Tirrenica, per finirla aumenteranno i pedaggi delle autostrade?

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Destino incerto sul completamente della Tirrenica, tra monopolio autostradale dei Benetton, aumenti dei pedaggi e i tagli causati dall’inchiesta sulle Grandi Opere.

Le mani del colosso finanziario che fa capo alla famiglia veneta dei Benetton si sono allungate anche sull’autostrada A12 che detiene quasi completamente anche la Sat (Società Autostrada Tirrenica) tramite la società finanziaria Atlantia-Autostrade. A causa dell’inchiesta sulle Grandi Opere il nuovo ministro delle Infrastrutture ha annunciato una serie di tagli riguardanti i principali progetti che da 419 saranno ridotti a 49 e tra quelli spariti, appunto, c’è il corridoio Tirrenico.

Proprio un anno fa raccontavamo il doppio incarico assai sospetto del presidente della Sat, Antonio Bargone, coinvolto qualche settimana fa nell’inchiesta che ha portato alle dimissioni dell’ex ministro Maurizio Lupi. Ex deputato comunista, poi sottosegretario del governo Prodi, Bargone, in nome del più lampante conflitto d’interessi, ha ricoperto anche il ruolo di commissario per l’autostrada tirrenica. Tra gli incarichi di commissario, il più esilarante era quello di vigilare sulla Sat. Quindi sulla sua società.

Ad esprimere dubbi circa la realizzazione della Tirrenica è stato addirittura Giovanni Castellucci, ieri socio di minoranza della Sat e oggi amministratore delegato delle societĂ  Autostrade per l’Italia e di Atlantia S.p.A.

I lavori per completare l’autostrada tirrenica sarebbero stati troppo costosi e così il prezzo dei pedaggi sarebbe aumentato esageratamente. Ed ecco allora che la società monopolista che gestisce 3 mila chilometri di autostrade e che fa capo a Benetton sta pensando di fare una proposta al Governo che non potrà rifiutare: completare la Tirrenica a fronte dell’aumento dei pedaggi su tutte le altre autostrade.

Nulla di nuovo sul fronte autostradale, dunque: come abbiamo già raccontato, Sergio Rizzo del Corriere della Sera ha sottolineato che “dal 1999, anno della privatizzazione della concessionaria statale, e fino al 2013, i prezzi sono cresciuti del 65,9% a fronte di una inflazione del 37,4%. Conseguenza di un sistema assurdo tutto favorevole ai concessionari, ai quali consente di scaricare sulle tariffe anche gli extracosti di opere e investimenti anche se procedono al passo della lumaca. Il tutto sotto lo sguardo mai arcigno del governo di turno”.

A pagare gli eventuali aumenti dei pedaggi saranno ancora gli italiani: “ai quali però si dovrebbe pure spiegare come mai quando il traffico invece aumentava, gli incassi salivano e i profitti volavano, le tariffe aumentavano lo stesso”.

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