Rai, la strana coppia (che non scoppia)

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Chiara Galvagni e Valerio Fiorespino

Dalle intercettazioni dell’inchiesta del Pm Alberto Galanti emergono interessanti particolari. E una conferma: lei mente sempre, lui crede a tutto. I Gubiboys si difendono l’uno con l’altro. Fiorespino, invece di verificare le accuse all’amica Galvagni, preferisce fare il (finto?) tonto. E nessuno capisce la gravità della situazione in cui si ritroverà la Rai quando arriverà un nuovo Dg e la verità verrà fuori.

Dagli atti dell’inchiesta del sostituto procuratore Alberto Galanti sulle illegalità che consumate in Rai e denunciate da Piero Di Lorenzo, emerge l’intercettazione di una telefonata intercorsa il 24 maggio 2013 alle ore 20,08 tra Chiara Galvagni e Valerio Fiorespino in cui quest’ultimo commenta con la sua collaboratrice (di cui, ricordiamo, è il più ostinato e generoso difensore), la notizia pubblicata da “Il Fatto Quotidiano” della denuncia di Piero Di Lorenzo.

Fiorespino: «Ah, naturalmente non hanno fatto un ca**o, no».

Galvagni: «Ecco fantastico».

Fiorespino: «Allora io gli ho detto scusa, dico Salvatore (Lo Giudice, direttore dell’ufficio legale Rai, ndr), per fare un esposto alla Procura c’è bisogno che ci sia un procedimento in corso? Ma non potevamo fa’ come hanno fatto quelli che hanno denunciato i giornalisti del TG1 che facevano i festivi finti. Non potevamo dire che eh beh no, ma lì bisogna istaurare un nuovo procedimento, beh no potevamo fa’?».

Galvagni: «Ma che ca**o dice? Ma cosa dice?».

Fiorespino: «Eh, beh, dico, istauravamo un nuovo, perché non lo abbiamo fatto, lo denunciavamo. Dice, ah vabbè ma si può addirittura fare, meglio un giudizio civile».

Galvagni: «E sì, stica**i, intanto lui ha dato tutta la documentazione al “Fatto” di tutti quanti, di tutti».

Fiorespino: «Adesso però, quello… quello.. che lui dice che è giusto è che quando “Il Fatto” chiama, eh, uno dovrebbe rispondere, “guardate che quella roba lì è la stessa documentazione che ha mandato in Rai, non solo, dalle verifiche effettuate è emerso che non c’è alcun procedimento giudiziario in corso, ma un audit interno ha dimostrato che le accuse di Di Lorenzo sono infondate, in compenso dagli atti, dai documenti esaminati dal nostro auditing emerge che è esattamente, che la situazione è esattamente il contrario di come la rappresenta Di Lorenzo”».

Galvagni: «Beh, insomma senza aver depositato niente è brutta eh».

Fiorespino: «Eh, però».

Galvagni: «Senza aver depositato niente, eh sì. È riservata. Insomma prima di dare una roba del genere sai considerando uno che ha dato tutto a “Il Fatto”… tutti i documenti di tutti».

Fiorespino: «Beh i documenti di tutti, gli avrà dato le cose che ha lui. Cioè niente».

Galvagni: «Tutto il plico».

Fiorespino: «Eh vabbè, il plico sono affermazioni totalmente infondate».

Galvagni: «Per carità».

Fiorespino: «E c’è stato un auditing interno che ha dimostrato che è vero il contrario di quello che dice Di Lorenzo».

Galvagni: (Tranquillizzata) «Tu dici, noi ce l’abbiamo per cui … chiaro, chiaro».

A corredo di questa telefonata la Polizia annota: che “la Galvagni viene contattata da Marco Lillo, giornalista de “Fatto Quotidiano” che ha scritto l’articolo in questione: “La Galvagni, sentendosi tutelata dalla sua Azienda, affronta l’intervista con la massima disinvoltura e riferisce quello che le è stato consigliato da Fiorespino e cioè che quanto denunciato da Di Lorenzo è infondato”.

Caro Direttore, ora poiché sappiamo con certezza che quanto denunciato dal sottoscritto sulla Galvagni è tutto esattamente rispondente al vero, ci chiediamo ancora mille volte: perché Fiorespino si è speso tanto a difendere la sua collaboratrice invece di pretendere un accertamento severo e puntiglioso della verità?

Da questa e da altre telefonate intercettate appare evidente il clima di coinvolgimento collettivo di tutto il gruppo di dirigenti che ruotano intorno a Gubitosi, non per chiedere che la verità venisse accertata senza sconti per nessuno, ma per imbastire tutte le azioni tese a sbugiardare me, Piero Di Lorenzo, e ad isolare la mia iniziativa facendo muro con tutti gli infiniti mezzi a disposizione dell’azienda.

Insomma una reazione omertosa e vischiosa di un gruppo dirigente che non ha certo piacere che la Magistratura metta il naso nelle carte della Rai (che evidentemente nascondono verità pericolose e comportamenti molto opachi).

Questa conclusione è confermata, se ce ne fosse ancora bisogno dalla solita notizia: nessuno dei dirigenti Rai denunciati e nessuno dei loro sodali stretti intorno al gran capo Gubitosi ha osato finora querelare il sottoscritto. Sì, se la fanno sotto.

Un’ultima cosa. Sempre nella stessa telefonata tra Galvagni e Fiorespino, quest’ultimo fa un’affermazione da guascone che merita un commento: «Per quanto mi riguarda, sono disponibile ad un confronto in qualunque sede, in qualunque giorno, carte alla mano per dimostrare che Di Lorenzo è un bugiardo».

Accetto la sfida, caro Fiorespino.

L’unica condizione essenziale è quella di fare il confronto nel momento in cui sono stati spazzati via Gubitosi, i suoi famigli e i dirigenti ruffiani e interessanti che lo supportano. Questo perché nel clima mafioso intriso di omertà ed intimidazione che regna in Rai, nell’indifferenza di Luigi don Abbondio Gubitosi, purtroppo tutti quelli che sanno, che sono costretti a pagare e a subire ogni genere di minacce e vessazioni, non possono parlare.

Quando questo clima nauseabondo sarà almeno scalfito per l’azione coraggiosa di un capoazienda meno pavido ed incapace di capire la gravità della situazione, sarai travolto, si travolto, da una valanga di informazioni sulle illegalità che tuttora si consumano in Rai. E allora, anziché fare il guascone, dovrai chiedere scusa con la coda tra le gambe.

Piero Di Lorenzo

 

 

 

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