Lo scambiano per un mafioso e lo condannano al carcere duro: Beniamino Zappia vuole giustizia

Zappia

Quella di Beniamino Zappia, un signore di 77 anni, è una storia assurda, l’ennesimo caso di malagiustizia italiana. Un errore imperdonabile quello dei giudici che hanno costretto l’uomo a farsi tre anni di carcere e due di arresti domiciliari, scambiandolo per un boss mafioso. Un caso di omonimia che gli è costato quasi la vita.

La colpa di Zappia è stata solamente quella di avere il cognome di un altro “Zappia”, sospettato di far parte di una cosca criminale. Solo che uno si chiama Giuseppe è libero e considerato colpevole, l’altro, innocente, Beniamino ed è stato arrestato ingiustamente.

Una “svista” enorme, atroce quella della giustizia italiana, passata incredibilmente quasi sotto silenzio per evitare di finire nella gogna mediatica. I quotidiani che hanno riportato la notizia non hanno nemmeno scritto chi sono i giudici e i pm responsabili.

La vittima ha provato in tutti i modi a spiegare che lui con i mafiosi non aveva mai avuto a che fare. Ma nessuno gli ha mai creduto. A cominciare dai magistrati che lo hanno indicato come il collegamento tra le cosche di Agrigento e quelle italo-canadesi legate al clan dei fratelli Rizzuto di Montreal.

Ci sono voluti quasi 5 anni per rendersi conto che quel signore, all’epoca dei fatti settantenne, non c’entrava nulla con le accuse infamanti che gli erano state date. Non solo, dopo una detenzione che lo ha visto passare per le carceri di Roma, Milano, Napoli e Benevento, Zappia nel 2009 viene rinchiuso col regime del carcere duro, previsto dal 41 bis. Una storia agghiacciante, veramente. Beniamimo adesso è libero da tre anni, ma chiede giustizia. La vita che gli hanno tolto per quasi 5 anni non gliela ridarà indietro nessuno, ma il suo avvocato, Luis Eduardo Vaghi, ha annunciato ricorso alla Corte d’Appello di Roma per ingiusta detenzione nella speranza di risarcire almeno economicamente il suo assistito.

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