Cancro: l’asportazione preventiva è da incoraggiare?

Claira Hermet, della BBC, ha organizzato una festa di addio al suo seno prima della mastectomia preventiva

Si moltiplicano le testimonianze di donne che decidono di condividere pubblicamente la decisione di farsi asportare seno e ovaie come misura preventiva contro il cancro. Lo ha fatto Angelina Jolie in America, Claira Hermet della BBC in Inghilterra e la giornalista italiana Patricia Tagliaferri. I medici sono d’accordo: in caso di presenza del gene “difettoso” è giusto operarsi. Ma parliamo di una percentuale esigua. La diagnosi precoce resta l’arma principale contro i tumori.

 

 

A fare da apripista portando la questione all’attenzione mondiale è stata Angelina Jolie che, avendo ereditato dalla madre morta di cancro il “gene difettoso” Brca1 nel 2013 ha deciso di farsi asportare preventivamente il seno e poi, recentemente, anche le ovaie. Il suo esempio ha avuto come effetto un boom di screening e test genetici.

Si parla di “familiarità“. E non solo per indicare l’aspetto ereditario della malattia. Ma anche e, forse, soprattutto per specificare che queste donne hanno preso questa decisione perché hanno vissuto il dolore in famiglia: mamme, sorelle, zie ammalate e forse morte di cancro.

E allora, quando sai che corri il serio rischio di ammalarti anche tu e vivere (e rivivere, ma questa volta sulla tua pelle) il dramma della malattia, che fai? Vivi nell’attesa o fai una scelta drastica?

Parlare di mastectomia preventiva, almeno fino all’exploit dell’attrice americana, è sempre stato una sorta di tabù. Un’esperienza da vivere privatamente, quasi di nascosto. Come se ci fosse qualcosa di cui vergognarsi.

Sull’esempio della Jolie, si stanno moltiplicando i casi di donne che hanno deciso non solo di sottoporsi all’asportazione preventiva di seno, utero e ovaie al fine di abbattere drasticamente la percentuale di rischio di ammalarsi di cancro, ma di condividere l’esperienza rendendola pubblica.

Lo ha fatto Claira Hermet, 27 anni e volto della BBC che, prima di sottoporsi ad una doppia mastectomia preventiva, ha organizzato una vera e propria festa di addio al suo seno, mostrando come una scelta finora vissuta con il massimo riserbo possa, con la giusta dose di ironia, trasformarsi in un messaggio di speranza per le altre donne che, proprio in questo momento, si trovano alle prese con la stessa situazione, le stesse paure e hanno bisogno di sapere che non sono sole.

Anche in Italia ci sono queste donne coraggiose, come la giornalista del Giornale Patricia Tagliaferri che, dopo aver vissuto l’esperienza del cancro al seno, ha deciso di far asportare anche il seno sano e le ovaie. Quando ha scoperto di avere il tumore nel 2010 non sapeva dell’esistenza di test genetici. «Nessuno fino a quel momento mi aveva parlato della possibilità di sottopormi ad una semplice analisi del sangue per verificare la presenza di mutazioni genetiche».

Il suo medico non gliene aveva parlato per via delle “implicazioni psicologiche”. «Ma quali implicazioni? Non ho mai avuto nessuna indecisione e ancora ringrazio la genetista che me lo ha fatto fare».

Umberto Veronesi ha spiegato che «quando il test genetico risulta positivo è meglio l’asportazione». Ricordando che i tumori ereditari sono comunque una piccola minoranza, l’oncologo ha ribadito l’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce.

I test genetici vanno fatti in caso di precedenti in famiglia, ma bisogna insistere sull’importanza dell’ecografia annuale a partire dai 30 anni e della mammografia dopo i 40. Oltre all’autopalpazione mensile del seno.

Armando Santoro, direttore del Cancer Center dell’Humanitas di Milano ribadisce che le donne portatrici dei geni Brca1 e Brca2 che aumentano il rischio di ammalarsi di cancro alla mammella e all’ovaio sono in numero ridotto. «Stiamo parlando di poche centinaia di persone in Italia». Tuttavia conferma che la maggior parte delle donne informate sceglie di operarsi.

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