Emergono i dettagli sui privilegi e le protezioni politiche delle okkupazioni di Roma

sgombero Via delle Acacie

Non lesina sorprese l’evoluzione della vicenda che vede coinvolti a Roma i Movimenti per la casa ed alcuni componenti della giunta Marino. Dal quotidiano “Il Tempo” si apprende infatti che Roma Capitale da 5 anni paga l’affitto della struttura occupata di Via delle Acacie a Centocelle, residenza e quartier generale dei leader del Comitato popolare di lotta per la casa. Quindi non solo non può fruire dell’immobile, l’ex scuola Amerigo Vespucci, ma sborsa anche la bellezza di 258mila euro l’anno, che a conti fatti ammontano complessivamente  ad un milione e 300mila euro. Il contratto di locazione dell’edificio, della durata complessiva di sei anni, era stato stipulato nel 2000. L’allora Comune di Roma lo avrebbe adibito ad uso scolastico, cosa che poi non è avvenuta per la sopraggiunta occupazione avvenuta nel 2009, di cui hanno giovato elementi di spicco del Comitato, personcine a modo come Pina Vitale, che in una intercettazione si è vantata di tenere in pugno l’assessore alle Politiche abitative e della casa Daniele Ozzimo. L’amena signora, nella stessa conversazione telefonica, ha anche affermato di aver minacciato il politico di metterlo in ginocchio, come aveva fatto per la destra, qualora non si fosse sottomesso ai suoi diktat.
Si viene anche a sapere che ad una stretta collaboratrice della Vitale, Serena Malta, è stata pagata dall’Italia dei Valori la ristrutturazione del suo appartamento nel palazzo di Via delle Acacie. L’ennesimo sperpero di soldi pubblici che potevano essere utilizzati in altro modo. Sembra che il partito abbia anche provveduto a coprire le spese del famigerato “fondo cassa”, la cifra che gli occupanti erano obbligati a pagare ai leader del Comitato. Chi sgarrava veniva minacciato e punito, come emerge in un’altra intercettazione della Vitale (“Ora comincio a sterminare la Hertz dieci famiglie le prendo a calci fino a fargli male”), e dalle testimonianze dalle quali è partita l’indagine della Procura di Roma che ha portato allo sgombero dell’edificio di Centocelle, oltre allo spazio dell’Angelo Mai e della suddetta scuola di Via Tuscolana. Proprio gli inquilini abusivi di quest’ultimo edificio hanno fatto andare su tutte le furie la Vitale, che di fronte alla loro ostinazione nel non voler pagare la quota associativa, ha promesso ritorsioni definendoli “pezzenti”. Ed è qui che il Movimento ha gettato la maschera filantropica di cui si è servita per giustificare le proprie azioni.
Un discorso a parte merita il vicesindaco Luigi Nieri, tanto sorpreso nel non essere stato informato dalla Magistratura dello sgombero dell’Angelo Mai, ospitato in un’area di proprietà del Comune di Roma, quanto solerte a chiederne ed ottenerne il dissequestro. In una conversazione telefonica con una occupante si è vantato di “aver forzato la mano con la Procura, al fine di ripristinare lo stato precedente ai fatti”. E poi si chiede come mai i Magistrati non lo rendano partecipe delle loro iniziative…
Una nuova grana gli è intanto caduta in testa. L’ineffabile vicesindaco è stato infatti imputato per concorso in resistenza e lesioni. I reati che gli vengono ascritti li avrebbe commessi in un occasione di un presidio al Viminale, nel corso di una protesta a favore degli immigrati di Rosarno nel 2010. Quando si dice uno uomo delle istituzioni, un servo dello Stato. Che non si sogna nemmeno lontanamente di dimettersi.

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