La Galvagni mente. Perfino al suo avvocato

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Chiara Galvagni

Non si dovrebbe mai mischiare l’amicizia con le vili questioni di denaro. Dovrebbe essere una regola di vita. Lo sa bene l’autore e (si presuppone ex) amico di Chiara Galvagni che, ormai da anni, sta cercando disperatamente di farsi restituire a rate dalla signora un prestito di 30mila euro. Ma lei, sin dal primo momento, ha tergiversato continuando a raccontare balle. A tutti.

Nella denuncia presentata da Pietro Di Lorenzo alla Procura di Roma, (inviata prima ai vertici Rai Tarantola e Gubitosi), c’era una rivelazione particolarmente odiosa: la Galvagni si era fatta prestare 30mila euro da un autore televisivo (di cui poi avrebbe dovuto occuparsi nel suo ruolo di responsabile dell’Ufficio delle risorse artistiche) e poi non aveva neanche restituito quei soldi al poveretto che era stato costretto ad adire le vie giudiziarie e si può immaginare facilmente a quale costo. La lettera, accorata, la trovate in apertura.

Nella solita finta e ridicola indagine interna della Rai sull’argomento, la Galvagni aveva dichiarato: «Non ho chiesto nessun prestito ad alcun autore. Un amico anche autore – divertente la precisazione – si è offerto di anticipare delle mie spese risalenti ad un periodo nel quale questo autore non ha mai collaborato con Rai. Pertanto è falso che tale prestito avrebbe dovuto fissare l’emolumento per ogni impegno Rai in quanto lo stesso legato da contratto di esclusiva con Mediaset».

Ovviamente il prode Valerio Fiorespino anche in questo caso non si sottrae ad una difesa incondizionata e dichiara: «l’autore al quale si riferisce Di Lorenzo è appunto un amico della dirigente, non ha mai collaborato con Rai, fatta eccezione in un’unica eccezione nel 2012 e le cose non sono come descritte dal Di Lorenzo (…) Vale, in ogni caso, la pena di sottolineare che nel periodo considerato la dr.ssa Galvagni non si è mai occupata delle trattative inerenti gli autori».

L’investigatore dell’Internal Auditing Rai chiude la vicenda scrivendo che «al riguardo non è stato possibile formulare alcun riscontro. Chiara Galvagni non ha ritenuto di fornire il nome dell’amico-autore trattandosi di una vicenda strettamente personale». Già, personale. «Non è stato possibile effettuare riscontri circa eventuali rapporti contrattuali con Rai nel periodo considerato».

Quindi per Fiorespino ed il suo mandante Luigi Gubitosi è tutto ok: Piero Di Lorenzo dice il falso e Chiara Galvagni è sincera.

Ma come mai in una indagine seria e volta a scoprire la verità nessuno ha pensato di chiedere a Di Lorenzo come mai aveva accusato ingiustamente santa Chiara Galvagni? Perché Fiorespino non viene assalito da un minimo di dubbio prima di sentenziare stupidaggini?

La Galvagni è talmente santa che sull’argomento riesce a mentire perfino al suo avvocato. Una cosa inconcepibile persino per i più incalliti.

L’avvocato Grazia Volo, ottima e famosa professionista, preparando accuratamente la memoria difensiva per il Pm Galanti, vuole essere certa di quello che scrive. Così il 9 luglio del 2013, alle ore 13,52 telefona alla sua cliente.

Avvocato: «l’unica cosa che ti volevo sottoporre come punto di chiarezza estremo… Cristiano ha fatto quell’annotazione per quella faccenda che riguarda…».

Galvagni: (farfuglia)

Avvocato: «l’asserito prestito».

Galvagni: «certo».

Avvocato: «ecco io…».

Galvagni: «tu volevi svilupparlo?».

Avvocato: «io vorrei mettercelo, dicendo, anche se questa è una questione riservata e che volutamente non è stata divulgata per evidenti ragioni di riservatezza sia della signora Galvagni sia della persona che si è prestata a soccorrerla in quel momento».

Galvagni: «certo».

Avvocato: «comunque questa infamante dichiarazione di Di Lorenzo equivale al fatto che la signora si trovava in clinica per un intervento, la figlia non aveva il libretto degli assegni e lei non se l’era portato, e che l’amico che con la figlia andava a prenderla … (intercettazione incomprensibile) gli ha pagato la clinica ed ovviamente poi è stato regolarmente».

Galvagni: «risaldato».

Avvocato: «saldato in una cosa, come dire del tutto normale perché poi voglio dire, saranno state cifre ordinarie non lo so, saranno stati 10.000,00 euro, ti faccio l’assegno e sei giorni dopo me li mandi, insomma una cosa che tra persone civili è Galvagni: si fa».

Avvocato: «è normale».

Galvagni: «mi sembra che abbia un senso».

Avvocato: «mi sembra che abbia un senso, perché sennò lasciamo un’ombra su una cosa che invece, voglio dire, è una veramente idiota con le ruote lui…».

Galvagni: «no, no, ma sono d’accordissimo ha un senso, perché poi non c’è stato niente di male io non mi devo mica nascondere, ti pare?».

Avvocato: «il signore si chiama tal dei tali e lo potete chiamare domani mattina, così questo fa … (incomprensibile) di mala figura mondiale».

Galvagni: «mi scoccia coinvolgere una persona che con me è stata soltanto più che gentile».

Avvocato: «non lo chiameranno mai».

Galvagni: «ecco no, te lo dico perché ci manca uno che fa una cosa carina e che … (incomprensibile)».

Avvocato: «non lo chiameranno mai, però se tu mi dici il nome elimini ogni dubbio».

Galvagni: «certo, va benissimo, allora io oggi ti mando una e-mail l’anno, il nome, il riferimento ecc.».

Avvocato: «mandi il nome e se possibile il ritorno il documento con cui tu restituisci».

Galvagni: «perfetto va benissimo».

Avvocato: «che è perfetto, perché hai capito che a quel punto diventa inoppugnabile».

Questa telefonata tra l’avvocato e la Galvagni è da inserire nei manuali dell’esame per diventare Procuratore legale a corredo del capitolo “Attenti al cliente colpevole e bugiardo”.

Basta leggere la lettera che l’autore in questione è stato costretto ad inviare alla Galvagni per capire che di tutto si parla tranne che di correttezza e restituzione.

E già perché qui la “malafigura mondiale” non la fa Di Lorenzo: la fanno la Galvagni, la cui statura morale è diventata quello di un “pigmeo rachitico”, e il duo Fiorespino e Gubitosi, gli unici che continuavano e continuano a dare credito alla Galvagni. E la domanda si ripropone per entrambi: perché?

Che coppia! Il solito “Fiorespino spiritoso” fa dichiarazioni su cui ormai è utile stendere un velo pietoso (perché lo qualificano come un vero e proprio sodale acritico e obbligato della Galvagni), ed il comandante in capo Luigi Schettino Gubitosi che fa fare una indagine interna ridicola. E poi resta inerte, in balia delle bugie di dirigenti infedeli e inaffidabili, trascinando la Rai nel perdurante clima di omertà mafiosa e di vischiosità dei comportamenti che legittimano obiettivamente le condotte “censurabili” che grazie a lui ancora resistono in azienda. Già, perché ormai è evidente che una indagine interna così a senso unico perdonista e assolutoria “a prescindere” si realizza solo se c’è l’input del Direttore Generale. Il furbo Zuffi, responsabile dell’Auditing, ha disseminato nella relazione commenti di allerta critica per preservare se stesso, ma ha legato l’asino dove voleva il padrone.

Fiorespino ha avuto buon gioco, visto l’avallo del comandante Gubitosi a giustificare tutto ed il contrario di tutto per risolvere i problemi della Galvagni che ha legato la propria sopravvivenza manageriale alla sua.

E tutto questo, che appariva onestamente inspiegabile, ormai abbiamo capito da cosa trae origine.

Come si evince da una telefonata intercettata il 29 maggio 2013, i dirigenti infedeli, con l’aiuto dei sodali tipo Fiorespino, sono riusciti a convincere Gubitosi che è tutta una questione politica. Leggete: “ho chiamato Fiorespino” … hanno ricostruito Sassano con il DG che era tutta una cosa legata ad AN, che Mazza sai che lui era molto legato a Mazza, no, LDM.

Che roba ragazzi: i dirigenti del malaffare l’hanno proprio intortato bene Gubitosi, facendogli credere che era un attacco politico a lui di AN. Così loro hanno continuato a fare gli affari propri, e “lui” c’è cascato come un pollo. Aveva ragione il grande Romiti.

 

 

 

 

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