Lotito: il presidente più odiato della storia laziale

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“Lotito, il popolo laziale ti ringrazia”. No, non è uno scherzo, anche se può sembrare. È soltanto lo striscione che la Curva Nord (che di sicuro in pochi si ricorderanno) dedicò al suo presidente, in occasione di un Lazio Livorno del 2004, anno in cui l’attuale consigliere federale “salvò” la Lazio dal fallimento. Bisogna tornare indietro di 11 stagioni per ricordare questo “idillio” tra la tifoseria capitolina e il suo patron. Ma la favola dura davvero poco, perché il periodo di pace tra il popolo biancocleste e Lotito si concluderà presto.

Oggi, il buon “Claudio”, grazie al suo avvento sulla poltrona del club romano, tra un “Calciopoli” e qualche vertenza persa, è riuscito a ritagliarsi uno spazio importante in Figc. Nonostante i suoi modi di fare che tutti giudicano “arroganti e arrivisti”. La Lazio gli è servita come trampolino di lancio per agganciarsi alle poltrone di chi comanda il pallone. E la bufera di questi giorni, dopo la telefonata registrata da Iodice, l’ormai famosissimo direttore generale dell’Ischia, non ha fatto altro che evidenziare e confermare i metodi “dittatoriali” di Lotito, sempre più volenteroso e convinto di poter comandare e cambiare il calcio italiano. Se ne stanno accorgendo soltanto ora istituzioni, media e giornalisti, ma quando il tifoso laziale chiedeva “aiuto” nessuno ha osato mai intervenire. Dove erano tutti quelli che adesso si lamentano e che giudicano la presenza di Lotito ingombrante?

Se poi pensiamo alla sua arroganza, ai toni sempre sopra le righe, al suo fregarsene di aggirare o di violare regole e regolamenti, alle interviste che si trasformano sempre in uno scontro con chi si azzarda a fare la benché minima critica o anche solo domande scomode, ci si chiede che cosa ci sia di Laziale in questo “stile di vita” di Lotito e della sua Lazio.

Gli inizi – Lotito sale sul trono della Lazio il 19 luglio del 2004. Il club è in seria difficoltà economica, affossato dai debiti che si sono accumulati dalle precedenti gestioni (specialmente il periodo Masoni-De Mita). Rischia di fallire. Per questo, Lotito viene visto come il salvatore della patria, ma nessuno naturalmente può immaginare che di lì a poco lo stesso patron riuscirà nell’impresa di farsi odiare da quei tifosi che lo avevano accolto come un re. Il furbo gestore, per accaparrarsi subito consensi e favori da parte del pubblico, per prima cosa compra Paolo Di Canio, idolo indiscusso della Nord, riportandolo a Roma dopo 16 anni. Soltanto una mossa di facciata, perché lo scaricherà un anno e mezzo più tardi senza nemmeno dargli spiegazioni. La tifoseria non glielo perdonerà mai. Sempre nel 2004 chiede a gran voce al pubblico di mobilitarsi e fare pressioni sotto l’Agenzia delle Entrate. Un appello accorato per portare più gente possibile e per ottenere la transazione con il fisco che avrebbe poi permesso alla società di salvarsi. Dopo esserci riuscito, interviene in diretta ai microfoni della “Voce della Nord” per ringraziare tutti i tifosi che hanno risposto “presente” alla chiamata del presidente. Peccato però che da quel momento, una volta ottenuto ciò che voleva, Lotito decide di non considerarli più. Sarà l’inizio della fine dei rapporti. Si vocifera anche (c’è un video che sembra testimoniarlo) che l’imprenditore romano sia di fede giallorossa e che ad un derby abbia esultato accanto al suo ex amico Storace dopo un gol contro la Lazio.

La scalata Chinaglia – Dopo due stagione deludenti, giustificate dalle ridottissime risorse economiche del club dopo lo sventato fallimento, scoppia il “caso Chinaglia” che vuole comprare la Lazio. Lotito non ci sta, non vuole nemmeno sedersi a trattare. Col senno di poi fu un bene, perché poi si rivelò tutto una “bufala”. Si scoprì, infatti, che Long John, era manovrato da un clan di casalesi che voleva riciclare denaro sporco. Ma in questa bufera finiscono anche alcuni esponenti della tifoseria laziale (che ancora adesso si ritengono totalmente estranei ai fatti), denunciati da Lotito. Per loro, il 29 gennaio scorso, è stato emesso il verdetto: condanne fino a tre anni per il reato di tentata estorsione.  Caduta invece l’accusa di aggiotaggio. Ma gli Irriducibili hanno subito fatto sapere che ricorreranno in Appello per dimostrare la loro innocenza.

Proseguendo nella storia, il rapporto ormai diventa irrecuperabile. L’onnipotente Lotito inizia ad allontanare tutti gli ex simboli laziali da Formello. Salutano la società, per volere del presidente, Pulici, Patarca, Oddi, Peruzzi e Lovati. Poi sarà la volta di un altro giocatore cresciuto nel vivaio biancoceleste: il terzino-tifoso Lorenzo De Silvestri. La Curva Nord inizia a contestarlo apertamente.

La Sparuta Minoranza – Il malcontento è sempre più forte. Il popolo laziale capisce di aver idealizzato un presidente che non è certo quello che sperava. Ma Lotito non è interessato minimamente ai malumori della piazza e continua per la sua strada. Anzi, nonostante la stragrande maggioranza gli abbia voltato le spalle, lui definisce “sparuta minoranza” i tifosi che non lo apprezzano.

Lo scorso anno però, in occasione di Lazio-Sassuolo, il popolo biancoceleste accorre in massa allo stadio per il “No Lotito day”. 45 mila spettatori all’Olimpico sfoggiano il cartello “Libera la Lazio”.Come dimenticare poi il 12 maggio della passata stagione, giorno dell’evento “Di Padre in figlio” con 70 mila laziali in festa per il ritorno di idoli come Cragnotti, osannato come i bei tempi, Signori, Nesta, Fascetti, Mihajlovic, Mancini, Casiraghi e tanti altri.

I mercati di “riparazione” – Da quel 2004, però, con il passare delle stagioni, i capitolini si rinforzano. Dopo Caso e Papadopulo, arrivano a Roma prima Delio Rossi e poi Edy Reja. Nel mezzo, la sfortunata parentesi Ballardini. Proprio con Rossi, i biancocelesti centrano il primo trofeo dell’era Lotito. Nel 2009, infatti, i capitolini conquistano la Coppa Italia, battendo in finale la Sampdoria. Due mesi dopo, con Ballardini, arriva la Supercoppa italiana a Pechino contro l’Inter. Ma il merito è tutto di Delio. Prima di questo successo, però, la Lazio ha l’occasione di giocarsi le sue chance in Champions League. Ma la dirigenza preferisce puntare su “rinforzi” del calibro di Vignaroli, svincolato dal Modena. Soltanto uno dei tanti nomi arrivati nei successivi mercati di “riparazione”. “Per venire nella Lazio i giocatori devono avere tre prerogative: moralità, compatibilità economica, qualità tecnica”. Saha, Kakuta, Postiga, Barreto e Pererinha quali di questi parametri rispecchiano? Un salto di qualità che probabilmente in tutti questi anni non ha mai voluto fare. Né lui e né Tare. Una volta è colpa del fax che non funziona, una volta della moglie di un giocatore che si è impuntata, un’altra ancora la colpa è dei “fattori imponderabili”.

Gabriele Sandri – Il 21 novembre del 2007 viene assassinato, nella stazione di Badia Alpino, Gabriele Sandri dall’agente della Polizia stradale, Luigi Spaccarotella. Lotito da subito si schiera dalla parte della polizia. Un affronto troppo grande per un popolo ferito. Ai funerali di “Gabbo”, nella chiesa della Balduina, si riunisce una folla gremita di persone. Ci sono anche le Istituzione e, naturalmente, la Lazio, ad eccezione proprio del presidente Lotito, il quale, furbescamente, non si presenta alle esequie del tifoso scomparso. Un’assenza ingiustificata che alimenta l’odio del popolo biancoceleste verso di lui.

Calciopoli e altre condanne – L’8 novembre del 2011 Lotito viene condannato ad un anno e 3 mesi per le questioni legate a Calciopoli. E il 12 marzo dell’anno successivo in Appello (e anche in Cassazione) ad un anno e sei mesi per aggiotaggio manipolativo sulle azioni del club.

Vertenze perse – Lotito è riuscito a fare causa al mondo intero, centrando l’impresa di perdere quasi ogni sua battaglia legale. Dino Baggio, Negro, Stendardo, Manfredini, Pandev, Zarate, Petkovic, Behrami sono soltanto alcuni dei nomi dei calciatori con lui il patron si è scontrato e con i quali ha dovuto soccombere.

26 maggio 2013 – Nemmeno la storica vittoria in finale di Coppa Italia contro la Roma riesce a ricucire lo strappo. La dimostrazione arriva dalla campagna abbonamenti della stagione successiva dove, nonostante l’entusiasmo per il trionfo, i numeri saranno inferiori all’anno precedente.

Le frasi assurde nel corso della sua gestione – Le “Lotitate”, nel corso di questi undici, lunghi anni sono moltissime. Impossibile riportarle tutte, ma per ricordare le sue dichiarazioni esilaranti è stata anche aperta una finestra sul sito “Aforismi”. “Come ho sempre sostenuto, la Lazialità è uno stile di vita”, ma detto da uno che in un’intercettazione del 2005 aveva sostenuto che la “Lazialità era una stronzata”, la cosa fa sorridere. Ed ancora, “Sono entrato nel mondo del calcio per passione: sono laziale dall’età di sei anni. E poi secondo la mia formazione cristiana ritengo che anche in questa scelta ci sia un disegno divino”. “Io ho sempre mantenuto le promesse”, ma per smentire questa affermazione basterebbe chiedere direttamente ai tifosi. ” Sono come Gesù che ha cacciato i mercanti dal tempio”.

Collettori di collette – Quando si parla di uscite infelici, spesso rivolte verso i tifosi, impossibile non ricordarsi di Varsavia. Nel novembre del 2013, 120 sostenitori laziali vengono arrestati ingiustamente nella trasferta nella capitale polacca. Schiamazzi notturni e manifestazione non autorizzata, le accuse principali mosse ai supporters biancocelesti. Da Varsavia, però, non arrivano buone notizie, alcuni ragazzi sono costretti a passare il Natale in carcere. Le Istituzioni e la società non muovono un dito per farli uscire da quell’incubo. A quel punto sono i tifosi stessi ad organizzarsi, provvedendo ad organizzare una colletta per pagare gli avvocati a chi non può permetterseli. Lotito, ordina ai giocatori di non collaborare in nessun modo economicamente. Poi viene intervistato e definisce i supporters “collettori di colletti con cui non vuole avere nulla a che fare”. Una frase che, insieme alla cessione di Hernanes due mesi più tardi, contribuirà a svuotare uno stadio intero per le successive partite casalinghe della Lazio. Nemmeno in questo caso, Lotito riesce a chiedere scusa ai tifosi.

I comunicati estivi – Lo stadio vuoto, però, crea un danno troppo grande all’immagine di chi aspira (e poi ha ottenuto) ad un posto in Federcalcio. Per questo, occorre cambiare strategia. Si affida così a Monica Macchioni, considerata la “guru della comunicazione politica”. Il presidente deve per forza di cose ripulire la sua immagine. Ecco allora gli infiniti messaggi che lancia, sotto la regia naturalmente della Macchini, al popolo laziale per farli tornare all’Olimpico. Una strategia che alla fine ha pagato perché, pur se la maggior parte dei tifosi non sottoscrive l’abbonamento, rientra allo stadio. La Lazio, la maglia e i colori biancocelesti vanno oltre le divergenze societarie. Complice anche una buona campagna acquisti che porta nella Capitale giocatori importanti come De Vrij, Parolo e Djordjevic. Ma di sicuro Lotito non ha mai fatto quel passo vero e reale nei confronti del popolo biancoceleste.

La storia recente – Arriviamo all’attualità. Diventato presidente della Salerntina, e ottenuto il potere in Figc, il nuovo consigliere federale è assetato di successo e notorietà. La telefonata con Iodice, che gli è costata la delega alle riforme, è soltanto l’ultima caduta di stile cui ci ha abituati Lotito. Impossibile non ricordarsi della gaffe nei confronti del direttore generale della Juventus, Giuseppe Marotta. “Con un occhio gioca a biliardo e con l’altro segna i punti”. Poi il caso scoppiato con la Lazio calcio femminile. La presidentessa del club, Elisabetta Cortani ha dovuto cancellare la trasferta a Palermo perché la squadra non ha i soldi per pagarsi il viaggio. “Lotito non ha rispettato le promesse e ci ha abbandonato”.

Intanto la Lazio sta disputando un campionato importante, sotto l’ottima guida dell’allenatore Stefano Pioli. Proprio il tecnico parmense, la settimana scorsa è intervenuto all’università di Tor Vergata, dove era ospite ad una conferenza. “È più importante il simbolo che portiamo sul petto piuttosto che il nome sulle spalle. Essere una squadra significa togliere un po’ dell’io in favore del noi”. Parole sante quelle di Pioli, chissà se Lotito le avrà ascoltate…

 

 

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