Beatrice Borromeo e il documentario (riciclato) sulla mafia

L'ex modella, giornalista e conduttrice televisiva Beatrice Borromeo

Ieri sera sono andate in onda su Sky Tg24 le due (insipide, soporifere, sconclusionate) puntate del documentario (riciclato) “Lady ’Ndrangheta” sul ruolo delle donne nella ricca e potente criminalità organizzata calabrese. A firma di Beatrice Borromeo, la giornalista più blasonata d’Italia che, con nonchalance, in soli 29 anni di vita ha cambiato più mestieri che acconciature.

 

 

 

Per lanciare la messa in onda del documentario a firma della Borromeo non si è risparmiato sull’inchiostro: da mesi interviste a gogo, anticipazioni, articoli dedicati, anticipazioni durante il telegiornale. Tutto per creare attesa su questo coraggiosissimo docu-film, in cui la contessina Borromeo intervista le regine della ‘Ndrangheta calabrese.

Potete capire quindi la delusione nell’accorgersi che il reportage tanto sospirato Lady ‘Ndrangheta” è su Youtube già dal 30 gennaio 2013, sempre a firma della Borromeo, intitolato però Mamma Mafia e realizzato per il Newsweek/Daily Beast con il quale la ragazza ha collaborato in passato. Ha solo cambiato il titolo, da Mafia a ‘Ndrangheta, e registrato le scene in italiano laddove erano in inglese. Due al prezzo di uno.

 

Messa da parte l’amarezza dalla triste rivelazione e recuperata l’ampia intervista di ieri su Libero realizzata da Selvaggia Lucarelli andiamo alla scoperta dei retroscena del progetto riciclato: tutto nacque, nel 2011, in America dove la giornalista del “Fatto Quotidiano” stava preparando la tesi. «Ero a New York e stavo preparando la tesi del mio master in giornalismo sul traffico di droga attraverso una tratta fino a quel momento inedita, quella Sud America/New York/Italia».

Fortuna che era nel posto giusto al momento giusto! Disse una volta in un’altra intervista: «vivo fra New York e Milano (…) vado ogni tanto nel fine settimana». Abbiamo beccato il weekend fortunato. Così decise che il mondo doveva sapere che la droga venisse dal Sud America e le venne la brillante idea del documentario.«Avevo aperto dei contatti con Fbi e Dea e con Nicola Gratteri». Addirittura. «Sono andata a cercare alcune di queste donne e le ho intervistate». Che intraprendenza.

La sua criminale preferita? Maria Serraino, una vecchia signora di 84 anni malata di tumore e agli arresti domiciliari. «Sono andata a casa sua a Milano da sola, con il microfono nascosto». Cuor di leone.

«Non hai paura?» Le chiede la Lucarelli. «No. Ormai mi chiamano mafiosi o familiari di mafiosi per parlare, se vedessi la rubrica sul mio telefono è piena di numeri segnati come “mafioso 1”, “mafioso 2”, “mafioso 3”». Esilarante nella sua assurdità.

Si vede proprio che ha questo mestiere nel sangue blu.

Pare, infatti, che sin da piccola la contessina sognasse di fare la giornalista o quantomeno la scrittrice. Sulle pagine di Libero racconta di quando andava alle medie in tram (in tram? Che oVVoVe!) e osservava la plebe che saliva e scendeva dal mezzo. Ci ha scritto il suo primo libro. Strano che qualcuno non lo abbia ancora pubblicato.

Poi ha deciso di fare la modella. D’altra parte, tutti le dicevano “perché non fai la modella?”. Così la mamma Paola Marzotto (sì, “quei” Marzotto) ha chiamato un amico. «La prima sfilata l’ho fatta per Chanel, a piazza di Spagna».

Poi qualcuno le deve aver detto: “perché non fai la conduttrice televisiva“? Quel qualcuno è Michele Santoro che nel 2006 la vuole accanto a sé ad Annozero. «Non ho fatto un vero colloquio, mi ha telefonato e già questo mi ha fatto star male, come se oggi mi telefonasse Anna Politkovskaja dall’aldilà. Un mito. Mi dice: “Che fai?”, io dico: “Studio”. E lui: “Stiamo aprendo un nuovo programma». Sono andata a Roma, mi ha chiesto se volevo far parte del programma in qualche modo». E Santoro le fa condurre per due anni la rubrica “Generazione Zero”.

Poi si è ricordata che voleva fare la giornalista. Nel 2009 ha intervistato Roberto Saviano per la rivista inglese Above, diretta da Charlotte Casiraghi, sorella del suo fidanzato Pierre. Poi ha collaborato col Newsweek e il Daily Beast e, sempre nel 2009, è entrata (e mai uscita) dalla redazione dell’appena nato “Fatto Quotidiano“, dove si occupa principalmente di economia. Lei che è laureata in Giurisprudenza con un master in giornalismo e politica internazionale.

Che fatica star dietro alle proprie velleità! Lei che è partita dall’alto, a soli 29 anni ha già cambiato carriera più volte, avendo avuto la possibilità di realizzare ogni suo desiderio professionale, già nel 2009 ammetteva candidamente «è difficile trovare qualcosa che mi piaccia di più di quel che ho già fatto».

Adesso dice che da grande vuole fare i documentari. «Non andrò mai via da “Il Fatto” finché mi vorranno, ma sentivo che la scrittura non mi bastava, che mi mancava qualcosa. Io nella saletta di montaggio mi sento felice». Subito accontentata. Da quanto anticipato da lei stessa presto il canale all news di Rupert Murdoch trasmetterà altri due suoi documentari.

Speriamo che almeno quelli non siano riciclati.

Ah, piccole coincidenze: produttore esecutivo di “Lady ‘Nrangheta” è Olivia Sleiter, la stessa che ha prodotto La mafia uccide solo d’estate dell’attore e regista Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, fidanzato di Giulia Innocenzi,  31 anni, conduttrice televisiva che gioca a fare la giornalista d’assalto, specializzata in inchieste sociali. Anche lei, come la contessina, si è occupata di Generazione Zero di Michele Santoro. E anche lei, tra le altre cose, scrive per il Fatto Quotidiano.

Vi ricorda niente? Qua, oltre che i documentari si riciclano pure le carriere altrui. 

 

Articoli correlati

Un Commento

  1. Pingback: Il sesso adolescenziale e la speculazione dei media italiani

*

Top