Salerno-Reggio Calabria, operaio morto: tragedia o scandalo?

Il Tg3 regionale della Calabria con le immagini della campata crollata

Le strade gestite dall’Anas sono sicure? La morte dell’operaio (la quarta, in due anni) è stata una tragedia o è dovuta a qualche mancanza da parte dell’azienda guidata da Pietro Ciucci? Ermes Trovò, amministratore della società specializzata nella responsabilità civile a cui la famiglia del lavoratore morto si è rivolta, punta il dito: «Non servono commissioni d’inchiesta interne ad Anas, servono risposte.»

Nel pomeriggio del 2 marzo scorso, la quinta campata del viadotto “Italia” è crollata. Un operaio di 25 anni, Adrian Miholca, dipendente della Nitrex, una delle tantissime ditte che lavorano in subappalto, è precipitato nel vuoto. Giù per 80 metri. Per poi schiantarsi al suolo.

Con quest’ultima tragedia, il numero dei morti sul lavoro sulla Salerno-Reggio Calabria in due anni sale a quattro. Quattro di troppo.

Secondo quanto riporta una nota dell’Anas, l’incidente è avvenuto in prossimità dei lavori di predisposizione della demolizione dell’impalcato.

Il presidente dell’Anas, Pietro Ciucci, si è detto “addolorato”, ha espresso le sue condoglianze alla famiglia dell’operaio e ha nominato una commissione d’inchiesta interna per verificare la dinamica e le responsabilità dell’incidente.

«La morte di Adrian Miholca è una tragedia che grida allo scandalo e rivendica una presa di coscienza sul grado di sicurezza su tutte le strade del nostro Paese gestite da Anas» ha replicato Ermes Trovò, amministratore di Studio 3A, società specializzata nella responsabilità civile e risarcimento del danno a cui si è rivolta la famiglia dell’operaio morto.

«Un crollo di quella natura è sicuramente imputabile – spiega Trovò – alla vetustà del manufatto (realizzato alla fine degli anni ’60, in un’area soggetta ad attività sismica, oltre ad criticità derivante dalla grande quantità di aziende subappaltatrici che negli anni si sono succedute) e l’eventuale mancanza di puntuali e periodiche verifiche da parte dell’Anas potrebbero spiegare quanto è accaduto. Un giovane operaio è morto in seguito ad un salto nel vuoto di 80 metri: di fronti a questi fatti bisogna agire, comprendere le responsabilità oggettive e lavorare perché non possano più verificarsi episodi simili.»

Nel frattempo Studio 3A, tramite i propri legali, sta provvedendo ad ottenere le autorizzazioni dalla Procura per poter effettuare i sopralluoghi necessari alle rilevazioni tecniche: «Nonostante il forte potere di persuasione che sicuramente Anas sarà in grado di esercitare, Studio 3A non ha intenzione accettare ricostruzioni effettuate solo da una parte, per altro quella responsabile della sicurezza. Una squadra dei nostri specialisti, per tanto, si recherà i prossimi giorni sui luoghi di questa tragedia sarà necessario verificare i motivi dell’accaduto e portare i responsabili quanto prima davanti alla giustizia.»

«Pietro Ciucci, padre padrone dell’Anas, ha già dimostrato di non essere in grado di rispondere a questioni di tanta gravità, come per il crollo del viadotto appena inaugurato in Sicilia. – conclude Trovò – mentre da amministratore di Anas si autolicenzia senza preavviso dal ruolo di direttore generale (attribuendosi anche una consistente buonuscita), si preoccupi della sicurezza delle strade su cui dovrebbe vigilare, senza fare tanta inutile retorica.»

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