ANAS, l’addio di Ciucci e l’ipocrisia dei media

Pietro Ciucci, presidente dimissionario Anas

Tanto tuonò (e crollò) che piovve. Pietro Ciucci si è dimesso. L’annuncio ieri al termine dell’incontro con il neoministro per le Infrastrutture Graziano Del Rio che ha fatto sapere di aver “apprezzato” il gesto. Così, dopo mesi di scandali, polemiche e messaggi inequivocabili in cui gli si è fatto capire che avrebbe dovuto sloggiare prima del tempo, il presidente di ANAS ha firmato la resa.

Le dimissioni erano inevitabili sebbene lui avesse cercato di resistere. «Avrei poco senso di responsabilità verso Anas se mi alzassi e rassegnassi le mie dimissioni. Credo che se il mio azionista avesse voluto chiedermi qualcosa me lo avrebbe chiesto in un incontro diretto» aveva tagliato corto appena due settimane fa. «Il mio incarico scade tra un anno ed è sempre stato a disposizione. È il ministro che deve decidere».

Il neoministro Del Rio non ha propriamente deciso, ma ha lasciato che Ciucci prendesse la decisione da solo (difatti lo ha “dimissionato”). L’addio di Maria Cannata del Mef (mai sostituita) e quello di Sergio Dondolini del Mit erano ormai il messaggio inequivocabile che la fine era vicina e che il Governo stava prendendo le distanze dal presidente.

La puntata di Report di domenica scorsa è stata l’ennesima botta. Non che sia stata determinante ma, probabilmente, ha sveltito la pratica.

D’altronde le parole di Erasmo D’Angelis, coordinatore della Struttura di missione di Palazzo Chigi, erano più che eloquenti: «Anas non può continuare a fare lo scaricabarile. A me sembrava già una vicenda incredibile il crollo di Capodanno del viadotto; quest’altro caso, che conoscevano da dieci anni, mi sembra francamente imbarazzante. Mi chiede de Ciucci deve andarsene? Io dico che ognuno si deve assumere le proprie responsabilità». E Ciucci il grande gesto lo ha fatto. È andato via. Prima di essere cacciato.

E, come di incanto, la grande stampa si è svegliata. Colui che fino al giorno prima non si poteva nemmeno nominare, adesso – divenuto ormai inutile e inoffensivo – è definito “l’ultimo burosauro delle strade” , “l’accumulatore seriale di cariche”, “la triplice divinità”, “l’unto del signore”, “super manager arrogante e supponente”, “il Ras dell’ANAS”, proprio da quei giornali (uniche eccezioni noi e Il Fatto Quotidiano) che fino a ieri ne minimizzavano le magagne o, meglio ancora, lo ignoravano.

Oggi invece si fa a gara a chi ci va giù più pesante.

I giornali non vedevano l’ora di dare libero sfogo e finalmente inveire contro quest’uomo per troppo tempo temuto o, più probabilmente, riverito (per via delle entrate pubblicitarie che garantiva).

Venuta meno questo limitazione ci si affretta a scrivere tutto il possibile contro Pietro Ciucci, ripercorrendo la sua infinita e articolata carriera, sottolineando ogni suo fallimento, scandalo. Alla buonora!

Fate in fretta, c’è tempo solo fino a quando non sarà nominato il sostituto.

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