Ignazio Marino, ovvero l’arte di incasinare ogni cosa

Ignazio Marino
Il sindaco di Roma Capitale Ignazio Marino

Per risolvere i problemi che da sempre affliggono Roma, Ignazio Marino dovrebbe dotarsi di un pizzico di buon senso in più. E di semplicità.

Ciò gli consentirebbe di mettere in atto poche e semplici mosse, condivise dalla maggioranza dei cittadini, per aggredire con efficacia le criticità che strangolano la Capitale.
Ma il sindaco di Roma, è evidente, questo buon senso non lo possiede affatto.
E’ capacissimo invece ad incasinare tutto ciò su cui mette mano, con una galassia di confusi atti, peraltro disapprovati dai romani, con cui entra al tempo stesso in conflitto con gli altri poteri con cui Roma Capitale dovrebbe collaborare fattivamente.
E le cui decisioni, soprattutto, dovrebbe rispettare.

Stiamo parlando delle disposizioni della Prefettura, della magistratura, del Tar, con cui più volte la Giunta Marino si è scontrata in merito ad argomenti come i rincari delle rette degli asili nido, o le occupazioni in cui sfocia l’emergenza abitativa.
L’ultimo braccio di ferro ingaggiato dal Comune di Roma è quello sull’apertura ad Ostia dei varchi per accedere al mare, decisione bocciata dal Tar con un provvedimento che non ha tuttavia fermato le ruspe.
La giunta Marino, del pronunciamento del Tribunale Amministrativo Regionale, se ne è bellamente infischiata, e con un pizzico di vittimismo il senatore Pd Stefano Esposito ha addirittura ipotizzato una presunta persecuzione di giudici nei confronti degli amministratori di Roma Capitale, constatando che “l’ennesima bocciatura del Tar apre un tema sul quale ragionare: è strano che qualunque atto amministrativo del Comune venga rigettato”.
Ma dai. Se solo si chiedesse il perché, sarebbe anche capace di rispondersi da solo.
Il Tar, infatti, nella faccenda specifica aveva motivato la sua sospensiva ritenendo “insufficienti le planimetrie” con le quali sono state desunte le presunte irregolarità commesse dai gestori degli stabilimenti balneari.
Un fatto normale, che si sia chiesto di fermare le ruspe in attesa di un chiarimento. Ma agli occhi della Giunta Marino sarà sembrata un’indebita intromissione nell’attività amministrativa di Roma Capitale.

Tornando al sindaco Marino, ormai abbiamo capito che è sul traffico che dà il meglio di sé, mosso da un cieco odio per il mezzo privato.
Saranno le angherie subite ad opera di qualche automobilista, tant’è che con il piano del traffico recentemente approvato dalla sua Giunta ha servito, freddo, il piatto della sua vendetta.
Un capolavoro ispirato anche dal più cervellotico contorsionismo amministrativo, un progetto a lunga durata e a largo spettro, destinato a confondere sempre più le idee agli automobilisti già frastornati da varchi, zone off-limits,  continue variazioni di tariffe, orari di accesso, parcheggi rebus.

Ecopass, ovvero il raddoppio della Ztl

La vera novità contenuta nel Pgtu (Piano Generale del Traffico Urbano) approvato di fresco dalla giunta Marino è l’introduzione dell’Ecopass, fortemente voluto dall’Assessore alla Mobilità Guido Improta.
Presa di sana pianta dal Comune di Milano, l’idea di far pagare ai cittadini l’ingresso nell’anello ferroviario (un cerchio un po’ più largo di quello della Ztl) nelle intenzioni di Marino dovrebbe dissuaderli dall’utilizzare il mezzo privato.
A pensarci bene, il provvedimento che entrerà effettivamente in vigore nell’aprile del 2018 (dopo un periodo di prova che durerà mesi) puzza tanto di volontà di far cassa. Ed è elementare che penalizzerà chi tra gli automobilisti non potrà permettersi l’accesso a pagamento nell’area delimitata dall’anello ferroviario.
Anche le tariffe fanno sorridere, assomigliando in tutto e per tutto al consueto montepremi della tombola natalizia: 3 euro ad ingresso per i veicoli Euro 4, 2 per gli Euro 5 ed 1 per gli Euro 6, che si chiederanno (questi ultimi) perché si sono fatti la macchina nuova se non possono  nemmeno accedere liberamente a quartieri non propriamente situati nel centro della città come Testaccio, Monteverde, Pinciano, tanto per fare alcuni esempi.
Per smorzare gli effetti dell’iniquo balzello, verrà data con clemenza a tutti i residenti nel Comune di Roma la possibilità di accedere gratuitamente nell’area interna all’anello ferroviario servendosi di un “credito” di 120 ingressi l’anno, denominati “bonus mobilità”. Attenzione però, perché nelle ore di maggior traffico verranno decurtati due punti di bonus ad ingresso, a differenza di quelle più “calme”, in cui ne verrà detratto soltanto uno.
Finito il credito, ai cittadini che intenderanno accedere nella nuova area a pagamento si profila una duplice possibilità: mettere mano al portafogli o prendere il mezzo pubblico, opzioni tra cui i pendolari dei comuni limitrofi come Fiumicino e Ciampino (considerati da sempre a tutti gli effetti Roma) dovranno da subito scegliere, non essendo residenti a Roma.
Oltre a ciò dovremo rassegnarci anche a vedere la Città Eterna invasa dagli antiestetici varchi elettronici, incaricati di “pizzicare” gli accessi illegittimi di chi vive fuori dall’anello ferroviario e tenta furtivamente di avvicinarsi col mezzo privato al centro.

Il rincaro delle strisce blu

Tornando al tema del mancato rispetto delle sentenze del Tar, nel nuovo Pgtu viene riproposto l’aumento delle tariffe per la sosta a pagamento ad 1 euro e 50 centesimi l’ora, con la contestuale soppressione delle agevolazioni giornaliere e mensili.
A giorni è previsto l’arrivo della delibera attuativa che non passerà nemmeno per l’Aula Giulio Cesare. La giunta Marino la farà entrare in vigore già da maggio, senza nemmeno aspettare il parere previsto per Settembre del Consiglio di Stato sulla sospensiva del Tar.
E non è finita qui. All’interno delle Mura Aureliane, infatti, è prevista la graduale scomparsa delle strisce bianche che oggi consentono la sosta gratuita ed in più, nelle strade ad alta incidenza commerciale, anche la sosta a pagamento non potrà eccedere una determinata durata.
Ce ne faremo una ragione: a Roma, utilizzare la propria macchina, avrà un costo esorbitante che penalizzerà i meno facoltosi, i quali non potranno permettersi il lusso di pagare queste nuove gabelle.

Come faranno a muoversi in città, i romani?

Ma nel frattempo, la giunta Marino sta facendo qualcosa per creare un’alternativa al mezzo privato?
Perché se il “modus operandi” sarà simile quello della raccolta differenziata, è cioè l’imposizione di cavillose norme (che saranno fatte rispettare dagli 007 della “monnezza” dell’Ama) a cui fa da contraltare il mancato ritiro dei rifiuti, stiamo veramente freschi.
Scoraggiare i cittadini all’utilizzo dell’automobile e costringerli a viaggiare stipati come sardine su bus, tram e metro perennemente in ritardo, dimostrerebbe che il nuovo piano del traffico ha il solo intento di far cassa, e non quello di migliorare la vita dei Romani e la qualità dell’aria che respirano.
A ben guardare, nel Pgtu è previsto il potenziamento  dei mezzi pubblici, l’aumento delle corsie preferenziali e l’introduzione di semafori hi-tech che creeranno la cosiddetta “onda verde”.
Se ciò sarà veramente messo in pratica, qualcosa si inizierà a muovere. Ma se ci si affiderà ancora alla pazienza ed allo spirito di abnegazione ed adattamento dei romani, sperando che tollerino di viaggiare in carri bestiame oppure optino in massa per l’utilizzo della bicicletta privata o per il “bike sharing” (questo sembra di capire dall’intenzione di incrementare le piste ciclabili), ancor prima di entrare in vigore il Pgtu farebbe già ridere i polli.
Come suscita una certa ilarità il progetto di costellare il centro cittadino di dossi e dissuasori, nemmeno ci trovassimo nel comprensorio di una località balneare, contestualmente all’introduzione del limite di velocità a 30 km orari all’interno delle Mura Aureliane, all’incirca nell’85% delle strade.
Ma come, si vuole snellire e sveltire il traffico veicolare e poi si obbliga chi circola in città, residenti o ricchi che siano, a procedere a passo d’uomo?
Questo effetto incoerente si otterrebbe con la creazione delle “zone a traffico pedonale privilegiato”, (che già recano un appellativo confuso ed ambiguo) inserite in isole ambientali dove è anche in progetto la riduzione della carreggiata delle strade. L’effetto “imbuto”, così facendo, sarebbe garantito.
Con queste scelte ad alto impatto, ma nella sostanza inutili, Roma sprofonderebbe solo nella confusione, come se ce ne fosse il bisogno.

Prima di vietare, proibire, limitare o tentare di imitare soluzioni che hanno avuto successo all’estero (magari in città senza i tanti dislivelli della Capitale o popolate da cittadini meno pigri dei romani), la cosa più semplice e lineare sarebbe potenziare il trasporto pubblico, magari quello veloce su ferro.
L’idea di aumentare i controllori, facendoli viaggiare nelle zone a rischio con a fianco le guardie giurate, garantirebbe l’incremento degli introiti e della sicurezza dei viaggiatori, che salirebbero più volentieri sui mezzi pubblici. Pagando tutti.
Scimmiottare Berlino, Londra e Parigi e acchiappando qua e la idee difficilmente importabili a Roma, rischia solo di aumentare i disagi della cittadinanza già piegata economicamente e confusa.
Marino la smetta con i proclami e le vessazioni, e vedrà che qualcosa si muoverà.

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