Domani parte l’Expo 2015 / 2: ritardi e tensioni

Expo 2015 cantieri e sicurezza

Ritardi nella consegna dei lavori e pericoli riguardante l’ordine pubblico stanno animando il tanto atteso avvio di Expo 2015 che partirà domani a Milano.

Il capoluogo lombardo nei giorni scorsi è stato già teatro di attentati a sedi riconducibili all’area della destra politica e culturale: la libreria e circolo culturale Ritter è stato dato alle fiamme e un ordigno inesploso è stato ritrovato nella sede di Forza Nuova. Nel mirino degli antagonisti, inoltre, sono finiti anche gli uffici dell’Ugl.

Ma la tensione resta alta per le Cinque giornate di Milano indette dai movimenti antagonisti riuniti sotto la sigla No Expo, partite mercoledì scorso e che domani vedranno sfilare il grande corteo a cui parteciperanno manifestanti anche dall’estero: sono attesi oltre 30 mila partecipanti da tutt’Europa. Per oggi, invece, è previsto un corteo studentesco che si trasformerà in un campeggio “No Expo” all’interno di parco Trenno almeno fino a domenica.

Dal Viminale, ovviamente, sono partite le “grandi manovre” per cercare di arginare i danni il più possibile: il drammatico episodio del 9 aprile, quando Claudio Giardiello ha sparato 13 colpi di arma da fuoco e ucciso tre persone all’interno del Tribunale di Milano ha rappresentato un campanello d’allarme inquietante che ha gettato seri dubbi sulle eventuali falle della sicurezza di Expo 2015. Per l’evento fieristico sono stati coinvolti 3.700 agenti in più fra militari e forze dell’ordine ed è previsto l’impiego di 140 squadre di Vigili del Fuoco per prevenire eventuali incendi.

Dal pericolo “black bloc” ai lavoratori in nero, ovvero la situazione in cui stanno lavorando molti operai per Expo 2015. È stato il Corriere della Sera a svelare il “varco abusivo” che ha permesso – negli ultimi giorni prima della partenza ufficiale –a numerosi operai irregolari di entrare per consentire la consegna dei lavori in tempo. A confermare una condizione lavorativa assai dubbia sono stati anche i sindacati che hanno confermato l’allentamento dei controlli sia in entrata che in uscita. Nel mirino, poi, è finita anche l’agenzia di lavoro interinale, Manpower: secondo Cgil, Cisl e Uil, infatti, per i lavoratori richiesti dai padiglioni esteri potrebbe utilizzare “contratti al ribasso fino al 30% rispetto alla normativa italiana”, impiegando contratti diversi da quelli collettivi nazionali.

Insistentemente ottimista continua ad essere Giuseppe Sala, amministratore delegato di Expo 2015: “Sono assolutamente irritato, dopo di che se sarà così ne risponderemo, perché siamo a rispondere alla collettività, però ogni tanto si perde veramente il senso della misura”. In ogni caso, l’esposizione – secondo Sala – sarà pronta per domani.

Eppure, a due giorni dall’inaugurazione, come ha riportato il Fatto Quotidiano il padiglione italiano ancora non era completo. Cavi scoperti, pilastri incompleti e viavai continuo di operai: il palazzo che doveva costare 40 milioni di euro secondo il progetto inziale, arriverà a costare – per ammissione dello stesso Sala – intorno ai 93 milioni di euro.

Uno spreco di soldi ben mascherato dai principali organi di informazione nazionali che non hanno perso occasione di raccontare “la bellezza e l’efficienza di Expo 2015” a suon di inserti speciali e rubriche appositamente dedicate. E ben retribuite.

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