Carceri, un detenuto su tre ha l’epatite (e chi ha l’Hiv spesso non lo sa)

Gli infettivologi lanciano l’allarme: la situazione sanitaria delle carceri italiane è sempre peggio. Due detenuti su tre sono malati. Di questi il 48% è affetto da una malattia infettiva. Uno su tre ha l’epatite (i sieropositivi invece sono in diminuzione).

Questo è quanto emerge dall’indagine della SIMSPe, la Società italiana di medicina e sanità penitenziaria che si occupa della tutela della salute dei detenuti.

A dare i dettagli è Sergio Babudieri, docente di Malattie infettive all’Università di Sassari: «La peculiarità della medicina penitenziaria è che anche le persone che sono sane ricadono sotto la giurisdizione del magistrato di sorveglianza che ha la responsabilità della loro salute. Per sapere che una persona non è malata è necessario comunque un atto medico. Quindi stiamo parlando di 60mila persone giornalmente in carcere e di circa 100-110mila che sono transitate nel sistema penitenziario italiano nel corso di ogni anno: una popolazione simile ad una media città italiana che ha una serie di forti esigenze in tema di salute».

Dunque su 60mila persone, almeno una patologia è presente nel 60-80% dei casi: le malattie infettive sono quelle più diffuse, seguono i disturbi psichiatrici (32%), le malattie osteoarticolari (17%), quelle cardiovascolari (16%), problemi metabolici (11%) e dermatologici (10%).

I numeri dei sieropositivi sono in diminuzione ma, secondo l’SIMSPe,  il tasso di trasmissione stimato dalle persone Hiv+ consapevoli si aggira tra l’1.7% e il 2.4%. Di quasi 6 volte superiore è quello stimato dalle persone Hiv+ inconsapevoli, che raggiunge anche il 10%.

«In carcere – sottolinea il prof. Babudieri – si concentrano persone che hanno comportamenti di vita che sono a rischio dell’acquisizione di una serie di malattie non solo infettive, ma anche di tipo metabolico, come ad esempio obesità, fumo, alcolismo. Da ciò si evince evidentemente che il carcere è un ambito in cui la sanità pubblica può più facilmente intercettare persone che, una volta invece diluite nella popolazione generale, è più difficile incontrare».

 

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