La Procura di Roma riapre le indagini sulla RAI e il “sistema degli appalti”

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La corruzione spuzza”, come dice il Santo Padre. Evidentemente, il fetore che arriva dalla RAI è talmente insopportabile che, com’era naturale prevedere, dopo poche settimane dall’archiviazione delle indagini sui dirigenti denunciati da Piero Di Lorenzo, la Procura di Roma riparte con indagini a tutto campo che investono “il sistema” nel suo insieme. Se ne occupa la Guardia di Finanza.

La denunzia presentata dal sig. Piero Di Lorenzo nei confronti dei sigg.ri Raveggi e Galvagni è stata archiviata con ordinanza GIP Tribunale di Roma in data 23.03.2015 per insostenibilità dell’accusa in giudizio, a seguito di relativa richiesta 16.07.2014 della Procura”

Sapete qual è la cosa divertente? È che il clan Gubitosi, dopo aver boicottato per tre anni in modo agghiacciante chi aveva denunciato pubblicamente che in RAI c’era corruzione e mafia, hanno presentato un esposto-denuncia alla Magistratura ipotizzando in astratto la possibilità di illeciti nel sistema degli appalti.

Avete capito cosa sono si sono inventati i “furbetti del quartierino” di viale Mazzini?

Solo dopo aver terrorizzato chi avesse avuto intenzione di parlare e denunciare la corruzione imperante, cacciando dall’azienda chi aveva avuto l’ardire di rompere il muro di omertà mafiosa, (colpirne uno per educarne cento), hanno presentato un esposto- denuncia civetta per poter dire in futuro, quando tutto il fango verrà fuori, che è stato merito loro. Mefistofelici, anzi patetici, perché ormai tutti quelli che devono sapere conoscono benissimo il loro operato.

Gli abbonati pagano importanti studi legali, (quelli si dice, “con le mani in pasta”), per dare consigli a Gigino Gubitosi e guidarlo a uscirne come il campione della moralizzazione dopo essere stato per due anni il tappo oggettivo all’emersione dell’illegalità. Ma tant’è. Si riparte e queste cose si sa come cominciano, ma non come finiscono. Perché poi, quasi sempre, scappano di mano.

Questa volta non si indaga su un gruppetto di cialtroni che con le tangenti elargite da fornitori complici si sono fatti la casa al mare e le vacanze esotiche. No. Questa volta le indagini possono far venire alla luce il sistema “vischioso e omertoso” (cioè mafioso) denunciato dal sostituto procuratore Alberto Galanti.

Si indaga per destrutturare un sistema che ha consentito ad imprenditori collusi e complici di dirigenti arroganti e convinti della propria impunità di depredare un’azienda pubblica, senza che mai alcuno di essi fosse chiamato a rispondere del proprio comportamento, che definire censurabile è un buffo eufemismo.

Sì, questa volta la Procura indaga non su qualche cialtrone tangentista, ma sul clima di intimidazione omertosa che soprattutto nei tre anni della gestione di don Abbondio Gubitosi e della sua compagnia, hanno consentito di spaventare e convincere a tacere chi aveva già cominciato a denunciare le tante porcherie che tutt’oggi inquinano la vita della RAI.

Dopo tre anni di gestione del grande moralizzatore, che appena arrivato lanciava proclami bellicosi (e si è rivelato il peggiore direttore generale della storia dell’Azienda), i costi per appalti esterni sono sempre in crescita ed il sistema della scelta dei fornitori è sempre più opaco, favorendo in alcuni settori i soliti noti, in altri nuovi soggetti scelti con l’identica opacità e con le “solite” procedure.

Nessuno dei direttori fedeli a don Abbondio Gubitosi ha fatto alcunché per affrontare il tema della corruzione e liberare l’azienda dai comportamenti nauseabondi che tutti i colleghi onesti ed i fornitori perbene conoscono. I direttori del clan Gubitosi, infatti, sono da due anni impegnati a neutralizzare Di Lorenzo e le sue denunce anziché a fare emergere le illegalità e le sacche di corruzione.

Dai personaggi come Costanza Esclapon e Alessandro Picardi, non avendo altri meriti oltre a quello di essere “famigli di Gubitosi”, non era lecito aspettarsi altro. Sono stati portati in RAI dal loro signore per rendergli i migliori servizi e se l’ordine era di delegittimare e silenziare Di Lorenzo, si sono adeguati. Punto e basta. Chi altro avrebbe potuto far guadagnare i soldi e raggiungere il ruolo che Gigino ha loro regalato?

La cosa più penosa, invece, è vedere quelli interni, ai quali veniva accreditata una qualche professionalità dovuta a decenni di esperienza, rinunciare ad ogni più pallida caratteristica di managerialità ed indipendenza per diventare dei maggiordomi senza neanche la livrea (e, di fatti, non è un caso che siano quasi tutti finiti nel direttivo dell’ADRAI, il “sindacato giallo” dei dirigenti).

Valerio Fiorespino, poi, spaventato dal possibile coinvolgimento personale, si è impegnato a difendere ad ogni costo una bugiarda senza ritegno come Chiara Galvagni, contribuendo a mantenerla al suo posto, con il risultato che la “signora” può continuare a intimidire chi volesse denunciare i vischiosi comportamenti che ne hanno caratterizzato anni di gestione. Lui, che a pieno titolo può essere considerato l’architrave della gestione di Gigino “Schettino” Gubitosi, di questa opaca e vischiosa gestione dovrà pure essere chiamato da qualcuno a renderne conto.

Eleonora Andreatta, la “tecnica” miracolata, chiamata alla Direzione di Rai Fiction per la famigerata analisi del prodotto inviata via mail a Gubitosi di cui il don Abbondio napoletano ancora non si è riavuto tanto era illuminante, della gestione della fiction in questi tre anni dovrà spiegare bene le scelte dei produttori ed i relativi budget elargiti.

E poi quello che faceva carriera perché bravo (mai raccomandato!), Angelo Teodoli. Diventato il vice di Del Noce a Raiuno in quota PDS con il sostegno convinto del coriaceo segretario dell’UDC, Lorenzo Cesa, a cui era stato “indicato” caldamente dal simpaticissimo marito di una bella signora di Raiuno e dallo stesso sponsorizzato per diventare direttore di Raidue, ha voluto strafare.

E siccome l’ambizione è un tarlo che fa superare ogni limite, per essere nominato Direttore di Raiuno si è messo a disposizione del discusso direttore generale anche per le sue cose personali. E così, appena emergeva un nome che poteva dare qualche grattacapo al don Abbondio napoletano, perché a conoscenza di fatti denunciati da Di Lorenzo, appariva sulla scena il romanesco direttore di Raidue.

C’era un testimone di un intervento di don Abbondio Gubitosi, (che merita ancora di essere approfondito dal punto di vista penale oltre che deontologico)? Immediatamente Angelo Teodoli se lo chiamava, cercava di farlo parlare, cercava di capire cosa sapeva effettivamente e poi lo blandiva dicendogli che “c’è spazio per fare cose”.

Con un comportamento simile don Abbondio Gubitosi non deve neanche aspettare l’intervento dell’amico Lorenzo Cesa: uno così va inserito di corsa nella propria squadra e promosso alla Direzione di Raiuno.

Che ambientino! C’è da perdere ogni speranza? Ma no.

Agli inquirenti e al prossimo direttore generale, che già legge “l’Ultima Ribattuta”, ci permettiamo solo di far notare che finché la RAI sarà nelle mani di questi direttori che portano per intero la responsabilità del passato, anche se fanno finta di chiedere maggiore trasparenza alla Magistratura, nessun fornitore o collega, neanche i più onesti e disponibili, potranno rompere il muro dell’omertà vischiosa e opaca che come una cappa toglie l’ossigeno all’azienda.

Questi sono i pretoriani del “sistema Gubitosi”, che ha dimostrato che chi denuncia il malaffare non lavora più per la RAI.

Finché le leve decisionali dell’azienda saranno nelle loro mani il sistema omertoso e vischioso che ha perfino consentito alla Mafia di entrare, senza neanche una finta gara, a Viale Mazzini, non potrà essere neppure scalfito.

(CONTINUA)


Quel sistema “vischioso e omertoso”

Dunque, si ricomincia daccapo. E questa volta, partendo dai dati di bilancio. Quei dati che fanno a pugni con l’opera risanatrice di cui si è riempito la bocca in questi anni dal dg di viale Mazzini, Luigi Gubitosi.

La domanda è molto semplice: se davvero sono stati fatti tutti questi meravigliosi risparmi, come mai i costi per gli appalti esterni in Rai continuano a crescere? Già, come mai?

La Guardia di Finanza, cui il Procuratore della Repubblica di Roma, Giuseppe Pignatone, ha delegato le indagini, affidandone il coordinamento al suo aggiunto Francesco Caporale, è già all’opera da mesi.  Nel massimo riserbo, ha acquisito parecchi documenti interessanti da analizzare al microscopio per cercare di fare luce sul quel sistema “vischioso e omertoso” di cui ha parlato il bravo e sfortunato pm del “caso Di Lorenzo”, Alberto Galanti.

La speranza è che questa volta si faccia sul serio. Che di fronte alle comprensibili reticenze dei fornitori a rischio di esclusione dalle gare, si usino – se necessario – anche le maniere forti per recidere i tentacoli mafiosi che avvolgono l’affidamento degli appalti esterni.

Se poi le “fiamme gialle” potessero usufruire dell’appoggio concreto delle Commissioni Parlamentari di Vigilanza e dell’Antimafia (ma forse a Rosy Bindi non si può chiedere l’impossibile, cioè di indagare sull’operato della sua “figlioccia” Tinni Andreatta), forse ce la potremmo fare a ripulire la Rai. (G. P.)

 

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