Sbarchi migranti: le contraddizioni di Gentiloni e la fuga francese

paolo gentiloni flussi migranti

Cambiamenti in vista per quanto riguarda la gestione dei flussi migratori: ma tra le quote dei migranti da redistribuire nei paesi europei e le modalità di intervento sulle coste libiche, la confusione regna sovrana.

È apparsa sul Corriere della Sera di sabato scorso l’intervista al ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni: una di quelle interviste eseguite in ginocchio, in cui chi ha avanzato le domande non ha avuto modo (o il coraggio) di evidenziare la contraddizione presente immediatamente già nella prima risposta. Gentiloni, infatti, riportando il comunicato finale dell’ultimo Consiglio europeo ha spiegato come l’intervento per fermare e distruggere le imbarcazioni non sarà un’occupazione boots on the ground, ovvero con l’impiego di forze militari sul terreno. Neanche qualche riga dopo lo stesso ministro parla di operazioni navali di sequestro e confisca in mare dei mezzi e incursioni mirate sulle coste. Facendo intendere, quindi, lo svolgimento di operazioni che violeranno le acque territoriale da parte dei mezzi impiegati. E meno male che, secondo l’intervistatore, Paolo Gentiloni “è attento nell’uso delle parole”.

Proprio sul ruolo delle imbarcazioni e sul pietismo suscitato dai migranti puntano tutto le organizzazioni terroristiche che infiltrano i propri miliziani nei “viaggi della speranza”, soprattutto l’Isis. “Sanno che la polizia non sa distinguere un terrorista da un profugo” sono le parole – riportate dal Tempo – del ministro dell’Informazione di Tobruk, Omar al Gawari. Ma questa è solo l’ultima conferma di una serie di allarmi già scattati nei mesi scorsi: i trafficanti di merce umana che operano nel Nord Africa, ricevono il permesso di portare avanti il loro lavoro proprio dall’Isis, in cambio della metà dei compensi.

In questa delicata partita contro il terrorismo l’Italia gioca un ruolo delicato con le migliaia di sbarchi diretti sulle nostre coste. E mentre i trattati di Dublino (che abbiamo denunciato più volte, leggi qui e qui) sembravano andare in soffitta con l’ultimo piano varato dalla Commissione Juncker – che finalmente redistribuiva le quote di migranti da assegnare ai vari paesi – è arrivato il passo indietro della Francia. L’eventuale arrivo di migranti decisi dall’Europa sarebbe un enorme regalo politico ai partiti di Marine Le Pen e Nicolas Sarkozy, per questo il premier Manuel Valls, d’accordo con François Hollande, ha rifiutato ogni ipotesi di quote da ricevere.

Ma la Francia non è nuova a certi atteggiamenti. Leggi qui La Francia accusa: dall’Italia arrivano terroristi travestiti da migranti

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