Rai-Messaggero: Gubitosi+Esclapon+De Paolini, rotta sicura per il bond

Osvaldo De Paolini e, nel riquadro, Luigi Gubitosi

Nel marchettificio di via del Tritone, al secolo “il Messaggero”, è partita un’altra sponsorizzazione senza fattura. Questa volta riguarda il bond da 300 milioni che la Rai si accinge a proporre al mercato per “ridurre gli oneri al servizio del debito, oltre che allungarne la durata, onde finanziare con maggiore efficacia alcune operazioni di ristrutturazione immobiliare che toccano anche la sede principale della tv di Stato”.

Questa prosa criptica (per carità, nessun accenno all’amianto di viale Mazzini) è dell’ineffabile vicedirettore responsabile delle pagine economiche Osvaldo de Paolini, l’ex-radiato dall’Ordine per lo scandalo Lombardfin che sta vivendo una esaltante stagione di “endorsement” da quando si è trasferito da Milano a Roma. Iscrittosi subito al master di perfezionamento nel “metodo Lucchini”, fu “pizzicato” a tavola con l’inventore, Costanza Esclapon (Rai) e Flavio Haver (Corriere della Sera) intento a studiare come far sparire dai media la denuncia di Piero Di Lorenzo sulle tangenti in viale Mazzini. Poi, tra una beatificazione e l’altra dell’ad ENI Paolo Scaroni (memorabile un’intervista in cui, in pratica, lo candidava alla guida della Farnesina) e del presidente dell’ABI Antonio Patuelli, ha accettato ben volentieri di curare l’immagine del dg della Rai. Lodi sperticate per l’operazione Rai Way, applausi scroscianti al supermanager di viale Mazzini dal “curriculum” stellare.

Leggete attentamente cosa ha scritto sul “Messaggero” di oggi, sicuramente senza arrossire e provare un po’ di vergogna: “L’emissione del bond quotato, improponibile prima della cura Gubitosi che in tre anni ha modificato fin nelle fondamenta il bilancio Rai rendendolo più leggero dal lato dei costi ma anche più comprensibile e soprattutto più sostenibile agli occhi dei potenziali investitori, è il degno completamento di una gestione finanziaria la cui qualità ancora non è stata ben compresa. Gubitosi, infatti, dopo la pregevole operazione di collocamento in Borsa della controllata Rai Way – che ha ricevuto l’apprezzamento sia del premier Renzi che del ministro Padoan – si appresta a chiudere un bilancio (quello relativo all’esercizio 2014) in utile avendo gettato le premesse per la conduzione aziendale con meno problemi di quelli trovati quando nell’estate del 2012 venne chiamato alla guida della Rai dall’allora premier Mario Monti. Al suo attivo, quale gestore d’azienda che si aggiunge al ruolo di banchiere e a quello di finanziere tra i più apprezzati (suo il concepimento del famoso prestito convertendo da 3 miliardi grazie al quale la Fiat poté salvarsi quando all’inizio del decennio scorso stava fallendo), il direttore Gubitosi ha anche una medaglia di quelle che non sbiadiscono: grazie alla sua gestione rigorosa, per una volta è la Rai ad aver finanziato lo Stato con i famosi 150 milioni chiesti da Matteo Renzi da poco insediato a Palazzo Chigi”.

Ogni ulteriore commento appare superfluo.

 

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