Terrorismo: tra accoglienza migranti e rischio cellule dormienti

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Non solo migranti: l’arrivo degli sbarchi può nascondere insidie pericolose. Viminale in allerta: i bambini che arrivano senza genitori sulle nostre coste potrebbero essere inviati in Europa da organizzazioni fondamentaliste.

I giovanissimi migranti che arrivano in Italia con i numerosi sbarchi, possono rappresentare pedine del fondamentalismo islamico utili a sferrare un domani una decisiva offensiva al cuore dell’Europa? Secondo alcune strutture del Viminale è possibilissimo. Quando si parla di terrorismo è bene sgomberare subito il campo da eventuali dubbi: le suggestioni devono lasciar posto alla realtà. Soccorrere i migranti, soprattutto donne e bambini, che arrivano con le continue ondate di sbarchi è obbligatorio, ma i numeri dei flussi migratori devono far riflettere e obbligano ad avviare alcune riflessioni. Anche per questo gli occhi di alcune strutture di intelligence sono puntati oltre che sull’attività clandestina di cellule islamiste, anche sulle loro campagne di arruolamento nel medio e lungo termine.

L’unico obbiettivo delle imbarcazioni dei migranti è quello di sbarcare sulle nostre coste, le più vicine ai porti da cui comincia la loro traversata. Molto spesso, quando le imbarcazioni vengono intercettate, gli scafisti si confondono tra i migranti. Il traguardo è arrivare in Italia, dunque, non per forza per rimanere nel nostro Paese, ma anche per raggiungere altre mete europee. Ormai è risaputo che ogni migrante paga tanti soldi per salire su quelle navi. A bordo ci sono uomini, donne e bambini, tanti bambini, quasi sempre senza genitori. Secondo i dati forniti da Sarah Tyler, dell’Ufficio comunicazioni – Progetti Internazionali di Save the Children, da Gennaio a marzo, più di 26000 minori sono partiti per l’Italia, passando due giorni in mare.

Difficile credere che dei criminali senza scrupoli lascino gratuitamente il posto sull’imbarcazione ai bambini, togliendolo ad adulti che costituiscono importanti e sicure somme di denaro ciascuno. Chi paga allora le somme per la traversata dei piccoli migranti? Qualcuno che può permetterselo, ovviamente; qualcuno che ha interesse a farli arrivare in Italia e in Europa, piuttosto che garantirgli in altro modo un avvenire dignitoso.

Il sospetto, con il passare del tempo e il susseguirsi degli sbarchi, si rafforza sempre più: dev’esserci una regia ed un supporto logistico che garantisce economicamente queste traversate anche ai più piccoli. I minori, poi, non sono sottoposti ai controlli cui vengono costretti gli adulti. Ecco allora che sorge l’ipotesi seguita da alcuni reparti speciali delle forze dell’ordine, quella delle cellule dormienti. La tesi ricorda la storia di cui si rese protagonista Günter Guillaume, agente dell’intelligence dei servizi segreti della Repubblica Democratica Tedesca, la Stasi. Infiltrato in giovane età nella Germania dell’Ovest, Guillaume arrivò a ricoprire il ruolo di stretto consigliere dell’allora cancelliere Willy Brandt svolgendo la propria missione per il nemico al di là del muro.

A consolidare l’ipotesi delle cellule dormienti ci sono episodi molto più recenti: è il caso dell’appello lanciato dal portavoce dell’Isis, Muhammad al Adnani, che ha esortato i lupi solitari a colpire in Europa. “In effetti avete visto cosa un singolo musulmano è stato in grado di fare con il Canada e il suo Parlamento, e cosa i nostri fratelli hanno fatto in Francia, Australia e Belgio”, aveva affermato Adnani. Nei mesi scorsi abbiamo sollevato numerosi dubbi sui rapporti tra Occidente e lo Stato Islamico e sulla creazione del califfato nato inizialmente come opposizione – sostenuta dagli stessi Usa – al legittimo presidente della Siria, Bashar al Assad. Il fascino che il fondamentalismo islamico esercita sull’Occidente continua a far proseliti. Dopo le due cooperanti italiane, Greta e Vanessa, è stata la volta di Waheed Ahmed, figlio di Shakil Ahmed – un consigliere laburista nella città inglese di Rochdale – arrestati in Turchia perché voleva attraversare il confine con la Siria e probabilmente unirsi ai jihadisti dell’Isis. Nel tempo l’Isis si è reso protagonista di un’escalation di violenze mirate a sradicare la presenza dei Cristiani in Medioriente, con la collaborazione di altre organizzazioni terroristiche come Boko Haram in Nigeria e, per ultima, Al Shabaab in Kenya. Proprio in alcuni attacchi terroristici sono stati utilizzati bambini, imbottiti di esplosivo e fatti saltare in aria per colpire gli infedeli.

Ipotizzare un impiego dei minori come cellule dormienti in un futuro neanche molto lontano e pensare a una loro trasformazioni in soldati religiosi, non è poi così azzardato.

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