Lupi sbrana Delrio: continua lo scontro sulle grandi opere

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Graziano Delrio e Maurizio Lupi (D) durante la conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri sull'Imu, Roma, 28 agosto 2013. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Duro scontro all’interno della maggioranza di governo: la guerra tra l’ex ministro alle Infrastrutture Maurizio Lupi e il sottosegretario che lo ha sostituito, Graziano Delrio, coinvolge sempre di più le grandi opere del nostro Paese.

All’origine dell’accesa lite che si è scatenata due giorni fa subito dopo il question time a Montecitorio, ci sono varie cause. La prima riguarda l’interrogazione parlamentare sullo stop ai lavori della bretella autostradale Valdastico Nord (Vicenza-Trento) firmata da quattro parlamentari del gruppo di Lupi, Alleanza Popolare. I deputati – secondo il Fatto Quotidiano – se la sarebbero presa con Delrio, colpevole di aver fatto valere l’opposizione della provincia autonoma di Trento contraria ai lavori, mentre l’ex ministro Lupi attivò tutte le procedure previste dalla Legge Obiettivo per superare d’autorità le resistenze degli enti locali.

L’iniziale sblocco della bretella aveva fatto esultare la candidata del Pd alla presidenza della regione Veneto, Alessandra Moretti: in un tweet annunciava entusiasticamente l’avvio di un’opera attesa da oltre dieci anni. Secondo gli esponenti di Alleanza Popolare, il no di Delrio sarebbe dettato dal favorire l’altra autostrada, la A22 del Brennero, che da Vicenza bisogna prendere a Verona e che tra gli azionisti annovera la provincia di Reggio Emilia, città tanto cara a Delrio che ne è stato sindaco.

Non solo. Lupi se l’è presa anche per revoca della nomina di Francesco Musci (sponsorizzata dall’ex ministro alle Infrastrutture), alla presidenza del Consiglio superiore dei Lavori pubblici, sul quale però pendeva una richiesta di rinvio a giudizio della Procura di Brindisi. A differenza di Musci, dopo lo scandalo del sistema Incalza, è rimasto al suo posto nella Struttura tecnica di missione Paolo Emilio Signorini, ex capo del Cipe. Si è poi scoperto che Signorini aveva le paganze pagate da Giovanni Mazzacurati, re del Mose, ma risulta – secondo le denunce dei No Tav – che sempre Signorini sia il membro designato dal ministero per il consiglio d’amministrazione della Telt, la società mista italo-francese per la realizzazione della linea ad alta velocità Torino-Lione.

A credere alle Grandi Opere, in Italia, sono rimasti davvero in pochi.

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