La Gabanelli e i “giochi sporchi” su Rai Way

Lo scorso novembre, il presidente del Cda di Rai Way, Camillo Rossotto, uno dei Gubiboys, non escluse l’integrazione con la società concorrente Ei Towers (targata Mediaset) giudicandola un’operazione «sensata e futuribile». L’Opa lanciata da Berlusconi nei giorni scorsi, però, è  stata immediatamente bocciata da Renzi in base a una norma (risalente a settembre) che, guarda caso, non compare nel prospetto informativo per la quotazione in Borsa. Per la gioia degli investitori. La Consob che dice?

La denuncia parte proprio da una dipendente della Rai, la giornalista Milena Gabanelli, dalle sempre accoglienti colonne del Corriere della Sera.

A novembre la Consob approvò il prospetto di quotazione redatto per consentire agli investitori di decidere se investire o meno in Rai Way. All’interno del documento c’è scritto che “la società non sarà contendibile”. Non è adeguatamente segnalato, però, che è anche soggetta al vincolo di controllo da parte della Rai.

Che significa per gli investitori? «Il prospetto dice: attenzione caro investitore che più del 49% di Raiway non lo può comprare nessuno» sintetizza la Gabanelli. Un simile divieto inevitabilmente influenza il prezzo di Borsa dell’azienda, non permettendo alle quotazioni di decollare, poiché se una società non può essere scalata in Borsa ovviamente il valore delle azioni è inferiore.

Eppure questa fondamentale disposizione non è stata segnalata con adeguata trasparenza agli investitori che lo scorso novembre hanno comprato i titoli Rai Way in sede di collocamento pubblico. Nel prospetto informativo diffuso a novembre si parla, citando il decreto di settembre, di “stabilità dell’assetto proprietario”, senza però specificare che il controllo, per legge, deve restare alla Rai.

Il decreto citato che, di fatto, ha bloccato l’Opa annunciata da Ei Towers il 24 febbraio scorso è quello del 2 settembre voluto da Matteo Renzi con cui il governo autorizzò la parziale privatizzazione, e la quotazione in Borsa, delle antenne di Viale Mazzini. Nel testo della norma si fa riferimento “all’opportunità di mantenere, allo stato, in capo a Rai (….) una quota di partecipazione sociale nel capitale di Rai Way non inferiore al 51 per cento». Ecco perché per il gruppo Mediaset, o per qualunque altro potenziale acquirente, non è possibile prendere il controllo della società pubblica.

Quindi perché Silvio Berlusconi ha lanciato un’Opa totalitaria su Rai Way se non avrebbe potuto farlo (in base a quanto già stabilito circa cinque mesi prima)? Significa che sono state date false informazioni al mercato, informazioni che hanno fatto schizzare il titolo Rai Way fino a quasi del 20%.

«A questo punto la Consob avrebbe dovuto intervenire per ripristinare la corretta informazione al mercato, chiedendo chiarimenti ai soggetti coinvolti e se del caso anche sospendendo in via cautelare il titolo» denuncia la Gabanelli.

La Consob, però, a due giorni dalla denuncia non ha fatto nulla di concreto se non annunciare che indagherà su “possibili (?) speculazioni”.

Ma come la mettiamo con gli azionisti di minoranza, che adesso dovranno rinunciare ai guadagni legati all’Opa? (Ei Towers aveva offerto una somma superiore del 52% rispetto al prezzo di collocamento e del 22% sulla quotazione dell’ultimo giorno prima dell’annuncio dell’offerta).

Si ipotizzano vertenze legali dai risvolti prevedibili, visto che gli investitori non erano stati informati al momento del collocamento gestito dalla Rai.

Siamo alle solite.

 

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2 Commenti

  1. Quinto Potere said:

    ‘Pillole del sapere’: prosciolti tre funzionari Miur

    Si è chiusa con un nulla di fatto giudiziario la vicenda delle “pillole del sapere”. “Non luogo a procedere perché il fatto non costituisce reato”, ha sentenziato il gup di Firenze, Tommaso Picazio. Sono così stati prosciolti l’ex capo del dipartimento Programmazione e gestione delle risorse del Miur, Giovanni Biondi, l’ex direttore generale del Dipartimento per lo Studente del dicastero di viale Trastevere Massimo Zennaro e il direttore dell’Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica, Antonio Giunta La Spada.

    I tre funzionari pubblici erano stati accusati di irregolarità nella gestione dei fondi del ministero dell’Istruzione destinati alla ricerca e legati a prodotti didattici multimediali.

    Il procedimento era stato avviato dalla procura di Roma alla luce di un dossier anonimo che faceva riferimento in particolare all’affidamento nel 2010 dell’appalto per le ‘Pillole del sapere’: spot educativi di 3 minuti ognuno destinati alle scuole.

    Nel dicembre 2011 la direzione generale dello studente, diretta allora da Massimo Zennaro, assegnava ad Ansas 1.300.000 euro per sviluppare il tema della digitalizzazione e della multimedialità nelle scuole.

    Il Capo dipartimento Biondi nel gennaio 2012 costituiva la commissione congiunta Miur-Ansas per dare un supporto tecnico e didattico all’individuazione delle tematiche più urgenti e più sentite all’interno degli istituti. L’Ansas a quel punto decideva di acquistare attraverso Consip, l’ente del Ministero delle Finanze per la trasparenza degli acquisti nella Pubblica Amministrazione, contenuti multimediali dell’azienda Abc per 730.000 euro.

    La trasmissione Report parlava di “soldi a palate all’azienda di Ilaria Sbressa, moglie di Andrea Ambrogetti, direttore delle relazioni istituzionali di Mediaset e presidente dell’associazione del digitale terrestre”.

    Dopo tre anni sono cadute le accuse di abuso d’ufficio e la vicenda è stata chiusa.

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