Liberazione: scontro partigiani-ex deportati nel derby del 25 aprile

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Un duello davvero increscioso sta accompagnando i preparativi del prossimo 25 aprile: partigiani da una parte, ex deportati dall’altra, al centro vola il solito “fascisti!” che gli uni urlano agli altri.

Eppure stavolta il grido di protesta degli ex deportati fa riflettere: “Troppi estranei al corteo del 25 aprile, noi non ci saremo” è l’appello apparso oggi su Repubblica. Tutti i torti l’Aned, in fondo, non ce l’ha: naturalmente, per ragioni anagrafiche, i partigiani che hanno contribuito alla Liberazione a braccetto con gli anglo-americani, sono ormai poche decine. I contributi statali, invece, rimangono sempre gli stessi: 753 mila euro all’anno che le 16 associazioni sparse per l’Italia si spartiscono per organizzare eventi e iniziative sempre incentrate su un’ormai superata logica di antifascismo militante e per questo sempre meno seguite dagli italiani.

Come ha evidenziato poi il Giornale, è curioso che l’Anpi conti svariate sezioni dislocate in zone del Meridione (vedi Siracusa e Catania in Sicilia, o Bari, Lecce e Taranto per la Puglia) “dove di partigiani in guerra contro i tedeschi nessuno ha ricordo, anche perché il Sud d’Italia è stato liberato dagli americani sbarcati in Sicilia il 9 luglio 1943” mentre i primi episodi di insurrezione partigiana sono avvenuti al Nord e risalgono alla primavera del ‘45.

A svelare il clima pesante che si respira tra le organizzazioni antifasciste è la lettera dell’Aned, che in merito alla riunione per l’organizzazione della festa della Liberazione, ha scritto: “Dopo lunghe ore di discussione conflittuale con le organizzazioni presenti (sic!), Anpi, Giustizia e Libertà, Cgil, Partito Comunista, Rifondazione Comunista, Brigata Ebraica, Comunisti Italiani, Unione Studenti Italiani, Patria Socialista, Centro Sociale Acrobat, Centro Sociale Link, Fronte Palestina, Rete Romana Palestina, Rappresentanza Palestina in Italia, e altre molte delle quali non si capisce a che titolo presenti, discussioni in cui le minacce e gli insulti hanno prevalso e hanno evidenziato gli stessi inaccettabili presupposti che, nelle passate edizioni, hanno dato luogo a veri e propri episodi di intolleranza”.

Parole pesanti quelle degli ex deportati, che alimentano i dubbi sulla reale missione di un’associazione, come l’Anpi, sempre più strumento – anche economico – di centri sociali, romani e nazionali. In loro sostegno, poi, sono arrivate le dichiarazioni di Tommaso Giuntella, presidente del Partito Democratico di Roma, che parla di “un corteo del 25 aprile, ostaggio di gente che è fascista allo stesso modo di quelli da cui ci liberammo”.

La strada verso la ricorrenza della Liberazione si fa sempre più ardua e i partigiani (o i loro epigoni) si trovano sempre più soli e accerchiati.

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