Viaggio nei 20 mesi in cui Marino ha cambiato (in peggio) Roma

Marino
Ignazio Marino

Sembra trascorsa un’eternità da quel fatidico 10 giugno 2013, giorno in cui un romano su tre (più precisamente il 64% del 45% degli aventi diritto che si recarono alle urne) festeggiò l’elezione a sindaco di Roma di Ignazio Marino.

Si videro per le strade incontenibili scene di giubilo, dopo la vittoria al ballottaggio contro il primo cittadino uscente Gianni Alemanno. Come se le redini della città fossero state di botto afferrate da un taumaturgo che magicamente avrebbe risolto tutti i suoi annosi problemi.
Andrebbero intervistati uno ad uno, gli elettori di Marino, per chiedergli se oggi rifarebbero la stessa scelta di 20 mesi fa. E si nutrono seri dubbi, sulla possibilità che la maggioranza di loro risponda affermativamente. Perché Marino ne ha fatte tante, ma così tante, che si sta candidando per essere ricordato come il peggior sindaco che Roma abbia mai avuto, riuscendo nell’impresa di surclassare anche le giunte più impopolari che hanno amministrato la città.
Per la mole di “Marinate” si può già da ora stilare un bilancio sul suo operato. Di seguito è proposta una miscellanea di gaffe, decisioni infelici, attriti, atti di forza che lo hanno visto protagonista. In negativo, ovviamente.

La furia pedonalizzatrice

Ognuno di noi ha un pallino, una fissazione. Quella di Marino è la mania per la pedonalizzazione di porzioni di territorio cittadino, che ha iniziato ad assecondare da subito con la chiusura al traffico di una parte di via dei Fori Imperiali.
Ci ha poi preso gusto continuando con il Tridente, ma con meno convinzione, ammettendo deroghe poco ortodosse come quelle riservate a bus, taxi e residenti.
E in futuro, equilibri politici permettendo, cercherà di creare in ogni Municipio un’area pedonale.
Le preoccupazioni per la viabilità, ad Ignazio, non lo sfiorano nemmeno.

I rincari sulla pelle delle famiglie

Con una delibera “balneare” emanata nel luglio scorso, la giunta Marino intendeva aumentare le rette degli asili nido, eliminando allo stesso tempo la sacrosanta esenzione per il terzo figlio.
Dopo un assalto delle “Iene”, in cui Marino non aveva fatto una gran figura, ci ha pensato il Tar a neutralizzare la “porcata”, prima sospendendo e poi annullando il folle ricarico.

La figuraccia dell’Angelo Mai

I primi attriti con Prefetto e Magistratura romana Marino li ha avuti in occasione degli sgomberi di due scuole e del centro Angelo Mai, in occasione dei quali si è capito il “modus operandi” poco solidaristico dei Movimenti per la casa, che stavano pappa e ciccia con il vice sindaco Luigi Nieri.
Ma soprattutto è venuta alla luce tutta la sfiducia e la diffidenza nei confronti dell’amministrazione capitolina, tenuta totalmente all’oscuro del blitz delle forze dell’ordine.

Il fallito smantellamento dei canili pubblici

Sempre con una delibera “furbetta”, nel maggio scorso la giunta Marino aveva tentato di dismettere alcune strutture considerate non a norma e di svuotarne altre con l’obiettivo di ristrutturarle. Questo avrebbe comportato la deportazione temporanea (leggasi definitiva) di oltre 400 animali in strutture private (degli amici degli amici?) ed il licenziamento di un centinaio di lavoratori.
Per fortuna c’è stata l’opposizione del consiglio comunale (maggioranza inclusa), che ha di fatto neutralizzato la delibera incriminata.

Il colpo basso agli automobilisti

L’avversione di Marino nei confronti del mezzo privato si è manifestata in tutta la sua evidenza con i repentini rincari di ztl e parcheggio sulle strisce blu. Il secondo aumento ha visto l’incremento della tariffa oraria del 50%, ed il contestuale annullamento delle agevolazioni per le soste giornaliere e mensili, che si è tradotto in una spesa esorbitante per le famiglie. Il tutto è passato come un tentativo di dissuadere i romani dall’utilizzo dell’automobile, senza peraltro fornirgli una valida alternativa.

Il Pandagate

Tra le varie prevaricazioni c’è stato anche spazio per le figuracce. La più colossale che si ricordi ha riguardato la ormai celebre Panda Rossa del primo cittadino, “pizzicata” ai varchi della ztl senza permesso, nonché in divieto di sosta.
Invece di ammettere l’errore e pagare le multe, Marino ha preferito sbandierare una documentazione falsa per farsi scagionare. Sbugiardato all’istante, non ha trovato di meglio che scaricare la colpa sul suo staff. Patetico.

Le regole a modo suo

Ad Ignazio Marino bisognerebbe illustrare la poco sottile differenza tra politica ed amministrazione. Perché da sindaco di Roma, talvolta, pensa di poter essere nel diritto di fare le leggi per colmare dei vuoti normativi, sostituendosi ai poteri preposti a tal compito.
E’ stato lampante il caso delle trascrizioni nel registro comunale capitolino delle nozze gay celebrate all’estero.
Ha dovuto sudare sette camicie, il Prefetto Pecoraro, per fargli capire che un Sindaco non dovrebbe andare contro le leggi, o crearne ad hoc.

La rivolta di Tor Sapienza, vista da Londra

Nel novembre scorso scoppiò la rivolta nel quartiere popolare alla periferia est della Capitale. Oggetto della protesta, un centro di accoglienza popolato da immigrati invisi alla popolazione. Nonostante ne stessero accadendo di tutti i colori, Marino non si degnò di interrompere il suo viaggio nella capitale britannica. Al suo ritorno si recò con molto comodo a Tor Sapienza, dove il comitato di accoglienza non fu molto ospitale nei suoi confronti.

La bugia su Mafia Capitale

A minare l’attendibilità del sindaco di Roma ha contribuito anche la bugia sulla non frequentazione di Salvatore Buzzi, che insieme a Massimo Carminati è considerato il capo di un organizzazione criminale egemone a Roma. La pubblicazione della foto che ritrae Marino insieme a Buzzi ha sgomberato il campo da ogni dubbio, come invece non sono state rimosse le perplessità riguardo la nomina ad Assessore ai Lavori Pubblici di Maurizio Pucci, definito dallo stesso Buzzi “ un ladro che rubava per il partito, ma con tanta roba che gli è rimasta attaccata addosso”. Il che è tutto dire.

Lo stadio a Tor di Valle, costi quel che costi

Sin dalla presentazione in pompa magna in Campidoglio, Marino ha voluto mettere il cappello sul progetto del nuovo stadio della Roma, reputandolo un’efficace arma di distrazione di massa.
E chi se ne frega se fa acqua da tutte le parti, l’importante era passare la patata bollente alla Regione, che se ne occuperà una volta presentato l’elaborato definitivo.
Per fare ciò è servito il si alla votazione dell’Aula Giulio Cesare sulla pubblica utilità dell’opera, in occasione della quale il sindaco aveva caldeggiato la presenza in massa dei tifosi romanisti. Sia mai qualche consigliere avesse avuto intenzione di votare contro.

Luci di Natale o pubblicità per l’Expo milanese? 

I romani, passeggiando durante il periodo natalizio per via del Corso, si sono chiesti se le consuete luminarie erano state installate per le festività o per lanciare l’Expo 2015 che si terrà a Milano.
Una distesa di bandiere di tutte le nazioni del mondo, senza nessun riferimento al Natale, in omaggio allo spirito laico ed esterofilo del sindaco. Se proprio non gli andavano a genio quelle tradizionali, tanto valeva allora non metterle.

La contesa con i vigili

Marino in 20 mesi è riuscito a litigare con tutti, tranne forse che con se stesso. Per quello c’è tempo, ma probabilmente ci siamo vicini.
Una categoria con cui si è particolarmente beccato è stata quella dei vigili urbani, che gli hanno fatto la bella sorpresa di non recarsi a lavoro la notte di Capodanno, inviando una moltitudine di certificati medici su cui la Magistratura sta indagando.
In quel frangente si è consumata la vendetta del primo cittadino: tutto è filato liscio, anche senza divise per Roma.

Il viaggio a Boston

Dopo Capodanno, il nostro eroe ha deciso di prendersi qualche giorno di riposo, volando oltreoceano nella città americana dove opera il gruppo dirigente dell’As Roma.
Ospite probabilmente di Pallotta, ha dovuto ingurgitare l’amaro boccone della poco tempestiva candidatura di Boston, in opposizione a quella di Roma, alle Olimpiadi del 2024.
Sfiga nera o intelligenza con il nemico?

L’amico dei rom

Ne stanno combinando di tutti i colori, i nomadi, da quando si sono messi a frugare nei cassonetti. Ne sa qualcosa chi abita vicino le “fonderie” clandestine dove ogni notte i rom bruciano i rifiuti per estrarre metalli nobili come il rame.
Ma nella mente di Marino sono diventati degli encomiabili riciclatori, tanto da suggerire all’Assessore alle Politiche Sociali Francesca Danese (nipote di Giulio Andreotti) di legalizzare il rovistaggio dei rom, impiegandoli per la raccolta differenziata dei rifiuti. Retribuiti, ovviamente.
Ma si, premiamoli.

Sampietrini si, sampietrini no

Sempre nel solco dello sradicamento delle tradizioni è dei simboli è arrivata la proposta, caldeggiata dall’Assessore ai Lavori Pubblici Pucci (si lui, quello di prima che Buzzi aveva definito “un ladro”) di rimuovere dalle strade ad alta percorrenza gli storici “sampietrini”, ovvero i cubetti di porfido utilizzati da sempre a Roma per pavimentare le strade. L’idea, originariamente partorita da Marino, sarebbe quella di sostituirli con l’asfalto e “barattarli” con imprese private, in cambio di nuove opere come il rifacimento del manto stradale.
Visti i crateri nelle strade di Roma, causati appunto dalla pessima qualità dell’asfalto e dall’altrettanto pessima manutenzione, basta poco per ipotizzare che l’affare si tramuterà in una fregatura.

Luci rosse all’Eur

Errare è umano, ma perseverare è diabolico. E’ così che per la seconda volta Marino ha tentato di sovrapporsi, se non di sostituirsi, al legislatore.
D’accordo le critiche alla legge Merlin, ma destinare alcune vie di Roma all’esercizio della prostituzione non è una decisione che un’amministrazione può prendere in assenza di una legge dello Stato.
La goffagine della proposta si è mostrata visibile a tutti quando Marino ha minacciato di inviare a casa di chi approccia le lucciole nelle vie non dedicate le multe con su scritto chiaramente il motivo della contravvenzione, a mo’ di gogna amministrativa.
Inutile dire che anche in questo caso il Prefetto ha giustamente alzato le barricate

L’inaccettabile logo relazionale

Sulla scia dello sradicamento della memoria, come già avvenuto per le luminarie natalizie, c’è stata la presentazione del nuovo marchio cittadino.
Via la corona e l’acronimo SPQR, per fare spazio a cinque palle ed una scritta, Rome & You, che spazza via in un sol colpo storia e tradizione di Roma.
Ma forse siamo noi che non capiamo nulla di questa nuova tendenza, recepita anche dalla Marina Militare, che sui manifesti tenta di convincere i giovani ad arruolarsi. In lingua inglese.

Affittopoli

E’ una storia vecchia di venti anni, quella dei canoni di locazione stracciati degli immobili del Comune di Roma, concessi a privilegiati ed amici degli amici.
A Marino l’idea di adeguarli ai prezzi di mercato per far entrare nel forziere del Campidoglio dieci volte tanto quanto incassa oggi, non è passata nemmeno per l’anticamera del cervello.
Per fare cassa, infatti, intende vendere il patrimonio immobiliare del Comune che sarà offerto a chi fino ad oggi ha approfittato dei favoritismi con un sostanzioso sconto del 30%. Praticamente una svendita.
Manovra più miope e suicida non la poteva ideare, il sindaco di Roma, in linea comunque con il suo operato.
Perché lui, alla coerenza, ci tiene.

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