Shopping online, il sito Alibaba “vende prodotti contraffatti”

√ą il sito di e-commerce cinese pi√Ļ grande del mondo. Ora, Alibaba, rischia una condanna penale per avere ospitato nelle sue vetrine virtuali prodotti contraffatti. Ma la multinazionale francese Kering (cui fanno capo le griffe come Gucci, Yves Saint Laurent e Balenciaga) ha chiesto un maxi risarcimento danni, “ancora da quantificare”.

Migliaia di falsi venduti per pochi spiccioli. Un esempio per tutti: una borsa¬†Gucci da 795 dollari venduta¬†al massimo¬†a cinque dollari.¬†L’accusa √® quella di ¬ęincoraggiare, assistere e trarre consapevolmente profitto dalla vendita di prodotti falsi¬Ľ.

Oltre al maxi risarcimento, il colosso online fondato da Jack Ma rischia anche una condanna penale per violazione delle leggi sul commercio e favoreggiamento di traffici illegali e di criminalità organizzata.

Un portavoce di Alibaba ha difeso l’azienda sottolineando¬†come il gruppo continui a collaborare con numerosi brand per aiutarli a proteggere i loro diritti di propriet√† intellettuale. ¬ęAbbiamo alle spalle una forte storia che dimostra questo. Sfortunatamente il gruppo Kering ha scelto la strada di una dispendiosa azione legale invece di una cooperazione costruttiva. Crediamo che tale denuncia non abbia alcun fondamento e la contrasteremo con forza¬Ľ.

L’azione legale √® stata presentata alla corte federale di Manhattan.

Nel 2013 Alibaba ha gestito beni per 250 miliardi di dollari, pi√Ļ di eBay e Amazon messi insieme. E nel¬†nel settembre scorso sbarc√≤ a Wall Street con¬†un’ipo da¬†25 miliardi di dollari.

Di qualche settimana fa la notizia che¬†Alibaba avrebbe mandato a Milano alcuni suoi manager per lavorare al progetto E-Marco Polo¬†(con Intesa e Unicredit),¬†iniziativa che si pone l’obiettivo di agevolare¬†l’ingresso delle imprese italiane nel mercato cinese e a promuovere i prodotti del “Made in Italy”. Inoltre, secondo indiscrezioni,¬†starebbe per nascere nell’area di Malpensa¬†un centro logistico per i prodotti italiani destinati al mercato cinese¬†in joint venture tra Alibaba e un’azienda¬†italiana non ancora nota.

Sar√† meglio che si faccia chiarezza quanto prima sulla vicenda, prima di dare un duro colpo anche al “Made in Italy”.

 

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