Stamina, caso chiuso. Ora a processo Istituzioni e media

Le manifestazioni organizzate dai malati e dalle loro famiglie

L’imbroglio è finito. Davide Vannoni, creatore del metodo “Stamina”, e il suo braccio destro Marino Andolina hanno chiesto il patteggiamento della pena. Sono dei ciarlatani. Hanno speculato sulla pelle dei malati. Eppure sono stati aiutati. O, quantomeno, non sono stati fermati: né dalle Istituzioni, né dai media, né dalla Magistratura. Che sull’onda emotiva suscitata dal clamore per questa “cura miracolosa” hanno perso di vista l’obiettività dei fatti.

Un corto circuito istituzionale e mediatico. Con queste parole la commissione Igiene e Sanità del Senato, guidata da Elena Cattaneo, ha redatto un documento di indagine nelle cui 122 pagine emerge chiaramente la condanna verso quanti, seppur in buonafede, hanno contribuito a perpetrare questo inganno ai danni dei malati: il Governo e il Parlamento. I mezzi di informazione. Personaggi famosi. La Magistratura.  

Quando il metodo Stamina iniziò a far parlare di sé, gli organismi tecnici e di vigilanza preposti alla sicurezza dei farmaci e dei trattamenti sanitari, vale a dire l’Aifa e il Nas, avevano immediatamente preso una posizione contro una cura “priva di ogni requisito scientifico”.

Eppure Parlamento e ministri non furono capaci di mantenere quella posizione e, nel 2013, l’allora ministro della Salute del governo Monti Renato Balduzzi fece approvare un decreto che consentiva la prosecuzione a “scopo compassionevole” del trattamento sanitario inventato da Vannoni (che, è bene ricordarlo, è laureato in semiotica applicata alle Scienze di mercato), un metodo non autorizzato dal sistema sanitario.

Il decreto Balduzzi ottenne una approvazione plebiscitaria alla Camera, grazie alle forti spinte da parte delle associazioni dei malati e di alcuni media, e nonostante lo scetticismo di autorevoli esponenti della comunità scientifica, tra cui la stessa Elena Cattaneo (non ancora nominata senatrice a vita). A livello internazionale, gli esperti contestarono severamente Balduzzi per il suo pericoloso sostegno a una fondazione privata che aveva fino a quel momento eluso ogni norma della sperimentazione clinica e priva di requisiti scientifici.

Il successivo ministro della Salute Beatrice Lorenzin, nell’ottobre del 2013, ebbe la risolutezza di bloccare la sperimentazione, osservando che «le cure alternative che non sono riconosciute dal sistema scientifico nazionale e internazionale ha la stessa valenza di chi fa le telefonate ai maghi per farsi curare. Ma i maghi non sono né legittimati né sovvenzionati dallo Stato». E destinò i 3 milioni di euro che erano stati stanziati per la sperimentazione di Stamina per la ricerca sulle malattie rare.

Prima della Lorenzin, però, il Governo si era semplicemente piegato di fronte alle polemiche sorte e alimentate dalla spinta mediatica di quei mesi. I mezzi di informazione, infatti, hanno contribuito pesantemente a montare il “caso Stamina” trasformando la disperazione dei malati e delle loro famiglie in una battaglia per vedersi riconosciuto il “diritto a non morire”, sebbene la cura fosse scientificamente inconsistente.

Servizi televisivi, quelli de Le Iene in primis, continuavano a gettare sale sulle ferite (“Se vostro figlio fosse affetto da una malattia straziante, che porta a una morte lenta e inesorabile, voi che fareste?” la domanda retorica che apriva il primo servizio dedicato a Stamina dalla trasmissione di Italia1).

Non sono mancati nemmeno i personaggi famosiAdriano Celentano, Fiorello, Red Ronnie, Gina Lollobrigida – i quali, senza nemmeno la fatica di approfondire l’argomento, si erano ciecamente schierati a difesa di Vannoni & Co. senza rendersi conto dell’impatto che il loro “sostegno alla causa” avrebbe avuto sull’opinione pubblica.

Gli elementi per valutare l’assoluta mancanza di credibilità del “metodo Stamina” c’erano già, ma sono stati ignorati.

La Magistratura, dal canto suo, non si è comportata meglio. Nonostante l’esistenza di una normativa comunitaria e nazionale in merito alla “somministrazione di medicinali per terapie cellulari somatiche”, aspetto incontrovertibile che avrebbe dovuto chiudere la discussione sin da subito, molti giudici hanno ignorato deliberatamente il quadro normativo e hanno ceduto di fronte alla disperazione dei malati e all’insistenza dell’opinione pubblica. Anomalia tutta italiana.

Su 522 richieste presentate alle corti di Tribunali di tutta la Penisola 182 sono state accettate consentendo l’accesso al trattamento da parte di malati veri con una cura completamente inutile, se non dannosa. Sicuramente costosa.

 

 

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