Anas: si stringe il cerchio intorno a Pietro Ciucci

Pietro-Ciucci, Anas
Pietro Ciucci

Non c’è pace per Pietro Ciucci e per l’Anas. Il presidente della società che gestisce l’enorme business delle strade in Italia sta subendo un vero accerchiamento e – come sottolinea il Corriere della Sera – “non si possono escludere sorprese clamorose per lo stesso Ciucci. Oggi la sua posizione appare più debole di ieri“.

Ieri sul Tempo la notizia che la Corte dei Conti del Lazio ha chiesto la condanna di tutta dirigenza Anas (Ciucci in testa) a risarcire lo Stato per oltre 17 milioni di euro. Il danno erariale è scaturito dall’accordo bonario illegittimamente siglato nel 2010 dall’azienda che gestisce le nostre strade e la Co-meri Spa, contraente generale per dei lavori sulla statale 106 ionica.

Questo va ad aggiungersi alle dimissioni del consigliere designato dal ministero dell’Economia, Maria Cannata (mai sostituita) e quelle del direttore generale del ministero dei Trasporti, Sergio Dondolini (dimessosi, a quanto pare, per un conflitto di interessi non più sostenibile da parte sua), il governo abbia deciso di lasciarlo praticamente “solo” nel Cda dell’Anas.

Praticamente, perché è vero che Dondolini rimarrà “congelato” fino all’approvazione del bilancio del 2014, ma solo poiché così è previsto dalle norme che regolano il funzionamento degli organi collegiali delle aziende controllate dallo Stato.

Successe già nel 2002, alla Rai, con le dimissioni dei consiglieri di amministrazione Luigi Zanda e Carmine Donzelli (area Ulivo). Subito dopo arrivarono anche le dimissioni di Marco Staderini, rappresentante dell’Udc.

A quel punto erano rimasti solo il presidente Antonio Baldassarre e il consigliere della Lega Ettore Adalberto Albertoni. E per alcuni mesi, fino al rinnovo del Cda, il “consiglio-tandem” andò avanti grazie, appunto, alle dimissioni congelate dell’ultimo rinunciatario. Appunto Staderini.

Ma c’è dell’altro. La Lega Nord si appresta a sferrare una vera e propria offensiva contro la gestione di Pietro Ciucci all’Anas, riprendendo e ampliando una pesantissima interrogazione già presentata nell’aprile del 2014 dall’onorevole Matteo Bragantini, che non ebbe mai risposta dall’ormai ex ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi.

Un’interrogazione profetica, dal momento che riguardava proprio la gestione dei lavori di ammodernamento e adeguamento di quel tratto della Salerno-Reggio Calabria – dal chilometro 153+400 al 173+900 – affidata alla società consortile  ITALSARC che, in qualità di contraente generale, ha poi affidato la direzione dei lavori a Stefano Perotti, ora in carcere per corruzione nell’ambito dell’inchiesta sulla grandi opere. Proprio in quel tratto di A3, lo scorso 2 marzo è morto un operaio, schiantatosi dopo un volo di 80 metri per il cedimento di una campata.

In quell’interrogazione, datata 23 aprile 2014 si contesta all’Anas di non aver tenuto conto dell’offerta della mandante Uniter di eseguire l’intero lavoro – pur essendo in possesso dei requisiti richiesti – aggiudicando invece l’appalto in questione all’Ati composta da CMB e Ghella per un importo finale di circa 425 milioni di euro (con un ribasso offerto di circa 16% e un maggiore esborso pubblico di oltre 24 milioni di euro).

L’onorevole Bragantini sottolinea poi come la scelta a favore dell’Ati CMB-Ghella non fosse poi quella privilegiata, poiché a suo carico erano già stati aperti “ulteriori ricorsi innanzi alla giustizia amministrativa per ulteriori vizi di aggiudicazione“.

Come se ciò non bastasse, all’epoca dell’interrogazione risultava che l’azienda che aveva ricevuto l’appalto non avesse ancora dato inizio ai lavori, a dispetto di quanto indicato dalla tempistica nella gara.

Bragantini evidenziava il pericolo che l’importo dei lavori finisse per aumentare rispetto a quello in fase di affidamento. Cosa che poi è puntualmente avvenuta. “L’affidamento della commessa ad un soggetto che ha presentato un’offerta più onerosa per l’ANAS […] ha già comportato un significativo aumento di spesa e risulta […] in netto contrasto con quelli che sono gli attuali obiettivi di riduzione e razionalizzazione della spesa pubblica nonché con i noti principi di buon andamento, ragionevolezza ed economicità dell’azione amministrativa“.

È passato quasi un anno, e adesso, dopo le dimissioni di Lupi e l’inchiesta che ha portato in carcere il super manager Ettore Incalza, la Lega Nord è pronta a tornare alla carica.

 

 

 

 

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