così, a spizzichi e bocconi, la signora sta restituendo, suo malgrado, quanto le è stato prestato. Ma cosa le è passato per la testa? Un amico ti presta 30mila euro e poi quando te li chiede indietro tu sparisci? E quando il tuo legale ti chiede conto di quel prestito tu, mentendo, dici di averlo saldato? (a parte pubblichiamo i dettagli della vicenda, con la trascrizione dell’intercettazione telefonica tra Chiara Galvagni e il suo avvocato che, in buonafede, le ha creduto).

 

Cara Chiara

Ho impiegato più d’un mese per scriverti queste poche righe e vincere l’imbarazzo, la rabbia e la delusione che accompagnano il tuo ricordo, nel vano tentativo di trovare una spiegazione logica, non scontata, alla tua scorrettezza. Ma non ci sono riuscito.

Più di due anni fa ti sei trovata in grave difficoltà economica ed io, senza neanche pensarci su, ti ho dato una mano. La prima volta consegnandoti personalmente un assegno da 20.000 euro e poi, qualche mese più tardi, su indicazione e richiesta di Veronica, facendoti pervenire un bonifico di altri 10.000 euro. Un gesto semplice, spontaneo, da amico (perché di queste cose è fatta l’amicizia, non di sole chiacchiere) e totalmente disinteressato come dimostra il fatto di non aver accettato da te assegni in garanzia. Assumendomi totalmente l’onere del prestito anche se gli amici comuni, Franco e Poldo, avevano manifestato il desiderio di contribuire.

Ma a me era bastata la tua parola e la promessa che me li avresti restituiti non appena ti fossero arrivati i rimborsi delle spese mediche che aspettavi di lì a poche settimane dalla Rai.

Mai, per i primi due anni, ti ho fatto richiesta di restituzione, per evitarti ogni imbarazzo, perché lo so e lo capisco: chiedere soldi in prestito agli amici non è piacevole, ma a volte necessario. Così come restituirli.

A fronte di questa mia dimostrazione di affetto e di fiducia hai pensato bene di rispondere con altrettanta generosità: sei gradualmente sparita come una macchia che va via da un lenzuolo lavaggio dopo lavaggio. E l’amica Chiara? Dissolta, svanita!

Nel frattempo le difficoltà sono arrivate anche per me. Il lavoro ha cominciato ad andare male e ho dovuto acquistare, come sai, un appartamento e ricostruirmi “la casa” dopo la separazione da Angela.

Ad un mese dal rogito, e quindi dandoti il tempo necessario a provvedere, ti ho chiesto indietro la somma del prestito. E tu, pur sapendo a quali spese sarei dovuto andare incontro tra l’acquisto, la parcella notarile e le tasse, hai pensato bene di fottertene, che sarebbe bastato mandarmi uno sciocco sms con scritto “farò quello che posso, ma farò”, per tenermi buono. Creandomi un altro danno, lasciandomi credere che avrei potuto contare anche su una parziale restituzione del prestito. E invece niente, non un euro e neanche il fastidio di una telefonata (tra l’altro gratuita) a ridosso del rogito per dirmi “scusa, non ce la faccio, trova un’altra soluzione”.

Solo il vuoto, il silenzio assoluto, il disinteresse più sfacciato, il perfido cinismo di chi se ne fotte se un amico per colpa tua deve chiedere a sua volta soldi in prestito per non finire nei guai. Che importa se quest’amico, che ha due famiglie da mantenere, deve dormire per terra e non può comprarsi neanche una sedia quando si sta comodamente seduti dietro alla scrivania di dirigente Rai, ingioiellata come la Madonna e firmata da capo a piedi? Probabilmente alla tua coscienza è sufficiente salvare le apparenze: basta che tutti credano che Chiara Galvagni è una precisa professionista sempre ben truccata e alla moda.

La coscienza è salva se mi si evita, non si risponde alle mie telefonate, ai miei messaggi? Basta veramente scansarmi, cancellarmi dalla rubrica o girare gli occhi dall’altra parte come si fa col solito scocciatore quando ti compare il mio numero sul display del telefonino? Ti basta così poco per dormire tranquilla?

Probabilmente, in virtù di non so quale ragionamento, consideri tuoi i soldi che ti ho prestato, un tuo sacrosanto diritto. Cosa te l’ha lasciato credere? L’idea che qualche debito in tua vece io possa anche sopportarlo? O il fatto che non ti abbia martellato di richieste come avrebbe fatto una banca, per non umiliarti né crearti imbarazzo?

Per tutta risposta hai ripagato la mia generosità e discrezione con l’unica risorsa di cui non fai difetto: la strafottenza. Da parte tua non un cenno di vita, né formale né informale. Sparita, dileguata come una qualsiasi truffatrice tra la folla del marciapiede. È giunta l’ora di concludere questa vicenda: il tuo cinico comportamento, la tua assenza, il tuo ingiustificato silenzio mi ha tolto ogni dubbio. Ti chiedo, senza nessuna voglia di essere preso ancora in giro, di restituirmi la somma di 30mila euro che ti ho prestata entro il 1° giugno 2007. In caso contrario, dovrò cedere alle pressanti indicazioni dell’avvocato che ho consultato e adire alle vie legali. Vie legali che, per loro natura, mi costringerebbero ad informare ai fini della restituzione rateale e coatta del prestito anche l’azienda per cui lavori. Fammi sapere al più presto le tue intenzioni e confidando nel tuo buonsenso ti saluto.

Paolo

 

 

 

Articoli correlati

Un Commento

  1. Pingback: Rai: Azzalini punito? Macché, finirà come con la Santilli

*

Top