Qatar, quei mondiali costruiti dagli “schiavi” nordcoreani

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Schiavi dalla Corea del Nord deportati in Qatar, con stipendi trattenuti dalla dittatura di Kim Jong, per costruire stadi ed infrastrutture per i mondiali di calcio che si terranno nel 2022.

Proprio ieri è stata confermata la collocazione invernale del torneo in Qatar che inizierà a novembre: mentre rimane ancora un’incognita la data di partenza, la finale si disputerà il 18 dicembre. Nello stesso alone di mistero rimane la condizione dei cantieri che vedono il coinvolgimento di lavoratori provenienti dalla Corea del Nord.

Gli operai inviati dal regime di Kim Jong-un per lavorare all’estero (Cina, Russia e Medio Oriente) sarebbero oltre 20 mila per una paga che, come in Qatar, si aggira intorno ai 3.000 riyal, circa 770 euro al mese: circa il 90% del compenso, però, sarebbe trattenuto dagli apparati dello stato per continuare a garantire il tenore di vita del dittatore.

La denuncia è stata lanciata da un’inchiesta del Guardian che lo scorso novembre aveva raccontato dei lavori forzati, parlando di una “schiavitù sponsorizzata dallo stato”. I lavoratori arrivati in Qatar dalla Corea del Nord, secondo la testata inglese, sottoscrivono contratti di tre anni; per scongiurare ogni tipo di protesta e di manifestazione da parte degli operai, il regime terrebbe costantemente sotto costante minaccia di ritorsioni i loro familiari rimasti in patria.

Tra le aree in Qatar sotto osservazione c’è quella nel deserto a nord di Doha dove sorgeranno residenze per 200 mila persone, un grande parco divertimenti, campi da golf e soprattutto lo stadio che ospiterà la finale dei campionati mondiali di calcio. Gli operai della Corea del Nord, dunque, lavorano in Qatar in attesa di tornare in patria per ricevere i loro compensi, ma in base a una serie di testimonianze di lavoratori che sono riusciti a fuggire, ricevono solo un minimo di 10% dei loro stipendi quando tornano e alcuni addirittura non ricevono neanche quella minima parte.

Siamo qui per far guadagnare alla nostra nazione la valuta estera” aveva dichiarato al Guardian un operario che lavora in un cantiere nel centro di Doha, contribuendo a rafforzare la tesi della carenza di valuta pregiata da parte del regime di Kim Jong-un.

“Solo propaganda” secondo il delegato nordcoreano presso le Nazioni Unite di Ginevra ha negato la situazione dei lavoratori nordcoreani in Qatar e che la situazione descritta sia frutto di testimonianze infondate.

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