Cent’anni dopo la Lazio all’assalto del suo terzo scudetto (quello del 1914-15)

La Lazio è campione d’Italia e conquista il suo terzo (in realtà il primo) scudetto. No, non stiamo parlando di un sogno e non siamo nemmeno su “Scherzi a parte”. Stiamo parlando di una possibilità.

Il titolo in questione è quello del 1914-1915 che, visto lo scoppio della prima guerra mondiale, la Figc assegnó al Genoa praticamente d’ufficio. Ed è proprio su questo punto che “Il Tempo” ha lanciato questa mattina la campagna per l’assegnazione del terzo scudetto biancoceleste.

“Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio dei primi fanti il 24 maggio”, così ha esordito il quotidiano romano. “Per molti è semplicemente la Canzone del Piave, per altri rappresenta l’inno patriottico dell’interventismo italiano nella prima guerra mondiale, per lo sport nazionale, tuttavia, costituì puranche la colonna sonora dei titoli di coda che scorsero su ogni attività agonistica della stagione 1914/1915″ .

Il 23 maggio 1915, infatti, la FIGC, convinta dal Governo, decreta “l’immediata sospensione del campionato”. Ma cosa c’entra questo con lo scudetto della Lazio? C’entra eccome. Perché all’epoca, prima dello stop forzato, i biancoclesti, dopo aver già brillantemente superato la prima fase di qualificazione, erano saldamente in testa al girone dell’Italia Centrale. Mancava un solo turno, che la prima squadra della Capitale avrebbe dovuto disputare in casa contro il Lucca, ultimo in classifica.

“La situazione era la seguente: Lazio 8, Roman 6, Pisa 6, Lucca 0”.

Si può ragionevolmente presumere che la Lazio, effettivamente, si sarebbe potuta giocare di lì a poco la finalissima nazionale, perché con ogni probabilità non sarebbe mai stata raggiunta dal Roman e certamente il suo cammino non sarebbe stato impensierito dai principianti napoletani. Il campionato era diviso in due gironi. Nell’altro, quello dell’Italia Settentrionale, il Genoa, già campione d’Italia per ben sei volte, era in testa alla classifica, che recitava Genoa 7, Torino, 5, Internazionale 5, Milan 3. Al momento della sospensione bellica,i grifoni non potevano però ritenersi affatto sicuri di aggiudicarsi il campionato. C’era la finale con la Lazio da disputare. Ma la Figc assegnava lo scudetto alla squadra di Genova, senza tenere minimamente in considerazione che anche la Lazio fosse arrivata prima nel girone centro-meridionale. Il motivo è da ricondurre al divario che esisteva all’epoca tra le squadre del nord e quelle del sud, che negli anni precedenti non erano mai riuscite nell’impresa di vincere lo scudetto. La Lazio veniva così ignorata e il titolo assegnato basandosi solo sull’andamento dei campionati precedenti. Proprio su questo punto si fonda la possibilità del club biancoceleste di inoltrare una richiesta formale alla Figc per rivedere la decisione e decretare lo scudetto, condiviso col Genoa, alla Lazio.

In merito si è pronunciato anche il direttore Guido Paglia, con il suo fogliettone di prima pagina sul “Tempo”.

“Il ragionamento non fa una grinza: quello scudetto ci spetta. Ed è inutile mettersi a ridere perché nel Centenario della Grande Guerra ci devono essere solo celebrazioni molto più importanti. Le regole c’erano e l’assegnazione “ex aequo” doverosa. Tanto è vero che, pochi anni più tardi, scattò senza che a nessuno sia mai venuto in mente di mutilare i “palmares” di quelle società più fortunate.

Nulla contro il Genoa, per carità. Ma i diritti della Lazio a vedersi riconoscere quello che sarebbe stato il primo tricolore della sua storia, non si discutono. E bene ha fatto “Il Tempo” a ricordarlo e a lanciare l’assalto per ottenerlo. Lo strapotere nordista del calcio di cent’anni fa, merita un’aggiustatina.

Non è una battaglia di retroguardia, ma una questione di principio. E bene farebbe il presidente Claudio Lotito a far pesare una buona volta la bilancia della giustizia sportiva dalla parte biancoceleste. Oltretutto, alla faccia della Roman (così si chiamava già allora la seconda squadra della Capitale…”

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