L’Italia alla deriva, la politica incapace e colpevole

Disoccupazione al 13%, imprese che falliscono, povertà che cresce, corruzione dilagante: c’è bisogno di una rinascita economica, etico-morale, sociale, culturale e invece abbiamo ancora il condannato Berlusconi che detta l’agenda al governo mentre Renzi continua a fare promesse. Ma i risultati non si vedono

di Antonio Ingroia

Nelle ultime settimane l’Istat ha reso noto che in Italia il tasso di disoccupazione è salito al livello record del 13%, con oltre 3,3 milioni di disoccupati, ha certificato che tra i giovani fino a 24 anni quasi uno su due è senza lavoro (tasso di disoccupazione giovanile pari al 42,3%), ha rilevato in oltre un milione le famiglie che sono senza un reddito da lavoro, in cui cioè tutti componenti attivi sono disoccupati. Pochi giorni fa Unioncamere ha stimato che nel primo trimestre del 2014 hanno chiuso per fallimento, in Italia, più di 3.600 imprese, cioè circa 40 al giorno, quasi due all’ora, mentre da un rapporto di Confcommercio-Censis su consumi e clima di fiducia è emerso che l’80% delle famiglie italiane si sente in una situazione di precarietà e instabilità. E ancora, sempre di questi giorni è un sondaggio condotto dal Centro studi Unimpresa tra le imprese associate da cui è emerso che tre aziende italiane su cinque devono chiedere prestiti in banca per pagare le tasse. Sono i numeri, allo stesso tempo vergognosi e inaccettabili, di un Paese a terra, in cui cambiano le larghe intese ma il prodotto non cambia, in quella che si potrebbe definire la proprietà commutativa del fallimento della politica.

E non è nemmeno tutto, perché alla crisi economica si aggiunge una altrettanto grave crisi etico-morale, che trova conferma nella solita spaventosa e dilagante corruzione, capace di infiltrarsi ormai anche nei Palazzi di Giustizia, e in un’evasione fiscale sempre altissima eppure sempre intoccabile. Si aggiunge una cronica crisi di legalità, perché uno Stato che taglia risorse e lascia sempre più soli coloro che lottano contro le mafie fa ovviamente solo un favore alle mafie e a chi fa affari con loro. Si aggiunge una crisi di civiltà, testimoniata dall’indecente sovraffollamento delle carceri, piene di poveracci mentre potenti e colletti bianchi riescono in qualche modo a svangarla sempre, magari con 4 ore a settimana ai servizi sociali. Si aggiunge una profonda crisi di fiducia, quella che spinge sempre più giovani ad andarsene per cercare un futuro altrove, dove c’è lavoro, dove ci sono opportunità, dove c’è meno burocrazia, dove c’è riconoscimento del merito, dove ci sono salari migliori.

Insomma, da qualsiasi punto di vista la si guardi, l’Italia è oggi un Paese alla deriva, incapace di ritrovare una rotta dopo essere stata portata a sbattere sugli scogli dal ventennio berlusconiano. Se altri, anche in Europa, riescono a intercettare i primi significativi segnali di ripresa, noi continuiamo invece a navigare a vista, e questo nonostante la continua ricerca del salvatore della Patria, che ha fatto calare dall’alto prima il supertecnico Monti, poi l’immobile Letta e ora lo straripante Renzi. Ognuno presentato come l’unica soluzione possibile, come il punto di svolta. E invece la svolta la stiamo ancora aspettando e chissà quanto ancora ci vorrà perché arrivi. A guardare cosa succede a Palazzo Chigi e dintorni con senso critico, senza cioè farsi incantare dalla propaganda, non c’è onestamente da essere ottimisti. Il governo si regge sul patto tra Renzi e Berlusconi, e questo è il suo indiscutibile peccato originale, perché anche a voler credere con un atto di fede al riformismo ultraspinto di Renzi, nessun un atto di fede può davvero far pensare che Berlusconi sia minimamente affidabile.

I fatti degli ultimi giorni ne stanno dando prova. L’Italia affonda, l’Europa ci guarda con sospetto, e lui, nel tentativo disperato di arginare il suo declino e quello di Forza Italia, lancia l’ennesima campagna elettorale inquinata, con il solito vittimismo, i soliti attacchi ai giudici, le solite uscite che imbarazzano noi e indignano il resto del mondo, come l’ultima sui tedeschi e i campi di concentramento. La relativa novità, frutto proprio del peccato originale, sta nell’ambiguità con cui si muove sulle riforme che ha concordato con Renzi: prima le battezza come necessarie, un attimo dopo le affossa, quindi assicura che rispetterà gli accordi, in uno schema che ricorda un po’ quello della Bicamerale con D’Alema e sappiamo poi com’è andata a finire. Sta di fatto che un condannato in via definitiva a 4 anni per frode fiscale non solo non è in galera (grazie anche alle leggi che si è fatto fare negli anni di governo) ma può ancora imperversare praticamente senza freni, omaggiato e riverito, dettando l’agenda e i tempi della politica.

Ma se Berlusconi si affanna a caccia di voti a modo suo, Matteo Renzi non è da meno. Parla ovunque, dilagando tra tv, radio e quotidiani. Quando non lo intervistano scrive lui ai giornali, e se proprio è in astinenza di visibilità eccolo rifugiarsi negli amati social network e inventarsi una (non) conferenza stampa su Twitter. E’ al governo da due mesi ma sembra ci sia da due anni per quanto è abile a invadere ogni spazio, anche il più piccolo, che si tratti di un’ospitata da Maria De Filippi o della partita del cuore (con buona pace della par condicio). E però se si vanno a valutare i risultati finora ottenuti, il bilancio, al netto degli annunci, lascia molto a desiderare. Ho già scritto, e non sono stato il solo a farlo, che i tanto celebrati 80 euro in più in busta paga sono davvero 80 euro solo per una platea limitata di lavoratori dipendenti, per gli altri sono molto di meno o addirittura niente, come per incapienti, pensionati e partite Iva. Qui aggiungo solo che l’operazione, stando a quanto scritto nel Def, determinerà una crescita del Pil dello 0,1% nel 2014, dello 0,3% nel 2015 e dello 0,4% nel 2016. Per finanziarla, però, sono necessari tagli alla spesa pubblica che il governo stima produrranno un effetto negativo sul Pil dello 0,1 nel 2014, dello 0,2 per il 2015 e dello 0,3 per il  2016. In sintesi, il saldo finale è pressoché nullo. La scommessa, o meglio l’azzardo, sta tutta nel fatto che una manciata di euro in più in busta paga spingerà gli italiani che ne beneficeranno a spendere di più e quindi a riattivare i consumi. Personalmente ho forti dubbi, visto che la misura riguarda stipendi netti da 1.200-1.500 euro al mese, di chi dunque è generalmente costretto a essere molto attento a far quadrare i conti, e che in tempi di crisi si è portati ad accantonare piuttosto che a spendere.

Al di là del decreto per gli 80 euro, che almeno è legge nonostante le fibrillazioni legate alla richiesta di chiarimenti da parte di Napolitano, per il resto Renzi sul fronte delle riforme ha portato a casa ben poco. La pessima legge elettorale scritta con Verdini deve ancora essere approvata al Senato e il suo destino è evidentemente legato a quello del ddl costituzionale per l’abolizione di Palazzo Madama. Erano entrambe riforme previste dall’accordo con Berlusconi, ma le ultime uscite dell’ex Cavaliere hanno rimesso tutto in dubbio o comunque hanno fatto chiaramente capire che prima delle Europee non se ne farà nulla, con buona pace delle tabelle di marcia di Renzi. Anche sul fronte lavoro il governo ha concluso poco e male: il decreto approvato pochi giorni fa alla Camera con la fiducia, tra divisioni, polemiche e scambi di accuse interni alla stessa maggioranza, non crea infatti lavoro ma allarga la precarietà. La lotta alla mafia si è fermata alle buone intenzioni, subito sfumate, di portare Nicola Gratteri al ministero della Giustizia e alla lettera di Renzi a Saviano. Poi però il Pd per non smentirsi ha votato e difeso la versione annacquata del 416 ter e ha deciso di candidare alle Europee il professor Fiandaca, noto per legittimare la trattativa Stato-mafia e per delegittimare la procura di Palermo. Un segnale chiarissimo.

Sull’evasione fiscale Renzi resta sostanzialmente non pervenuto, mentre la lotta alla corruzione per ora è tutta nella nomina di Raffaele Cantone a guida dell’Autorità anticorruzione. Nulla da dire su Cantone, che è indiscutibilmente un eccellente magistrato, ma, come ha lui stesso ha sottolineato in una recente intervista, la sua nomina deve essere valorizzata dalla politica conferendo alla struttura gli uomini, i mezzi, le risorse, i poteri necessari per fare davvero la lotta alla corruzione. Altrimenti anche questa è, purtroppo, solo un’operazione di facciata ed è esattamente quello di cui non c’è bisogno. C’è bisogno piuttosto di una svolta vera, di una rinascita allo stesso tempo economica, etico-morale, sociale, culturale. E invece ancora oggi siamo qui a commentare le solite pagliacciate di Berlusconi e i sogni promessi da Renzi.

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