Dopo Gaudio e Miss Ateneo, quei valori perduti dell’Università

Eugenio Gaudio con una Miss e lo sponsor LaCLINIQUE

Visti i recenti fatti di cronaca, riguardanti l’università La Sapienza di Roma, c’è da dirsi amareggiati riguardo la evidente degenerazione dei valori accademici che dovrebbero contraddistinguere il luogo in cui si coltiva il sapere.

Un tempo il “Magnifico Rettore” dell’Università era un figura istituzionale che rappresentava la dedizione allo studio, il rigore e la competizione intellettuale. Dimenticate tutto. Perché il Rettore oggi è un po’meno “Magnifico” e a quanto pare rappresenta un altro genere di competizione: quella sulle passerelle.

Stiamo parlando di Eugenio Gaudio rettore della più grande università d’Europa: La Sapienza di Roma. L’illustre docente lo scorso 6 maggio ha presieduto la giuria di “Miss Università” tenutasi al Billion di Roma, una sala giochi. E non è finita qui. Cos’avrà vinto la più bella dell’ateneo? Una borsa di studio? Una riduzione delle tasse universitarie? Uno stage in qualche azienda? No. Poiché lo sponsor ufficiale dell’evento era LaCLINIQUE, “prima organizzazione italiana di specialisti in chirurgia e medicina estetica”, a tutte le partecipanti è stato regalato un coupon omaggio presso la loro sede di Roma Eur.

Senza ribadire quanto detto dal gruppo di docenti e ricercatrici (che hanno presentato una petizione formale per chiedere le scuse pubbliche e le dimissioni di Gaudio) e prendendo le distanze dalle studentesse femministe, che hanno gridato a gran voce contro la strumentalizzazione del corpo della donna neanche fossimo nel ’68, una riflessione è d’obbligo.

L’università dovrebbe essere il “tempio del sapere”, un luogo a cui portare rispetto come se fosse di culto, un posto in cui le giovani menti si riuniscono per elevarsi e per diventare la classe dirigente del futuro. Almeno questo ci suggeriscono le scritte in latino incise sulle mura delle facoltà. Belle parole di cui si riempiono la bocca i docenti nella giornata inaugurale dell’anno accademico. Parole al vento però.

E’ palese la vertiginosa caduta di stile a cui stiamo assistendo. Abbiamo già parlato della vergognosa “Notte Bianca alla Sapienza” organizzata all’interno della città universitaria che più che una festa si è rivelata un rave a base di “… cocaina, ketamina e pasticche”. Poi il rettore dell’università che invece di promuovere le eccellenze del proprio ateneo elargisce sconti sugli interventi di chirurgia estetica, tra una slot machine e una roulette. Dall’altra parte una minoranza di studentesse che coglie la palla al balzo per una ridicola quanto inutile crociata sessista contro questo genere di eventi. Ma dove siamo? Sembra un talk show della domenica pomeriggio piuttosto che un dibattito sull’università italiana. Poi ci si lamenta della fuga di cervelli e della carenza di iscrizioni negli atenei italiani. Ma come si fa a credere ancora nel prestigio di questi?

Decidiamo di intraprendere un percorso di studi faticoso e spesso sacrificante, sosteniamo esami da milioni di pagine, ripetiamo ad alta voce il pensiero dei grandi pensatori del passato e le leggi che ci governano . Tutto questo per vederci il giorno della laurea con il capo coperto da una corona d’alloro (e non quella da reginetta di bellezza) che dovrebbe rappresentare tutta la “sapienza” che abbiamo appreso e che siamo pronti a mettere in pratica. Ma come si fa quando chi dovrebbe guidarci è il primo a “perdere la retta via”?

Articoli correlati

*

Top