#ioparlolitaliano, Ugl contro la delocalizzazione dei call center

ugl ioparloconlitaliano

Quante volte ci è capitato di parlare con l’operatore di un call center, magari del proprio operatore telefonico, ed abbiamo sentito una voce dall’italiano stentato, addirittura con un accento dell’Est Europa? Tante, troppe volte.

Quante volte invece abbiamo sentito il solito ritornello circa “gli italiani che non vogliono più fare certi mestieri svolti oggi dagli immigrati”? Anche questa l’abbiamo sentita tante, troppe volte.

Da qualche tempo la storia si è invertita: non è il lavoro che viene rifiutato dagli italiani, ma sono le grandi aziende – come le compagnie telefoniche, ad esempio – a delocalizzare alcuni tipi di lavoro, come quello del call center. E così a chiamare gli utenti sono operatori stranieri, molto spesso albanesi o romeni, che lavorano dal proprio paese grazie alle aziende italiane: nonostante in molti casi abbiano anche usufruito di importanti contributi statali, queste multinazionali non hanno esitato a trasferire il lavoro all’estero per risparmiare.

Così, per sensibilizzare gli italiani sulla piaga della delocalizzazione, il sindacato Ugl Telecomunicazioni in questi giorni sta promuovendo la campagna #ioparloconlitaliano: «Quest’iniziativa – ha spiegato Stefano Conti, Ugl Tlc – intende far rispettare quanto stabilito dall’ art. 24 bis (decreto legge 22 giugno 2012, n. 83 convertito nella Legge 7 agosto 2012, n. 134 recante “Misure a sostegno della tutela dei dati personali, della sicurezza nazionale, della concorrenza e dell’occupazione nelle attività svolte da call center”), secondo cui “quando un cittadino effettua una chiamata ad un call center deve essere informato preliminarmente sul Paese estero in cui l’operatore con cui parla è fisicamente collocato e deve, al fine di poter essere garantito rispetto alla protezione dei suoi dati personali, poter scegliere che il servizio richiesto sia reso tramite un operatore collocato nel territorio nazionale”».

Nei giorni scorsi il problema della delocalizzazione ed in particolare quello riguardante i call center è stato affrontato alla Camera dei Deputati che ha prodotto un’indagine conoscitiva: «E’ un piccolo passo in avanti – secondo Conti – ma ci sono ancora molti interrogativi rimasti insoluti. Noi poniamo poche e semplici domande: quante sono le aziende che delocalizzano il lavoro? Quanti posti di lavoro si sono persi in Italia e quanti se ne sono creati all’estero? A quanto ammonta il fatturato delle aziende che delocalizzano e quanto è il mancato gettito fiscale per l’erario italiano? Purtroppo ancora nessun partito ci ha risposto».

La delocalizzazione sta generando un’incredibile emorragia di migliaia di posti di lavoro e desertificando una buona parte del tessuto industriale italiano: «Per questo – ha concluso Conti – invitiamo tutti i cittadini e gli utenti che si rivolgono ai call center e ai quali non viene data la possibilità di optare per la scelta di parlare con un lavoratore che risponde dall’ Italia, di compilare il modulo che trovate sul nostro sito. Alla fine dell’iniziativa, programmata per il 30 Aprile, provvederemo per le vie legali, a segnalare alle Autorità competenti quanto dai cittadini ci verrà segnalato».

Articoli correlati

2 Commenti

  1. Marco said:

    nei call center italiani lavorano, per la maggior parte, degli incapaci, gente che lavora li perché nella vita non sarà mai in grado di trovare altro, insomma il peggio del peggio oppure il fondo della scala sociale.
    la prova di questo, la si ha chiamando il servizio clienti, enel, telecom, e altre aziende come queste

  2. Barbara said:

    I call center devono rimanere in Italia!!!!non è possibile che i grandi committenti debbano risparmiare andandoci di mezzo noi operatori e il cliente finale che magari non si capiscono tra di loro…

*

Top