Maradona rinviato a giudizio: ha “offeso” Equitalia

Diego Armando Maradona

Diego Armando Maradona aveva definito Equitalia “un ente ingiusto e prevaricatore“. Da qui la denuncia di diffamazione per la campagna stampa “denigratoria”. E il Gup di Roma Chiara Giammarco ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio. Il processo comincerà il 19 luglio 2016.

El Pibe de oro è accusato di aver rappresentato Equitalia come “un ente ingiusto, prevaricatore e volto a esasperare le difficoltà economiche dei contribuenti meno abbienti, definite vittime del sistema fino ad essere condotti al suicidio“.

Queste le parole che l’ex numero 10 ha usato durante alcune dichiarazioni (tra interventi pubblici e interviste alla stampa) nei confronti dell’ex presidente Attilio Befera, nel 2012. Il giudice ha deciso per il rinvio a giudizio.

Maradona lamentava “di essere vittima di una strumentale persecuzione da parte di Equitalia sulla base di documentazione falsa e di procedure irregolari che lo aveva portato vicino a gesti irreparabili, come accaduto ad altre persone”.

L’ovvio riferimento è al contenzioso fiscale che lo vede da anni in disputa con l’Erario per un presunto debito tributario pari a circa 40 milioni di euro.

Equitalia afferma che le parole di Maradona non solo sono lesive della sua reputazione ma sono anche gratuite e non dimostrate. E soprattutto hanno “alimentato anche quel clima di aggressione che si è creato attorno all’Ente culminato con una serie di gravi attentati ai danni della dirigenza e del personale“.

Il giudice – dicono Sergio Pisani e Damiano De Rosa, difensori degli imputati (anche l’avvocato di Maradona, Angelo Pisani, è stato rinviato a giudizio) – non ha voluto tener conto delle nostre istanze sulla competenza territoriale. Il giudice naturale è quello dove viene stampato il giornale su cui è presente l’intervista. In questo caso Cassino. Abbiamo depositato al giudice la sentenza della Commissione tributaria che scagiona completamente Maradona dalle sue pendenze e quindi le sue dichiarazioni, seppur aspre nei toni, rientrano in un alveo di legittimità“.

 

 

 

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