Gta: il videogame violento e vietato, ma in mano ai bambini

Gta videogame violento

Cresce il numero di giovani che visitano siti internet pornografici con gravi conseguenze di vari tipi. Grand Theft Auto è prodotto dalla Rockstar: vince chi uccide, ruba e violenta le donne. Genitori ed esperti in allarme per un gioco di simulazione come Gta, graficamente accattivante.

L’attività di traffico e spaccio di droga, lo sfruttamento della prostituzione e l’incitamento alla violenza possono costituire la principale trama di un videogioco per adolescenti? La risposta, al netto di inutili e ipocriti moralismi, dovrebbe essere no.

Si fa sempre più delicato il rapporto tra i giovani e la tecnologia: se da un lato cresce il numero di ragazzi che frequenta siti pornografici – con gravi conseguenze per la sfera sia affettiva che fisica – dall’altro ci sono dei videogame come Gta che incoraggiano modelli di comportamento e stili di vita negativi.

Il videogioco è prodotto dalla casa inglese Rockstar dei fratelli Sam e Dan Houser e si è notevolmente evoluto negli anni, sia a livello di contenuti che per quanto riguarda la grafica ottenendo ottimi risultati nell’ultimo episodio Gta V. Costato 265 milioni di dollari, in pochi giorni dal lancio sul mercato l’ultimo videogame della saga ha fatto guadagnare ai suoi produttori più di quattro volte quello che è costato per produrlo.

L’attività di traffico e spaccio di droga, lo sfruttamento della prostituzione e l’incitamento alla violenza possono costituire la principale trama di un videogioco per adolescenti? La risposta, al netto di inutili e ipocriti moralismi, dovrebbe essere no. Eppure Gta V, uno dei videogame per le consolle più vendute tra i giovani, si basa proprio su una serie di attività criminali finalizzate al conseguimento di punti. Più si spara, più si uccide e più si sale nella graduatoria di pericolosità della città che si deve “conquistare”. La classifica, poi, si scala più velocemente se tra le proprie vittime finiscono i poliziotti. Meglio ancora se vengono tirati fuori dalla volante e gli si prende a calci la faccia una volta uccisi. Tra le modalità di fare soldi, poi, c’è anche quella di appartarsi con una prostituta – consumare un rapporto sessuale – e, una volta finito, sottrarre alla donna i ricavi delle prestazioni. Anche qui c’è la possibilità di picchiare la donna, in un mix tra il divertimento e la missione del gioco che è guadagnare sempre più punti. La possibilità di trasformare una donna in un oggetto da sfruttare e maltrattare per la propria scalata all’interno del videogame dovrebbe far sorgere più di qualche dubbio in una società come la nostra sempre molto attenta a pericoli come il femminicidio. Invece nulla, sembra che Gta venga ampliamente tollerato.

A nulla servono le etichette adesive apposte sulla confezione del videogioco che indicano l’obbligo di essere maggiorenni. Quasi sempre i rivenditori non si fanno alcun problema a vendere Gta e di certo non si mettono a chiedere il documento di identità che accerti la data di nascita del giovane acquirente. Riflessione a parte meritano quei genitori che non si pongono problemi nel far contenti i propri figli ad ogni costo regalando loro il videogioco tanto ambito e, soprattutto, posseduto da tutti gli amichetti: se ce l’hanno tutti, perché non lo dovrebbe possedere anche la loro creatura? Molto spesso, poi, quando i genitori si separano ci sono un paio di conseguenze da non sottovalutare: tra padre e madre si crea una vera e propria competizione nel regalare e nel soddisfare di più i propri ragazzi, lasciati troppo spesso a giocare con i videogame o a navigare su internet in totale solitudine senza un adeguato sostegno.

“Chi gioca a Risiko allora dovrebbe diventare un dittatore che conquista il mondo” oppure “Non prenderò mai a testate i mattoni per vedere se escono i funghi dopo aver giocato a Super Mario” queste sono alcune delle osservazioni che alcuni estimatori di Gta hanno sollevato per rispondere alle critiche verso il videogioco. Peccato che sfugga l’interazione sempre più assidua tra tecnologia e adolescenti.

In particolare, l’ultima puntata della saga Gta, Grand Theft Auto è diventato un caso arrivato sui banchi del Parlamento. Proprio su segnalazione della pediatra Sabina Salvadori, la vicepresidente della commissione cultura della Camera Ilaria Capua ha inviato una lettera al presidente del Consiglio Matteo Renzi in merito alla pericolosità del videogame Gta.

“Mio figlio Francesco ha 11 anni e come tutti i suoi coetanei ama giocare ai videogiochi. Qualche tempo fa mi ha chiesto di comprargli un nuovo gioco per la Play Station: «mamma ti prego, è un gioco bellissimo, ce l’hanno tutti, adesso è appena uscita la nuova versione, mamma ti prego, si chiama GTA V, ti prego mamma me lo compri?» ha scritto Sabina Salvadori sul suo blog La 27ma Ora, ospitato nel sito del Corriere della Sera. La pediatra ha poi raccontato come stesse sul punto di acquistare il videogame per il figlio, quando un giorno ha partecipato a un’assemblea organizzata dall’istituto dove studia. L’incontro venne convocato per la divulgazione dei dati sul Progetto Pinocchio e la presentazione del nuovo libro del Prof. Galimberti – promotore di questo progetto – che si occupa dei problemi delle dipendenze nei giovani. Il questionario somministrato agli studenti aveva lo scopo di capire quanto siano informati o abbiano effettivamente già avuto esperienza di droghe, alcool, gioco d’azzardo, scommesse, fumo. “Ho deciso di andare alla conferenza perché ero curiosa di conoscere le risposte – ha raccontato Sabina Salvadori – Per fortuna! I risultati che emergono da questo lavoro sono inquietanti, quelli che noi consideriamo ancora i nostri bambini, troppo piccoli per poter neanche pensare che conoscano questi argomenti, sono in realtà molto più scaltri di noi e sanno un sacco di cose e hanno già fatto tante esperienze a nostra insaputa. È incredibile!”.

Proprio in quell’occasione la pediatra ha avuto modo di visualizzare alcune scene del videogioco Gta che ancora non aveva acquistato al figlio: “è un’istigazione alla violenza anche sessuale, al crimine e al femminicidio. Ci hanno fatto vedere un pezzetto di scena del gioco, senza audio: sconvolgente. Ci hanno fatto leggere i commenti di due ragazzini che godevano e ridevano e si compiacevano di avere ucciso una prostituta e di averle anche rubato i soldi che aveva appena guadagnato con una prestazione sessuale”.

Tra i motivi del successo di Gta, come di molti altri videogiochi, c’è la grafica. Ma, soprattutto, c’è la possibilità di interpretare un personaggio, qualcuno che è altro da sé, meccanismo che ha sempre affascinato l’uomo e che in fondo è alla base di spettacoli drammaturgici che da sempre animano il teatro o il cinema. Ovviamente la consapevolezze di dove comincia e finisce la vita reale o quella parallela, interpretata nel videogioco, è direttamente proporzionale all’età della persona. Chi è adulto sa – o almeno dovrebbe sapere – dove finisce il gioco; chi è più piccolo individua con difficoltà il confine tra mondo vissuto e quello giocato.

Ancora più pericoloso, poi, appare sottovalutare il fenomeno delle nuove dipendenze che vedono la connessione tra adolescenti e nuove tecnologie: tra queste possono essere elencate la dipendenza sessuale e quella che riguarda i social network o la navigazione su internet. Come abbiamo visto pochi giorni fa, i dati dell’Università di Padova sono eloquenti: otto ragazzi su 10 tra 18 e 20 anni visitano piattaforme web dedicate al porno. Inoltre, il 78% dei giovani è un frequentatore di siti online pornografici, con il 29% che li visita qualche volta a settimana e l’8% anche più volte al giorno.

Senso di emulazione dei più grandi, piacere della trasgressione (come violare le leggi o anche acquistare prodotti destinati solamente a chi ha compiuto la maggior età): videogame come Gta, venduti inopportunamente ai minorenni, possono rappresentare un pericolo di cui non se ne sente davvero bisogno.

 

Articoli correlati

7 Commenti

  1. Den said:

    Io sono un genitore che ha un figlio di 12 anni e uno 6… io ho comprato GTA V a mio figlio disperato perché stava diventando un pallino fisso… perché?
    Perché i suoi amichetti lo avevano tutti e soprattutto lo giocava a casa degli altri dove io non potevo esserci per fare almeno da filtro… non potevo fare la mia parte di educatore. Io conosco bene cosa ho comprato… ma almeno ora posso cercare di stare con lui e commentare ciò che vedo in quel videogioco… ho resistito 3 anni perché molti lo avevano in 4 elementare.
    Dire semplicemente ai genitori che c’è l’etichetta PEGI… è un po’ superficiale… scaricare tutta la colpa sui genitori è altrettanto superficiale… purtroppo arrivi ad un punto che sei quasi obbligato a comprarlo per poter fare almeno da filtro a ciò che altrimenti farebbero a casa di altri senza il tuo supporto. Poi succede che mio figlio diventa “un’altro” che ce l’ha… e probabilmente dovrò costringere ad un altro genitore che aveva resistito a doverlo comprare…
    E’ come i bollini rossi nei film… mi metti il bollino rosso e poi mi trasmetto alle 19 di sera su canali anche RAI film in cui si vedono scene di delitti afferrati e sanguinosi… mah… cosa me ne faccio di quei bollini rossi? Io cambio canale, ma il fatto stesso che c’er il bollino rosso attira tantissimo i miei figli che ogni volta si arrabbiano per il fatto che ho cambiato canale… si certo ho fatto il genitore… ma di certo il “sistema” non mi ha aiutato a farlo perché aumentano tantissimo le occasioni di capricci! In casa ci ritroviamo sempre ad essere arrabbiati…
    Cosa dovrei fare? Qualcuno potrebbe dire… non comprare la TV… e risolvi il tuo problema… vero?
    No … purtroppo bisognerebbe dare una mano ai genitori e mettere delle etichette o dei pallini rossi non è la soluzione.
    Ora ho un nuovo problema in casa… il bambino di 6 anni… che vede giocare suo fratello e che ora è più appassionato lui di quel gioco che il fratello grande… ogni giorno è motivo di litigi e capricci…Credo che si possa divertire anche con altri videogame senza per forza arrivare a questi eccessi… presumo quindi che l’unico motivo di inserire questi eccessi, sia… fare soldi… bravi… avete fatto centrato l’obbiettivo, ma di certo non avete aiutato i genitori a fare i genitori.

    • Gianni said:

      Mi sono trovato nella stessa situazione con un figlio di 12 anni ed una di 8 anni ed ho fatto lo stesso ragionamento. Alla fine l’ho comprato per poterlo controllare. Non so se ho fatto la cosa giusta ma è davvero difficilissimo oggi confrontarsi con i figli. Lo stesso problema l’ho avuto con il cellulare.

  2. Mattia said:

    Che bello parlare male di una cosa SENZA averla mai provata!
    Tanto questo è giornalismo,no?
    Continuare a ribadire che i videogiochi sono uno strumento del Diavolo per far diventare piccoli i delinquenti quando i veri delinquenti potrebbero essere i genitori.
    Non sapete nemmeno che un metodo per riconoscere i giochi dai 3 anni in su o per quelli dai 18 in su.
    Parlate di una cosa senza sapere perché funzioni o com’è fatto.
    Vi vogliamo radiati dall’albo dei giornalisti.

  3. Enrico Panebianco said:

    Grand Theft Auto è un videogioco che simula l’attività illegale e la criminalità, io lo reputo un bel videogioco visto la mia veranda età. Ma è altamente sconsigliato per i bambini o ragazzini sia per la violenza e per il fattore dei colori(falsi) che possono portare anche a delle crisi epilettiche. Ma la colpa non è di loro cioè dei ragazzini che ci giocano, ma dei genitori indaffarati che non si appassionano di videogiochi per poi approvarli oppure sconsigliarli hai propri figli. (PS: purtoppo io non dispongo di Grand Theft Auto V sul laptop, “..quanto darei per pestare a morte ‘il mimo’ su Grand Theft Auto V, lo farei tante di quelle volte che sè io fossi sul multiplayer online, gli altri utenti sicuramente mi scambierebbero per un ‘EASTER EGGS’ del videogioco stesso…”) in conclusione, il mio giudizio finale sulla serie Grand Theft Auto non porta nessuna violenza tranne che per i mimi.

  4. max said:

    ma a che serve comprarlo quando lo trovi su amazon e te lo compri in perfetto aninomato ..

  5. Dani Rava said:

    Ma scherzate o cosa? Personalmente io non ho mai giocato a GTA ma miei amici si e quando li ho visti giocare, bene, non c’era niente di strano, sinceramente i bambini che giocano a questo gioco dovrebbero al massimo essere supervisionati e poi dubito che un bambino abbia, da solo, la possibilità di comprarsi un videogioco vietato ai minori e perciò concludo, signora sabina che lei stava per regalare a suo figlio quel gioco, e sempre lei non era ben informata su di esso e questo e vergognoso, e colpa sua, non dei produttori che hanno ESPLICITAMENTE mostrato il minimo di etá, e vorrei aggiungere che questo con videogioco bisogna adottare le stesse precauzioni che con un film, se io avessi un figlio di 11 anni non gli regalarsi un film come l’esorcista o non aprite quella porta ma lei a quanto pare, senza sapere di cosa si tratta,da vera idiota va a regalare a suo figlio un gioco che non è adatto alla sua età e poi si lamenta della società che lo ha prodotto

  6. Gianluca Milazzo said:

    Siamo seri? Davvero avete avuto il coraggio di scrivere queste cose? Intanto avete iniziando male dicendo che GTA V è un gioco per “adolescenti” cosa che non è assolutamente vera essendo presente il PEGI 18+. Poi vorrei capire, dove li vedete i “punti”? La trama è caratterizzata e diversificata per ogni personaggio e non bisogna andare a caso ad uccidere gente e a compiere crimini come l’ignoranza popolare, voi compresi, continua a ripetere. Solite cazzate dette da professoroni che un videogioco non l’hanno mai davvero provato.

*

Top