Roma 2024 e i disastri dimenticati di Luca “sCordero” di Montezemolo

Montezemolo Carraro - immagine L'Espresso

Dopo il fallimento di Italia ’90, ora Luca Cordero di Montezemolo ci riprova con i Giochi olimpici di Roma 2024. Proprio ieri infatti ha annunciato di aver accettato l’incarico di presidente del comitato organizzatore.

Un rapporto a tempo indeterminato quello tra Luca Cordero di Montezemolo e la realizzazione di eventi sportivi nella Capitale d’Italia. Se fosse un film sarebbe “La storia infinita”, se fosse una canzone sarebbe “Ancora tu?” di Lucio Battisti.

“Ma non dovevamo vederci più?” vorrebbe tanto cantargli in faccia la città di Roma a Montezemolo dopo la disastrosa organizzazione dei campionati mondiali di calcio di Italia ’90. Opere incompiute, montagne di soldi sprecate: a dire il vero il disastro non ha riguardato solo Roma, ma anche altre città dello Stivale.

I romani lo ringraziano (ironicamente, s’intende) per la stazione ferroviaria di Farneto (15 miliardi di lire), praticamente inutilizzata con all’attivo un totale di 12 treni fatti transitare. Stessa sorte per la stazione di Vigna Clara che doveva accogliere i treni speciali da Roma Tiburtina ed utilizzata solo per otto giorni. Per facilitare gli spostamenti tra l’aeroporto di Fiumicino e il centro della città, venne realizzato l’Air terminal Ostiense, abbandonato poco dopo i mondiali del 1990. Solo nel 2012 la struttura venne recuperata da Oscar Farinetti che creò Eataly: qualche tempo dopo, una parte dell’Air terminal venne anche trasformata in stazione di partenza per i treni veloci del Consorzio Italo di cui, guarda caso, proprio Montezemolo è stato presidente.

Ma le “perle” (ironicamente, s’intende) dimenticate da Montezemolo di Italia ’90 sono sparse ovunque: dallo stadio Delle Alpi di Torino (dal 2006 inutilizzato e poi demolito) all’enorme albergo Ponte Lambro, che più volte si è tentato di rianimare con iniezioni su iniezioni di miliardi (al vento) e poi distrutto nel 2012, fino ad arrivare allo stadio San Nicola di Bari.

La cosa più triste è che Italia ’90 ancora ci costa: grazie alla lungimirante legge del 1987, nel bilancio di previsione di Palazzo Chigi del 2014 si possono trovare i mutui da pagare per la realizzazione degli impianti di Italia ’90.

Tra i responsabili, ovviamente, c’è lui, Montezemolo, che dal 1986 al 1990 ha svolto il ruolo di direttore generale del comitato organizzatore di Italia ’90. Ma la lista di poltrone che ha collezionato è molto lunga: da quella di presidente della Ferrari, a quella attuale di presidente di Alitalia-Sai; e poi presidente di Telethon, nonché vicepresidente di Unicredit, nonché consigliere di amministrazione di Poltrona Frau, Tod’s, Editrice La Stampa e molto altro ancora.

Sembra che l’ex numero uno di Ferrari abbia pure dimenticato le sue dichiarazioni del 2011 con cui rifiutava la presidenza del Comitato promotore di Roma 2020. Ora, infatti, ha accettato quella di Roma 2024: “Mi metto a disposizione con grande entusiasmo, questa è una sfida che si vince con l’innovazione e la creatività”.

Non c’è che dire, un vero e proprio “sCordero” di Montezemolo.

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