Charlie Hebdo, ora la guerra è in casa (per l’eredità)

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Dal rischio fallimento alla ricchezza improvvisa e forse solamente momentanea, passando per una tragedia: la solidarietà economica verso Charlie Hebdo si sta trasformando in una guerra su come amministrare il patrimonio improvvisamente raccolto.

Il giornale satirico francese vittima dell’attacco terrorista lo scorso gennaio non aveva certo un enorme successo di pubblico. Anzi, il tracollo per Charlie Hebdo era dietro l’angolo. Poi l’incursione dei fratelli Koulachi ha scatenato in tutto il mondo una campagna mediatica in difesa della libertà di espressione e una gara di solidarietà verso la redazione. A suon di donazioni da tutto il mondo, è stata raccolta una cifra che si aggira intorno ai 30 milioni di euro.

Ora la redazione di Charlie Hebdo rischia di spaccarsi su come gestire questa ricchezza piovuta dal cielo. Da una parte ci sono gli undici giornalisti e vignettisti che vorrebbero entrare nell’imprevisto capitale con la conseguente suddivisione in parti uguali delle azioni e per farlo hanno deciso di dar vita a un collettivo. Dall’altra, invece, ci sono i tre principali azionisti storici: ancora oggi infatti il capitale è diviso tra la famiglia di Charb, l’ex direttore ucciso nell’assalto terrorista, che detiene il 40%; tra Riss, ferito nell’attacco, anche lui con il 40%, mentre il restante 20% appartiene al direttore finanziario Erico Portheault.

La nascita del collettivo che vorrebbe partecipare alla suddivisione appare quantomeno tempestiva dopo neanche due mesi dall’attacco terrorista. Parole amare verso il progetto di quest’associazione sono state rilasciate al Fatto Quotidiano dal caporedattore di Charlie Hebdo, Gèrard Biard: “Trovo indecente girare intorno al gruzzolo mentre uno degli azionisti è morto, uno è in ospedale e l’altro si batte per il giornale. Il collettivo non sarebbe mai nato se fossimo nella situazione finanziaria di un tempo. Ma ora ci sono i soldi avrei preferito proseguire con un giornale basato solo su serenità e professionalità”.

A far tornare Charlie Hebdo il giornale satirico di un tempo sono i numeri. Dopo le 7 milioni di copie vendute con Maometto in lacrime, quella successiva che sbeffeggiava i politici europei e il Santo Padre è scesa a 1,5 milioni. Il ritorno ad una squallida dimensione per la satira di dubbio gusto di Charlie Hebdo è dietro l’angolo e oltre alla guerra dichiarata dai fondamentalisti islamici c’è anche quella interna per spartirsi l’eredità.

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