La ribellione degli indiani Navajo al cibo spazzatura americano

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Viaggio nella Monument Valley, in America occidentale, al confine tra Utah e Arizona. Lì dove è stata confinata e resiste l’ultima tribù indiana, quella dei Navajo. Un popolo che in passato si nutriva solo con quello che offriva la loro terra: vegetali, animali, bacche, frutta, e fichi d’india. È stato così fino a quando sono stati colonizzati, maltrattati e uccisi dagli americani.

I “visi pallidi”, che li hanno ghettizzati nella riserva della Monument Valley, hanno deciso che avrebbero dovuto mangiare i loro prodotti. Quel cibo spazzatura che inizia a piacere anche agli italiani. Patatine fritte, tortillas, hamburger, bevande gassate, biscotti. Portando così i Navajo a dover affrontare un’enorme crisi sanitaria per colpa del tasso di obesità che ha colpito la popolazione, facendo moltiplicare i casi di iperestensione e malattie cardiache. Il problema, però, è che il popolo del Navajo è povero e chi si ammala spesso muore perché non esistono strutture sanitarie adeguate.

Il “Fatto Quotidiano” riporta oggi i dati del “Telegraph”: 25 mila abitanti della Monument Valley hanno il diabete e 75 mila sono pre-diabetici.

Ma gli indiani hanno deciso di tornare a suonare ancora una volta il tamburo della rivolta, ribellandosi e tassando gli alimenti nocivi distribuiti dalle multinazionali americane. Un ritorno all’antico per mantenere viva la tradizione di una popolazione e per evitare il rischio di malattie. Così alcuni politici tribali hanno applicato un’imposta del 2% per cento su tutti quei prodotti considerati “nocivi”. Proprio da questa imposta si prevedono ricavi pari ad un milione di dollari che saranno destinati per favorire il benessere della comunità. Con la costruzione di serre, mercati, orti che possano regalare solo prodotti sani.

Una decisione che ha fatto infuriare i lobbisti delle grandi aziende, preoccupati per il calo delle vendite. Ma i Navajo adesso sono stufi di ammalarsi di diabete. Il presidente Ben Shelly, dopo aver tentennato riguardo all’introduzione della tassa, adesso si è convinto: “Questa malattia, come tutte del resto, è un nemico che elimineremo combattendo questa guerra insieme”.

 

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