Da Ancelotti a Mourinho: il “triste” destino dei numeri uno

Mourinho

Il calcio dà, ma può anche togliere. Non fa sconti, nemmeno se ti chiami Josè Mourinho o Carlo Ancelotti, sicuramente non due, come direbbe Mario Brega, “di passaggio”. Questo sport è ingrato, infedele come una donna che tradisce, si dimentica subito di tutto quello che di grande hai fatto in tanti anni e si ricorda solo degli scivoloni saltuari di una carriera gloriosa. Il calcio è questo, prendere o lasciare.

Il calcio è in grado di farti passare, in poco più di 90 minuti, da “Special One” a “Special Out”. È bastata un’eliminazione dalla Champions League –che Mourinho ha vinto per ben due volte sulle panchine di Porto e Inter- per scatenare lo sfottò e la critica dei suoi “nemici”. Si perché l’allenatore del Chelsea ne ha molti. D’altronde non è mai risultato simpatico a (quasi) nessuno, ma ha sempre vinto pur non giocando un bel calcio. Ed è questo quello che conta, perché lo “Special One” (che rimarrà tale) anche quest’anno metterà in bacheca (salvo improbabili rimonte del City) “un titulo”: la Premier League.

Ma la clamorosa eliminazione contro il Psg non gli è stata perdonata. “Abbiamo meritato la sconfitta”, ha dichiarato a fine gara. Apriti cielo, il portoghese forse per la prima volta in vita sua ha ammesso la superiorità degli avversari. Onore al merito di Josè, ma rimane il fatto che il Chelsea abbia giocato praticamente tutto il match, supplementari compresi, in superiorità numerica e si sia fatto rimontare per ben due volte. Un addio alla Champions sciagurato, dunque critiche verso di lui giustificate.

Ma lui rimane lo “Special One”, non può essere altrimenti. Così come rimane uno dei migliori Carletto Ancelotti, anche lui bersagliato da media e tifosi per il calo evidente del suo Real Madrid. Eppure, l’ex Milan, il turno lo ha anche passato, anche perdendo in casa contro lo Shalke (3-4). Ma dalle parti della capitale spagnola non perdonano nulla. E se ne fregano se soltanto 7 mesi prima Ancelotti ha vinto la “decima” Champions League contro l’Atletico e tre mesi più tardi sia salito sul trono del Mondo, conquistando la vecchia Coppa Intercontinentale. È finito addirittura sulla graticola “Carletto”, si è parlato di esonero. Cose dell’altro mondo, calcolando che i “galacticos” sono secondi in campionato ad un solo punto dal Barca e nei quarti di finale di Champions.

Verrebbe voglia di salutare tutti e mandarli a quel paese. Ma poi, sia Mourinho che Ancelotti si ricorderanno di sicuro che il calcio è fatto così e che questo è il destino dei numeri uno: vincere sempre. Non si può fare altrimenti.

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