Strasburgo, niente diffamazione al giornalista che riporta frase dell’accusa

Lo ha stabilito con una sentenza la Corte dei diritti dell’Uomo di Strasburgo: il giornalista che riporta una vicenda giudiziaria di interesse generale, riproducendo frasi di un atto di accusa, senza ricordare che essa proviene da documenti degli inquirenti, non commette diffamazione.

Dunque l’articolo è scritto nel rispetto delle regole deontologiche. E, qualora il giornalista fosse condannato a seguito dell’assoluzione della persona citata nell’articolo sarebbe una violazione dell’articolo 10 della Convenzione dei diritti dell’uomo che assicura il diritto alla libertà di espressione.

Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo, con la sentenza Hlynsdottir, dopo la vicenda di una giornalista islandese che aveva riportato l’indagine nei confronti di un uomo accusato di traffico di cocaina.

L’articolo “incriminato” era corredato dalla fotografia e, riportando le frasi dell’atto di accusa, il titolo lo indicava come “trafficante”. Dopo l’assoluzione, l’uomo aveva querelato la giornalista che, insieme all’editore, è stata condannata per diffamazione. La donna, dopo aver pagato una sanzione, ha però fatto ricorso a Strasburgo.

E la Corte europea le ha dato ragione, non solo accertando la violazione della libertà di stampa da parte dell’Islanda, ma anche disponendo la restituzione della somma pagata dalla giornalista come sanzione, più un indennizzo di 4mila euro per lo stress che la reporter ha subìto a seguito del procedimento contro di lei.

Per la Corte europea, la giornalista aveva agito in modo deontologicamente corretto, riportando una questione giudiziaria di interesse generale. Le autorità hanno considerato l’articolo nel suo insieme stabilendo che nel testo era evidente che il procedimento era ancora in corso e che non vi era stata una condanna. Di nessun rilievo l’assoluzione del presunto diffamato dopo la pubblicazione.

Spetta solo al giornalista stabilire se, nel riportare frasi dell’atto di accusa, sia necessario indicare espressamente l’atto e utilizzare ulteriori precauzioni, ricordando a chi legge che si tratta di affermazioni estrapolate dagli atti degli inquirenti. Inoltre, proprio perché sono stati utilizzati documenti ufficiali come base dell’articolo non è necessario verificare le fonti, in quanto già identificate.

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