Quelli che “la mafia non esiste”, negazionisti e riduzionisti d’Italia

Silvio Berlusconi, Roberto Maroni e Roberto Saviano

Da quando c’è la mafia c’è anche chi dice che la mafia non c’è. O meglio, che non esiste. O che comunque si trova altrove.

Totò Riina trovò pure il colpevole: i comunisti. Lo disse facendo nomi e cognomi in aula a Reggio Calabria, durante il processo per l’omicidio del giudice Antonino Scopelliti: “Sono i comunisti che portano avanti queste cose: il signor Violante, il signor Caselli da Palermo. C’è tutta una combriccola… loro portano avanti queste cose. Il governo si deve guardare da questi attacchi comunisti”.

Ma Riina non è stato il solo, con la differenza che se dal boss dei boss era normale aspettarsi certe parole, molto meno lo è quando a parlare sono personalità politiche, esponenti delle istituzioni o della Chiesa. Perché la tendenza al negazionismo o, nella migliore delle ipotesi, al riduzionismo, è sempre stata molto diffusa e lo è ancora oggi. Negli anni 60 e 70, per esempio, in Sicilia parlare di mafia era tabù. Tutt’al più, si diceva, esistono bande di pecorai, banditi locali, ma nessuna organizzazione criminale. Così un autorevole alto prelato di Palermo dell’epoca, il cardinale Ruffini, era persuaso che la mafia rappresentasse un’invenzione dei comunisti per colpire da DC e i suoi elettori, per prosciugarne il bacino elettorale. Che la mafia non esiste l’ha detto anche Marcello Dell’Utri, poi condannato a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa e ora in carcere a Parma.

Per Silvio Berlusconi, invece, la mafia esiste ma se ne dà una rappresentazione esagerata, per colpa della tv e di qualche libro. L’allora presidente del Consiglio lo disse nel 2010, margine della presentazione dei dati sulla lotta alla criminalità organizzata: “La mafia italiana risulterebbe essere la sesta al mondo, ma guarda caso è quella più conosciuta, perché c’è stato un supporto promozionale che l’ha portata ad essere un elemento molto negativo di giudizio per il nostro Paese. Ricordiamoci le otto serie della Piovra programmate dalle tv di 160 paesi nel mondo e tutta la letteratura in proposito, Gomorra e il resto”.

Insomma, colpa di Michele Placido e Roberto Saviano. In quello stesso anno Roberto Maroni, all’epoca Ministro dell’Interno, s’infuriò proprio con Saviano, che aveva denunciato in tv la presenza delle organizzazioni criminali anche Nord, pretendendo di andare in trasmissione a dire che non era vero niente. Venendo ai giorni nostri, l’ultimo a minimizzare è stato Silvio Alessi, candidato sindaco di Agrigento, il forzista che ha vinto le primarie del centrosinistra salvo essere poi scaricato dal Pd e candidato da Forza Italia: “La mafia? Non ne so parlare, non penso sia presente qui.

Ad Agrigento ci sono disagio sociale e microcriminalità, questo sì”. Insomma, sempre la stessa storia: la mafia non esiste e se proprio esiste è da un’altra parte!

2 Commenti

  1. Francesca promana pillitteri said:

    Negare la mafia on la cancella ne dimostra la capacità mimetica e di cooperazione della classe dirigente

  2. Matteo said:

    Il problema non sono i negazionisti, ma quelli che vedono la mafia dappertutto. Ci può essere delinquenza, ma dire che in Sicilia c’è la mafia dappertutto è da razzisti.

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