Antipirateria, niente più Marò

Luciano Campoli

Dopo le dichiarazioni del ministro della Difesa, Roberta Pinotti, si apre una nuova fase della lotta all’antipirateria nelle acque dell’East Africa. Niente più militari, dunque, a bordo della flotta mercantile italiana, ma contractors appartenenti a società private.

Su queste figure ultimamente si sono aperte numerose polemiche. Alcuni parlano di avidi mercenari, mentre altri li vedono come un passo in avanti per stare allo stesso livello di Paesi come Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania.

Ma quali sono le conseguenze dell’uscita della Marina Militare dal servizio di scorta delle nostre navi? A spiegarlo Luciano Campoli, Direttore Generale della G7 Srl, la prima compagnia italiana ad essere stata autorizzata per i servizi di antipirateria al largo delle coste somale.

Dott. Campoli lei cosa ne pensa delle ultime dichiarazioni del Ministro Pinotti?

«L’uscita della Marina da questa attività non ci trova impreparati. Già da mesi, sempre meno militari venivano impiegati per i servizi a bordo dei mercantili e ad oggi la G7 srl detiene quasi la totalità del mercato italiano».

Ma per legge voi potete assumere solo ex militari con un particolare background giusto?

«Fino al 31 dicembre del 2014 è stato così. Per questo tipo di impiego, potevamo assumere solo personale che avesse trascorso un periodo di almeno sei mesi in missione Onu o Nato. Oggi lo scenario è cambiato. Con la modifica del Decreto Ministeriale 154 abbiamo la possibilità di formare operatori provenienti anche dal mondo civile».

A tal proposito, è sicuro che del personale senza una vera e propria formazione militare possa sostituire la figura dei Marò?

«La figura dei militari rimane sempre un punto fermo in ogni campo. Nel nostro caso, noi abbiamo sempre impiegato ex militari provenienti dalle Forze Speciali dell’Esercito e della Marina Militare. Molti dei nostri operatori, inoltre, provengono proprio dalla Brigata Marina San Marco, senza contare gli ex appartenenti al 9° Reggimento d’Assalto Col Moschin o del Comsubin. Per quanto riguarda l’impiego del personale civile, prima parlavo per l’appunto di “formazione”. Per l’occasione abbiamo già selezionato istruttori che provengano sempre dal mondo militare. Inoltre, abbiamo già previsto che i contractors provenienti dall’ambiente civile sia affiancato da personale con una maggiore esperienza alle spalle nel settore dell’antipirateria».

Fino ad oggi, qual è stata la risposta delle società di navigazione italiane?

«Estremamente positiva, anche perché oltre alla competenza del personale siamo riusciti ad aggiungere l’efficienza di equipaggiamenti all’avanguardia. Dopo un comprensibile periodo di valutazione, gli armatori hanno riconosciuto l’efficienza dei servizi. Ad oggi, riusciamo a coprire quasi la totalità delle esigenze di sicurezza in questo settore».

Al momento quali sono le zone più a rischio pirateria?

«Sicuramente la cosiddetta Hra (High Risk Area), in pratica la maggior parte dell’Oceano Indiano, rimane una delle zone più a rischio, nonostante si sia verificato un calo degli attacchi. Per il momento, numerosi casi di sequestri di navi o persone si verificano nel Golfo di Guinea, quindi dall’altra parte rispetto all’Hra. Senza contare poi lo Stretto di Malacca, nell’arcipelago Indonesiano».

E il Mediterraneo invece? Specialmente adesso che hanno dato l’Isis ha dato l’assalto alla Libia?

«Sono già uscite diverse relazioni che elencavano i pericoli della radicalizzazione dello Stato Islamico nel Maghreb e alcuni hanno già individuato le eventuali minacce alla navigazione nelle nostre acque. Specialmente per quanto riguarda gli yacht e le imbarcazioni di lusso. Attendiamo solo che il Ministero della Difesa estenda l’area ad alto rischio anche alle altre zone».

Ma voi fornite anche servizi a terra, oltre che quelli in mare?

Ci dividiamo in più settori. Principalmente sicurezza e formazione. Di quest’ultima, già ne parlavo prima, ce ne occupiamo come G7 Academy».

E qual è la differenza tra voi e comuni mercenari?

«La differenza è che noi lavoriamo in base alle normative e alle linee guida fornite dal Governo Italiano. Conosciamo la delicatezza del settore».

 

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