Il Comune di Roma fa scena muta sul finanziamento da 400mila euro all’Angelo Mai

Angelo Mai

Un imbarazzante silenzio assenso, quello opposto dal Comune di Roma, agli insistenti inviti a smentire la notizia che allo spazio culturale Angelo Mai siano stati elargiti e mai revocati 400mila euro per la ristrutturazione dell’area dove svolgeva la sua attività prima dello sgombero di marzo.
A rovinare la festa per la buona notizia del parziale dissequestro dello spazio (i sigilli restano invece all’ingresso dell’Osteria “da Pina”, (alias Giuseppa Vitale, considerata la leader delle occupazioni del Comitato popolare di lotta per la casa ndr) è stato un rapporto della Digos di Roma che informa del finanziamento erogato nel 2006 dal Campidoglio.
Il denaro sarebbe dovuto essere impiegato per la riqualificazione della superficie adiacente le Terme di Caracalla, ma come certificato dai Vigili Urbani in seguito ad un sopralluogo, nel 2009 l’area “appariva in stato di abbandono”. Per gli animatori dell’Angelo Mai, invece, i lavori potevano dirsi conclusi. L’11 giugno 2013, il giorno prima dell’elezione a sindaco di Ignazio Marino, l’architetto Susanna Polese si presentava davanti ai cancelli della struttura. La professionista era stata incaricata dal Dipartimento del Comune ad effettuare un sopralluogo in loco per determinare la stima dell’indennità da porre a carico degli assegnatari dell’immobile. Quel giorno l’architetto non fu fatto entrare, evidentemente qualcuno aveva qualcosa da nascondere. A pensar male, forse, una quota del finanziamento era stata distolta dalla ristrutturazione ed impiegata in altro modo.
Fatto sta che ancora ci si chiede, dopo la diffusione del documento della Digos, a che titolo sia stato concesso il cospicuo finanziamento ed il perché dell’omesso controllo della modalità con cui sono stati utilizzati i fondi e sono avvenuti i lavori di rifacimento. In una struttura, ricordiamolo, in cui a detta delle Forze dell’Ordine si svolgevano “attività di intrattenimento e somministrazione di alimenti e bevande in violazione delle norme di polizia amministrativa” ed in conflitto con “le norme sanitarie di tutela dei lavoratori e quelle a salvaguardia del diritto d’autore”.

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