Calciopoli: i deliri di Moggi e l’antilazialità di De Santis

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Va bene, si fa per dire, che tutto sia andato in prescrizione. Ma che Luciano Moggi adesso passi da vittima no, non può essere accettato. Che l’ex dirigente juventino faccia ora proclami di trionfo e dichiari “ho vinto io” è quanto di più assurdo si voglia far credere.

Anche perché nessuno potrà mai cancellare Calciopoli, una delle pagine più tristi di questo sport e soprattutto perché la Cassazione ha confermato l’esistenza dell’associazione a delinquere. In soccorso della “Cupola” è arrivata la scadenza dei termini, ma la sostanza, almeno a livello morale, non cambia: i campionati vennero falsati.

“È provata l’associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva”, ha osservato il procuratore generale Gabriele Mazzotta. “Come emerge dalle intercettazioni, dal sistema delle schede estere riservate e dal perseguimento del fine di determinare gli esiti delle partite e la designazione del vertice della Lega Calcio”. Un meccanismo quasi perfetto per controllare tutto. Vergognose, dunque, le dichiarazioni di Moggi (che si è anche costituito parte civile) in cui parla di “accuse false e infondate”, volendo passare per persona ligia alle regole, grande cattolico e fedelissimo di Padre Pio.

La prescrizione ha quindi salvato quasi tutti, anche Lotito, i fratelli Della Valle e Foti. Tutti, tranne l’ex Arbitro Massimo De Santis che ha visto confermata dalla Cassazione la condanna ad un anno di reclusione (pena sospesa). Proprio il fischietto di quello Juventus-Parma famoso, ha rilasciato un’intervista a “Repubblica” nella quale è emersa ancora di più la sua anti-lazialità. “Se il calcio non andava, la colpa non era degli arbitri. Ci sono ancora cose molto gravi come il fatto che Mauri viene arrestato e poi fa il titolare”. De Santis proprio non deve aver digerito il fatto che, quell’anno, alla fine i biancocelesti vinsero lo stesso lo scudetto, nonostante avesse annullato il clamoroso gol di Cannavaro, proprio contro la Juve, senza alcun motivo.

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