La guerra sui soldi di Charlie Hebdo e il disinteresse verso il Kenya

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Continua la faida tutta interna alla redazione di Charlie Hebdo sul controllo dei 30 milioni di euro raccolti subito dopo l’attacco terroristico, mentre sorgono pesanti interrogativi sull’attenzione che l’Occidente ha riservato agli studenti cristiani uccisi in Kenya, nel campus Garissa, per la loro fede.

Se lo sono chiesti in molti dove fosse finito “Je suis Charlie”, quel logo immediatamente trasformato in hashtag e poi in marchio registrato. Sfondo nero e scritta bianca, il marchio è diventato lo stemma per ricordare le vittime dei fratelli Cherif e Said Kouachi. Vari mondi, da quello della società civile a quello della cultura e del giornalismo, fecero una gara di solidarietà per dimostrare il proprio sdegno anche con donazioni economiche. Quelle offerte hanno raggiunto la cifra di 30 milioni di euro che ora, però, rappresenta una grave minaccia per la redazione del settimanale satirico francese.

Qualche giorno fa Le Monde ha pubblicato in una rubrica lo sfogo di 15 giornalisti di Charlie Hebdo e i loro dubbi sulla gestione dell’immenso patrimonio arrivato immediatamente dopo la tragedia: “Vediamo che si stanno prendendo decisioni importanti, spesso per mano di avvocati, i cui scopi restano opachi – è l’appello che ha riportato in Italia il Fatto Quotidiano – Crediamo che si stia preparando una nuova formula, da cui restiamo esclusi. Rifiutiamo che una manciata di persone prendano il controllo, totale o parziale, del giornale, disprezzando chi lo fa e chi lo sostiene”.

Forse, però, i milioni di Charlie Hebdo a una cosa servono certamente: a gettare luce sulla disparità di attenzione che l’Occidente riserva alle tragedia. Lo ha denunciato Flavio Briatore che ha sollevato la questione nelle scorse ore: “La reazione che c’è stata per l’attacco all’università in Kenya rispetto a quello a Charlie Hebdo fa vedere che il mondo in generale è molto meno attento a quanto avviene in Africa” ha dichiarato Briatore all’Adn Kronos.

Erano studenti che non ce l’avevano con Maometto, erano in questo campus molto frequentato, 1500 studenti, e sono stati trucidati. La cosa sconvolgente – ha concluso Briatore – è che chi era cristiano è stato decapitato, e chi non lo era è stato lasciato andare, ma le reazioni che ho visto sono state molto deboli. I nostri ministri li ho visti a tutti i tg e i talk show ed erano tutti ‘Charlie’, questa tragedia vera, che poteva succedere in Tanzania, o anche in America, è passata in secondo piano”.

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