Precettazione pro clandestini: ecco le quote dei Comuni

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Siamo alla colonizzazione forzata: i Sindaci dei Comuni italiani sono costretti dal Viminale ad accogliere i clandestini, spesare il loro vitto e alloggio, lasciando i propri cittadini in mezzo a una strada.

La circolare del ministero dell’Interno è chiara: i Comuni sopra i 300 abitanti e sotto i mille devono ospitare un rifugiato (guai a chiamarlo immigrato o clandestino). A salire, quelli con più di mille cittadini devono ospitare due rifugiati, oltre i quattromila devono ospitare sei rifugiati. Capito? Devono ospitare, cioè sono categoricamente obbligati, non possono mica rifiutarsi.

La piaga dell’accoglienza dei migranti rappresenta al meglio l’abbandono dello Stato italiano verso i propri figli: è un processo di insediamento forzato, calato dall’alto e che, soprattutto, non tiene conto delle necessità dei Comuni condannati ad accogliere.

I soldi per “mantenere” obbligatoriamente i clandestini arrivano dallo Stato. La somma che i Comuni riceveranno è quella degli ormai famosi “35 euro” per rifugiato. Circa mille euro al mese da utilizzare per fornire tre pasti al giorno.

Da questa cifra, poi, vanno tolti quelli per ospitare il rifugiato in una struttura idonea sempre secondo gli ordini imposti dalla circolare. Cosa s’intende per “struttura idonea”? E se i Comuni fossero sprovvisti di tali strutture, dove devono ospitare i clandestini? Con tutta probabilità dovranno requisire appartamenti e monolocali, con buona pace delle giovani famiglie che neanche riescono a pagarsi il mutuo. E poi, in assenza di lavoro, come devono essere integrati i nuovi arrivati?

L’allarme si è ovviamente diffuso trai vari paesi alle porte delle principali città italiane. È il caso di Trezzano sul Naviglio, in provincia di Milano che conta 19.096 abitanti e che secondo calcoli approssimativi dovrà accogliere circa settanta clandestini. Nella provincia di Roma, dove negli ultimi mesi i comitati dei cittadini si sono opposti all’arrivo di immigrati, si sta consumando un vero e proprio rimpallo di responsabilità tra amministrazioni comunali e Prefettura per l’accoglienza di eventuali “ospiti”. Una delle strutture finite nella lista dell’accoglienza, un capannone industriale a Formello, è stato ritenuto “non idoneo” dal sindaco, ma non è escluso che una decisione d’urgenza del Prefetto la trasformi in “ostello” per clandestini. Stessa situazione di allerta nei paesi in provincia di Torino: 700 migranti sono stati destinati al Piemonte. Circa 280 di loro sono riservati a quest’area, gli altri 420 nelle strutture presenti nel resto della regione messe a disposizioni dalle varie associazioni.

Non solo Sicilia, dunque: il fenomeno dei flussi migratori di portata internazionale sta per coinvolgere inesorabilmente anche i piccoli nuclei abitativi, un tempo feudi di pace e tranquillità. E chissà che le ripercussioni di questa situazione non si avranno già domenica, con il voto delle elezioni regionali.

 

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