Capalbio e Livorno-Civitavecchia: la sinistra rischia il frontale sull’autostrada

La Sat è stata fondata nel 1968 e ancora non è riuscita a completare l’arteria stradale di sua competenza. Dietro la società c’è la lobby del cemento di sinistra. Gli avventori di Capalbio, che si oppongono, sono della stessa corrente.

Conflitto d’interessi sull’autostra da Livorno-Civitavecchia. Giudice della partita sarà Capalbio. Il paesino maremmano, grazie ai suoi frequentatori della sinistra radical-chic, è arbitro supremo delle sorti dei circa 240 chilometri di asfalto che da oltre 40 anni non trovano realizzazione. Ogni anno sembra quello buono, quello della realizzazione dell’arteria. E invece, puntualmente, viene rimandato l’ammodernamento di un tragitto che dipende ancora dalla ormai storica strada statale numero 1, l’Aurelia. Solo che, in alcuni tratti, subito dopo l’uscita dalla Roma-Civitavecchia e più avanti, proprio in vista di Capalbio, la strada si fa troppo stretta per un flusso di automobili, tir e pullman che, soprattutto nel periodo estivo, diventa imponente. Una ristrutturazione autostradale, proprio in quel tratto, è sempre stata necessaria, ma nonostante la recente approvazione da parte del CIPE dei lotti 2 (San Pietro in Palazzi-Scarlino), 3 (Scarlino-Grosseto Sud), 5A, 6B (Ansedonia-Tarquinia) l’Autostrada A12 Livorno-Civitavecchia è ancora lontana dall’essere completata.

Gli inglesi hanno coniato l’acronimo NIMBY “not in my back yard”, ovvero “ovunque, ma non nel mio giardino”, riferendosi alla realizzazione di opere o infrastrutture che potrebbero incidere sul proprio vivere quotidiano. Il detto è perfettamente utilizzabile nel nostro Paese, per questioni sociali di stretta attualità: dalla dislocazione delle discariche per la spazzatura, alla realizzazione dei campi nomadi. La costruzione del “corridoio Tirrenico” sembrerebbe rientrare alla perfezione in questa categoria. Vediamo chi potrebbe risentire della realizzazione dell’autostrada A12.

Da un articolo del Corriere della Sera, in data 1 maggio 2005: “Claudio Petruccioli, senatore Ds, che sulla provinciale di Valmarina ha un casale, vicino a quelli dell’azzurro Ferdinando Adornato e dell’europarlamentare Furio Colombo, ma anche dell’ingegnere Claudio Pincheri, amico di Romano Prodi, che spesso arriva a casa sua con tanto di bicicletta per qualche «uscita» sulle colline. Sempre un pò fuori dal borgo, immerso in un oliveto secolare, c’ è il casale del neo ministro delle Politiche comunitarie Giorgio La Malfa, habituè di Capalbio da oltre vent’ anni. Alla Vallerana, un’altra zona periferica, c’ è invece la dimora del senatore ds Franco Bassanini dove si sta cercando di rimpiantare vecchi vitigni. Qui, negli anni passati, soggiornarono Alberto Asor Rosa e Achille Occhetto. In località Radicata, accanto a un bosco secolare, c’ è l’azienda agricola di un altro ds: Esterino Montino. Azienda agricola pure per Stefania Craxi, mentre la Verde Grazia Francescato ha preferito trovar alloggio nel centro del paese a due passi da Giorgio Napolitano e si vocifera che anche Marco Follini, frequentatore di Ansedonia, cercherebbe casa vicino alla piazza del borgo, dove si celebra il Premio Capalbio, che la scorsa estate lo ha visto tra i protagonisti. Poi c’ è la Capalbio marinaresca, quella spostata un po’ più verso la costa. E qui non c’ è che l’imbarazzo della scelta. Nel residence «Il Chiarone» arrivano Claudio Martelli, Umberto Veronesi, Vittorio Sgarbi, Francesco Rutelli, la Verde Anna Donati. Sempre più attirati dalle sirene capalbiese Giuliano Amato (che ha casa ad Ansedonia) e Piero Fassino. Anche Gianfranco Fini sarebbe interessato”.

Ora, a parte “l’azzurro Adornato” (che tra l’altro proveniva proprio dalla sinistra), a parte Stefania Craxi e Gianfranco Fini (sulla cui connotazione politica sarebbe meglio tacere), gli altri sono tutti esponenti di una precisa area politica. Eppure la lista è incompleta. Eh già, perché a protestare contro gli eventuali ammodernamenti infrastrutturali troviamo anche l’ex presidente del consiglio Giuliano Amato assieme al principe di Castagneto e duca di Melito, Nicola Caracciolo, fratello del defunto Carlo, il cognato dell’avvocato Gianni Agnelli.

Nel corso degli anni, per il corridoio Tirrenico, sono state esaminate varie opzioni: dal raddoppio dell’Aurelia, alla realizzazione di un’autostrada parallela. Cambiano i possibili scenari, ma gli attori che si sono dichiarati guerra tra loro sembrano appartenere alla stessa barricata politica. Se da una parte troviamo i residenti e i frequentatori occasionali di Capalbio, alfieri della sinistra radical-chic, a spingere per la realizzazione dei 206 chilometri fra Livorno e Civitavecchia ci sono i soliti gruppi politico-finanziari. La società incaricata per costruire l’autostrada A12, infatti, è la Sat, Società Autostrada Tirrenica.

La Sat è il classico esempio del pasticcio all’italiana; il tipico carrozzone in cui confluiscono soldi pubblici, dal quale, però, devono essere cavati fuori i profitti privati. È stata costituita nel 1968 “con oggetto la promozione e la progettazione, nonché la costruzione, l’esercizio di una autostrada da Livorno a Civitavecchia e i relativi collegamenti e diramazioni”: 46 anni di stallo totale. Nel 1982, poi, viene sancita la partecipazione di controllo “non inferiore al 51% del capitale sociale” di Autostrade Spa. Chi c’è dietro Autostrade Spa (ovvero la holding finanziaria Edizione di proprietà dei Benetton) già lo avevamo indicato nell’articolo United Investments of Benetton. Non solo: in Sat, infatti, c’è un altro grande gruppo onnipresente nelle attività imprenditoriali italiane, come Caltagirone. A definire meglio gli interessi sul corridoio Tirrenico, poi, contribuisce la presenza di Holcoa: “strumento creato dalle cooperative di costruzioni (CCC, CMB di Carpi, CMC di Ravenna e Unieco) per entrare nel settore delle concessioni autostradali”. Assieme a Benetton, Caltagirone e coop rosse, si annovera poi anche il Monte dei Paschi di Siena, al centro di scandali finanziari e politici qualche tempo fa.

Un’altra ombra rossa incombe sul futuro della Livorno-Civitavecchia. È quella dell’attuale presidente di Sat, Antonio Bargone. Ex deputato comunista, poi sottosegretario del governo Prodi, Bargone, in nome del più lampante conflitto d’interessi, ricopre anche il ruolo di commissario per l’autostrada tirrenica. Tra gli incarichi di commissario, quello più esilarante è quello di vigilare sulla Sat. Quindi sulla sua società. Ma il conflitto d’interessi, come abbiamo già denunciato, in Italia vale solo per Berlusconi.

I radical-chic di Capalbio contro la lobby del cemento: staremo a vedere come finirà questo derby tutto interno alla sinistra.

Articoli correlati

4 Commenti

  1. Gabriele said:

    E quando mai ai parassiti della sinistra é interessato l’interesse del Paese. Sono la feccia lurida della Politica italiana. Pezzenti miserabili arricchitisi con la Politica sfruttando l’ignoranza e la buona fede di una buona parte degli Italiani. Al rogo a cominciare da Napolitano

  2. Pingback: ESCLUSIVO-Divieto di sosta a 5 stelle per il sindaco di Livorno, Nogarin

  3. Pingback: Bargone (Sat) come Prandelli: si dimette il commissario del governo

  4. nicola said:

    Adesso capisco perché l’Autostrada è da 40 anni che è ferma a Civitavecchia,eppure costruire le infrastrutture significa sviluppo,occupazione,ricchezza…e meno delinquenza…ma ai politici di Sinistra interessano solo i propri interessi,anche perché loro ricchi lo sono già,male che vada hanno una pensione e vitalizio sicuro…gli altri secondo loro si possono arrangiare…e continuare a stare in coda sull’Aurelia…

*

Top